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26/08/2018

Cup, duecento euro in meno agli operatori

Il Tempo - Antonio Sbraga

La protesta I sindacati hanno proclamato lo stato d'agitazione per il 3 settembre e scenderanno in piazza
Dal 1 settembre busta paga «più leggera» per duemila dipendenti La gestione delle prenotazioni Da anni è esternalizzata e l'appalto è passato di mano Gara da 71 milioni Comprende anche gli sportelli di aziende sanitarie e ospedaliere
• Amaro «September morn» per i duemila operatori dei Cup del Lazio: dal primo mattino del mese prossimo, infatti, perderanno «circa 200 euro netti» in busta paga. I sindacati hanno proclamato lo stato d'agitazione e il 3 settembre «protesteremo in piazza Oderico da Pordenone a Roma contro l'indifferenza dell'amministrazione regionale, per tutelare le famiglie e la qualità dei servizi ai cittadini». Ossia quelli riservati per la prenotazione ed il pagamento delle prestazioni sanitarie nei vari poliambulatori, distretti ed ospedali della Regione: da anni sono esternalizzati con appalti che stanno per cambiare gestione. In un verbale di accordo, sottoscritto in Regione il 28 novembre scorso, le parti avevano convenuto «di individuare strumenti e modalità atti a salvaguardare i livelli occupazionali e salariali del personale coinvolto». Ora, invece, «al contrario di quanto sottoscritto nelle intese con la Regione, gli aggiudicatari dei bandi di gara non riescono a garantire salari e posti di lavoro - denunciano i segretari regionali di Cgil, Cisl e Uil Natale Di Cola, Roberto Chierchia e Sandro Bernardini- Dalla Regione Lazio nessun rispetto per le persone e pergliaccordi. Pretendiamo il rispetto dei patti livelli occupazionali e retributivi non si toccano. Nonpermetteremo che si continui a giocare con il futuro professionale e personale dei lavoratori. Nè che servizi primari per le persone come i centri di prenotazione siano messi a rischio. Vogliamo avere soluzioni certe in una vertenza che riguarda 2.000 dipendenti e che dura ormai da due anni». A spiegare le conseguenze dirette che subiranno gli operatori ci pensa Valentina, 39 anni, in servizio attualmente nell'Asl Roma 3 con «un contratto di IV livello del Ccnl commercio. Con il cambio appalto la società entrante pretende di farmi svolgere lo stesso lavoro con le stesse mansioni ma con un contratto multiservizi 3° livello o Cooperativa. Con questa differenza contrattuale mi trovo a perdere circa 200 euro netti mensili e ciò mi sembra veramente inaccettabile. In più, nel contratto sono inserite clausole assolutamente incostituzionali e illegali quali una flessibilità non pattuita né pagata, l'assurdo divieto di svolgere altri impieghi». E in Consiglio regionale il presidente della Commissione Sanità, Giuseppe Simeone (FI), chiede «chiarezza e rispetto degli impegni assunti. Chiedo a Zingaretti, all'assessore D'Amato, al segretario generale, Tardiola, e all'assessore regionale al lavoro, Di Berardino, di non voltarsi dall'altra parte ma di convocare immediatamente tutte le sigle sindacali per dare certezze ai lavoratori che con il proprio impegno assicurano ogni giorno l'erogazione di servizi ed assistenza fondamentale agli utenti della sanità del Lazio». Anche Fabrizio Santori (Lega) chiede «chiarezza in merito all'appalto da 71 milioni di euro che comprende anche gli sportelli di 13 aziende sanitarie e ospedaliere già oggetto dell'inchiesta Mafia Capitale. No alle condizioni da fame, prendere o lasciare, e alle prepotenze inaudite come la cancellazione degli scatti di anzianità e il rapporto di esclusività per i contratti part time». ©riproduzione riservata

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