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11/09/2018

«Contro il dissesto si premiano sempre i Comuni spreconi»

Eco di Bergamo - luca bonzanni

La polemica Caduti nel vuoto gli appelli al Viminale per cambiare le regole di assegnazione dei fondi «Il nuovo decreto privilegia gli enti spendaccioni»
Una beffa, un'altra volta: si premieranno i Comuni «spendaccioni» o in dissesto, non quelli virtuosi. E non certo per tematiche di poco conto: in ballo c'è la messa in sicurezza del territorio. Il 29 agosto, il Ministero dell'Interno ha pubblicato il testo del nuovo decreto che permette ai Comuni di chiedere fondi per interventi riferiti a opere pubbliche di messa in sicurezza degli edifici e del territorio. Un aiuto importante, perché per il 2019 - ma le richieste vanno presentate entro il 20 settembre di quest'anno - sono messi sul piatto 300 milioni di euro, con contributi potenziali fino a cinque milioni per il singolo Comune.

Il problema, però, denunciano gli amministratori locali, è nei criteri che formeranno le graduatorie di assegnazione: sono infatti favorite le Amministrazioni con i conti in disordine. Il risultato sarebbe quindi lo stesso che si rilevò ad aprile, quando furono pubblicate le «classifiche» per i contributi relativi al 2018 (150 milioni complessivi) e i sindaci bergamaschi scoprirono di essere stati esclusi, in favore invece di realtà come Monteforte Irprino (Avellino) con un disavanzo di 11 milioni di euro.

Dopo le proteste di primavera, gli amministratori tornano ad alzare la voce. «Non è cambiato nulla, nonostante una mobilitazione trasversale - recrimina Fabio Bonzi, sindaco di Dossena -. Si tratta di fondi che permetterebbero di mettere in sicurezza territori a rischio idrogeologico, risorse preziose, eppure si vanno a premiare enti che hanno gestito male i propri bilanci. Non mi pare giusto: ad aprile, quando uscì la prima graduatoria, pensavo non fosse vera. A questo punto, non conviene neanche far domanda per i contributi. Lo faremo comunque, certo, perché le necessità sul territorio ci sono, ma i criteri sono sbagliati».

«Ormai siamo rassegnati - concorda Jonathan Lobati, primo cittadino di Lenna -: chi lavora bene viene penalizzato a discapito di chi ha buchi in bilancio. E in questo decreto si raggiunge l'apoteosi: vengono premiati i Comuni con poche risorse, e questo potrebbe anche essere comprensibile, ma soprattutto quelli in disavanzo. Comuni gestiti male potranno avere cinque milioni di finanziamento, noi virtuosi invece siamo in difficoltà ad avere 500 euro per coprire le buche».

La protesta arriva ai livelli nazionale. «Stiamo verificando il contenuto del decreto», premette Daniele Belotti, deputato della Lega: «Il problema è che il bando è già aperto, dunque è difficile cambiare i criteri, pena incappare in qualche ricorso. L'errore è all'origine di questo bando pluriennale, strutturato in modo da favorire i Comuni spreconi. Sicuramente faremo qualcosa per aggiustare i bandi successivi. Intanto proveremo a capire i margini per correggere il bando appena lanciato, anche se pare difficile».

«Proprio su questo tema avevo presentato un'interrogazione parlamentare, rimasta ancora risposta - ricorda Stefano Benigni, deputato di Forza Italia -. Questo provvedimento non passerà dalle commissioni essendo stato già deliberato con la scorsa legge di bilancio, ma proveremo a trovare una soluzione in sede di discussione della nuova legge di bilancio. Sicuramente occorrerà evitare che in futuro certe situazioni paradossali si ripropongano: i contributi vanno dati ai Comuni virtuosi». «Già oggi (ieri, ndr) ho depositato un emendamento a mia firma al Decreto Milleproroghe in esame alla Camera - è l'iniziativa di Elena Carnevali, deputata del Partito democratico -, con il quale, recependo le indicazioni di Anci, chiedo la proroga del termine per la presentazione delle richieste di finanziamento relative al 2019 dal 20 settembre al 20 gennaio: in tal modo il bando potrà essere modificato in conferenza unificata e, dunque, condiviso anche dai Comuni. Non farlo si rivelerebbe una vera beffa destinata a mortificare gli enti più virtuosi». Del tema si discuterà ancora nel prossimo futuro: il decreto in questione, infatti, fa parte di un piano triennale che stanzierà poi altri 400 milioni di euro nel 2020.

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