MENU
Chiudi
30/10/2018

Consip, Lotti rischia il rinvio a giudizio I pm: “Archiviazione per Tiziano Renzi”

La Stampa - FRANCESCO GRIGNETTI EDOARDO IZZO

Chiuse le indagini dell'inchiesta sulla Centrale acquisti Può andare a processo anche l'ex comandante Del Sette
ROMA Dopo mesi di indagini, finalmente qualche punto fermo sull'indagine Consip. Ebbene, dal processo esce il personaggio principale, Tiziano Renzi, l'arruffone papà di Matteo, per il quale la procura di Roma chiede l'archiviazione: non c'è prova che avesse esercitato alcun traffico di influenze, vittima anzi di un millantatore che andava spendendo il suo nome di qua e di là, il finto amico Carlo Russo, un faccendiere parolaio. Escono da questo processo anche l'imprenditore Alfredo Romeo e il suo principale collaboratore Italo Bocchino. E così l'ex amministratore delegato di Grandi Stazioni, Silvio Gizzi, cui era inizialmente contestata la turbativa d'asta. Tutti vittime, in una maniera o nell'altra, delle gran chiacchiere di Russo, il quale millantava di avere un potere d'influenza che non aveva affatto sulla Consip, la cassaforte dello Stato, dove si decidono gli appalti da miliardi di euro. Resta nei guai, invece, chi a quelle chiacchiere ha dato troppo peso. Chi come un gruppo di ufficiali dei carabinieri, fin troppo desiderosi di crederci, in forza al Comando tutela ambiente, vedi il maggiore Giampaolo Scafarto o il colonnello Alessandro Sessa, di cui si fidavano ciecamente i pm della procura di Napoli a cominciare da John Henry Woodcock. Sono stati loro ad avere forzato le procedure, infarcito le informative di errori, non rispettato la catena gerarchica preferendo scegliersi i capi. Di contro, la cerchia che attorniava Matteo Renzi (il deputato dem Luca Lotti, o Tullio Del Sette, ex comandante generale dell'Arma, o ancora il generale Emanuele Saltalamacchia, ex comandante dei carabinieri della Toscana) ha temuto un attacco al potere e si sarebbe attivata per sabotare l'inchiesta: la procura di Roma chiede di mandarli a processo per violazione del segreto d'ufficio o addirittura per favoreggiamento. Due bande contrapposte, una che giocava in attacco, l'altra in difesa, per una partita che non ammetteva regole. Era infatti la partita del potere. Giusto per ricordare, lo stesso gruppo di ufficiali qualche anno prima aveva forzato un'altra inchiesta, per la metanizzazione di Ischia, tirando dentro a forza la cooperativa rossa Cpl Concordia e avendo come obiettivo la testa di Massimo D'Alema. Di un vero ruolo di Tiziano Renzi, pur reticente con i magistrati, non c'è prova. E quindi suo figlio Matteo può esultare, ma anche recriminare per l'onda di fango che si è abbattuta su di loro: «Sui finti scandali, sulle vere diffamazioni, sui numeri dell'economia: il tempo è galantuomo. Oggi lo dico e lo ribadisco con ancora più forza: nessun risarcimento potrà compensare ciò che persone innocenti hanno dovuto subire». Il padre non è più lo stesso al termine di questo martellamento di due anni, come dice il suo avvocato, Federico Bigattini: «Ha prodotto gravi e irreversibili danni sul piano personale, familiare ed economico». Un passo indietro: l'indagine nasce a Napoli nel 2016 intercettando Alfredo Romeo, il quale insisteva ossessivamente nei suoi conversari privati sul fatto che i nuovi potenti, ossia Renzi e il Giglio magico, lo stessero facendo fuori dagli affari. Di qui una spasmodica ricerca da parte di Romeo di qualche faccendiere che lo introducesse alla corte del giovane premier. Così incappò in Carlo Russo, che gli propagandava fin troppo le sue entrature fiorentine (e lo stesso Romeo subodorava la fregatura). Da quel momento, però, divenne incontenibile l'entusiasmo di chi per mestiere dovrebbe investigare senza troppe simpatie politiche. Tanta eccitazione tracimò fuori dalle segrete stanze, al punto che arrivò alle orecchie dei diretti interessati. Di una fuga di notizie, i carabinieri e i magistrati di Napoli si erano resi conto da quando negli uffici di Consip accorsero tecnici per «bonificarli» dalle microspie. Ne sono convinti anche il procuratore capo di Roma Giuseppe Pignatone, l'aggiunto Paolo Ielo, il sostituto Mario Palazzi. È stato fissato un passaggio emblematico: un incontro a Roma, in un ufficio di palazzo Chigi, quando Luca Lotti convocò Luigi Marroni, l'amministratore delegato di Consip. E c'è una controprova clamorosa: Marroni, con le microspie in mano, disse alla legale di Consip, l'avvocato Martina Beneventi: «A me l'avevano detto, eh. Sa è da 4-5 mesi che ogni tanto qualcuno ce lo diceva». - c Le tappe della vicenda L'avvio dell'inchiesta L'inchiesta sulla Consip nasce da un'indagine del 2016 della procura antimafia di Napoli: al centro i presunti legami con la camorra di alcuni dipendenti dell'impresa legata ad Alfredo Romeo impiegati nell'ospedale Cardarelli. I diversi filoni Nella capitale maturano più filoni di indagine che coinvolgono alti ufficiali dei carabinieri, magistrati, giornalisti, politici e Tiziano Renzi, padre dell'allora premier. Il coinvolgimento del Noe A marzo 2017 la Procura di Roma revoca ai carabinieri del Noe le indagini alla luce delle «ripetute rivelazioni di notizie coperte da segreto» La fuga di notizie Il pm Woodcock viene indagato per violazione del segreto d'ufficio e poi archiviato. MATTEO RENZI SENATORE DEL PARTITO DEMOCRATICO Nessun risarcimento potrà compensare quanto persone innocenti hanno dovuto subire FEDERICO BIGATTINI AVVOCATO DI TIZIANO RENZI Questa vicenda ha prodotto danni irreversibili sul piano economico, personale e familiare

Foto: ANSA


Foto: Tiziano Renzi, padre dell'ex premier Matteo

Richiedi una prova gratuita

Compila il form per ricevere gratis e senza impegno tutte le gare profilate per il tuo settore