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17/10/2018

Confìndustria resta di lotta: Boccia sbrocca

La Verita' - SARINA BIRAGHI

• ASSOCIARNE SENZA BUSSOLA
Salvini diserta l'assemblea degli industriali del Lazio. Il presidente nazionale si scalda: «Basta battute che fanno solo alzare lo spread». Già interrotto il tentativo di dialogo: serviva a evitare il divieto alle partecipate di entrare in viale dell'Astronomia
• Una delusione cocente si avverte nell'Auditorium della Tecnica di Roma quando il brusìo diventa una certezza per i ìooo imprenditori presenti all'assemblea generale di Unindustria, l'associazione degli industriali delle 5 province del Lazio: il vicepremier Matteo Salvini non verrà. LA DELUSIONE E appenafinisce il suo intervento Ù presidente del consiglio europeo Antonio Tajani, che non ha risparmiato attacchi al governo e alla sua manovra, risale sul palco il «padrone di casa», il presidente Filippo Tortoriello e ingoiando il rospo dice: «Avevamo Salvini, ma non verrà. Non credo che il confronto sia un elemento di negatività, siamo dispiaciuti. Le critiche sono doverose perché attraverso il confronto arrivano soluzioni». Spezzata dunque la speranza di avviare un dialogo costruttivo con il leader della Lega al quale aveva già teso la mano il presidente di Confìndustria, Vincenzo Boccia, durante l'assemblea di Vicenza. In quella sede, Boccia, considerato da sempre un uomo del Pd voluto a capo degli industriali dall'ex segretario Renzi, aveva lanciato alcuni messaggi a Salvini affermando che «di questo governo crediamo fortemente nella Lega e abbiamo grandi aspettative dal partito guidato da Salvini che ha un rapporto storico con gli imprenditori del Nord. La speranza è che lo stesso rapporto di cooperazione si sviluppi anche a livello nazionale». Un endorsement per il leader del Carroccio, prima nemico per aver minacciato di far approvare un decreto per impedire alle imprese controllate dallo Stato di iscriversi all'associazione: un duro colpo perché senza i contributi di Eni, Enel, Poste al tesoro di viale Astronomia mancherebbe un terzo delle entrate. Epperò ieri quel feeling si è incrinato e la Confìndustria di Boccia sembra essere tornata molto di lotta e poco di governo. «Siamo cittadini europei di nazionalità italiana» attacca Boccia sottolineando che serve «un primato della politica: più politica e non meno. Ma una politica delle soluzioni, non quella che è capace solo a fare aumentare lo spread con dichiarazioni e battute» e rivendica il «ruolo dei corpi intermedi: «chiediamo di essere valutati per le nostre idee, le nostre proposte». «Non basta dire il popolo è con noi, il futuro non si costruisce cavalcando ansie ma recuperando fiducia, bene scarso, e con una visione di futuro». L'ATTACCO Per Boccia sono le spiegazioni economiche che faranno realizzare grandi obiettivi politici al Paese e perciò la volontà di aprire un dibattito con la politica, ma qui arriva l'affondo: «Capisco che qualcuno vorrebbe che diventassimo il suo partito, e capisco che a qualcuno può dar fastidio l'autonomia di Confìndustria ma se ne deve fare una ragione perché i nostri 160.000 associati, il popolo dell'industria italiana non ammette ignoranza in questo». E s'infervora il leader quando aggiunge: «Poi andassero a parlare con tutte le associazioni che vogliono. Se vuoi la democrazia la devi rispettare anche con gli attori sociali. Questo è un messaggio chiaro, è una questione di rispetto in termini di reciprocità». L'invito che lancia Boccia a governo e politica è al coraggio. «Va bene una manovra coraggiosa per rispettare il programma di governo ma serve il secondo pilastro, che è quello della crescita. Il coraggio è quello di un equilibrio tra le ragioni del consenso e quello dello sviluppo, l'onestà intellettuale di non usare gli alibi delle questioni europee per non affrontare le questioni italiane». E chiude orgogliosamente: «Non siamo sexy dal punto di vista elettorale, siamo solo 160.000 ma quando apriamo i cancelli delle nostre fabbriche contribuiamo in modo sostanziale all'amore verso questo Paese». Invece Tortoriello, presidente di Unindustria, che aveva definito la manovra poco attenta ai giovani e con pochi fondi per la crescita, ha chiesto al governo di dare un colpo . di-reni sugli investimenti «dormienti»: «Ci sono 130 miliardi già disponibili nelle pieghe dei bilanci dello Stato. Il prossimo anno spendiamone almeno 20, si trasformeranno in lavoro, reddito, benessere e crescita certa. Nessun nuovo piano. Nessun progetto aggiuntivo. Ma un programma di spesa e di realizzazione con un commissario straordinario per ogni opera già prevista e finanziata, dotato di poteri adeguati per intervenire nelle more della riforma del Nuovo Codice degli Appalti. Stavolta un commissario per la costruzione non per la ricostruzione». CONTRO LA RAGGI II suo attacco però è tutto per il sindaco della Capitale Virginia Raggi. E se per la grillina l'attacco è piuttosto «bizzarro» secondo Barbara Saltamartini, presidente leghista della Commissione Attività produttive della Camera, «dalla relazione di Unindustria traspare una visione piuttosto miope rispetto all'azione complessiva di governo». © RIPRODUZIONE RISERVATA

Foto: ASSEMBLEA Al meeting di Unindustria: da destra Antonio Tajar i, Maurizio Stirpe e Vincenzo Boccia


Foto: [LaPresse]

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