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06/10/2018

«Con lo sblocco degli investimenti e più infrastrutture li convinceremo»

Il Messaggero - Umberto Mancini

L'intervista Massimo Garavaglia
SIAMO CONSAPEVOLI D'AVER DEVIATO MA CON LA CRESCITA TORNEREMO NEI PARAMETRI EUROPEI IL VICEMINISTRO DELL'ECONOMIA: LE NOSTRE STIME SONO RAGIONEVOLI, CANCELLATO IL PATTO DI STABILITÀ INTERNO
Viceministro dell'Economia Massimo Garavaglia, la maratona sul Def è finalmente terminata. Ci sono state e ci sono fortissime tensioni con l'Europa, senza contare poi quelle interne, tra voi della Lega e i 5Stelle, il pressing su Tria sul deficit. E' soddisfatto di come è andata? «Il Def è alla Camera. Non bisogna guardare alle polemiche ma alle azioni di un governo che si muove in un orizzonte di legislatura. Non ci muoviamo per mettere la bandierina di questo o quel partito su questa o quella misura. Iniziamo a dare una scossa all'economia, per far ripartire il Pil. Quello che dice il ministro Tria e che tutto l'esecutivo condivide, nessuno escluso». C'è però il problema del deficit: avete sforato i parametri europei, fatto arrabbiare Bruxelles, scatenato l'opposizione. «C'era un problema grave: far ripartire il Pil. Dal 2012 siamo il fanalino di coda dell'Europa in termini di crescita. Ora, e lo spiegheremo bene a Bruxelles, puntiamo tutto sullo sviluppo, sulla creazione di nuovi posti di lavoro, sulle imprese perché assumendo i giovani, facciano girare il volano dell'economia. Serve una svolta, vera e durevole». Ma le vostre stime sul Pil sono considerate troppo ottimistiche dall'Ocse oltre che da molti centri studi, come rispondete? «Le stime del Pil si basavano su vecchie politiche economiche, noi abbiamo cambiato l'impostazione generale. Ci sono più investimenti pubblici, una spinta concreta alle aziende e alle partite Iva, politiche attive del lavoro per creare occupazione e il reddito di cittadinanza per chi ha bisogno, soldi che torneranno nel circuito produttivo, senza contare che la riforma della Fornero consentirà un turn over generazionale importante, immettendo tanti giovani nel mondo del lavoro e, di conseguenza, facendo crescere i consumi». Una rivoluzione a cui la Ue non sembra credere? «Sulle stime del Pil siamo ragionevolmente ottimisti. Quello che è stato fatto fino ad ora non è servito, adesso si cambia registro. Noi ci crediamo». Ma avete dribblato i paletti europei con il deficit al 2,4%, la manovra è fatta aumentando il livello del debito. «L'Europa ha le sue regole e noi siamo consapevoli di aver deviato dalla rotta. Lo fanno però anche altri Paesi, come la Francia ad esempio. Siamo comunque sotto il 3% e spingendo sulla crescita contiamo poi di tornare nei parametri. Credo che funzionerà e che anche Bruxelles alla fine sarà contenta». Avete anche cambiato le clausole di salvaguardia? «Nel Def le abbiamo rese più sostenibili. C'è un ammortamento graduale di questo macigno introdotto da Renzi e confermato da Gentiloni, ammortizzeremo il debito pregresso». A suo avviso, dopo il braccio di ferro, le risorse per reddito e riforma Fornero sono state equamente divise? «Guardi che non c'è stato braccio di ferro tra Salvini e Di Maio, che vanno molto d'accordo, semmai delle frizioni nelle seconde linee, capita. Abbiamo realizzato quello che si è detto in campagna elettorale. Noi l' avvio della flat tax e della riforma delle pensioni, loro hanno messo ordine nel caos delle politiche attive per il lavoro con il sostegno a chi è in difficoltà». Per far piacere alla rispettiva base elettorali? «No, per dare spinta al Paese e rispettare il contratto di governo». Pensate che i mercati vi puniranno, tra pressing della Ue, tensione sullo spread e il giudizio delle agenzie di rating in arrivo? «Certo, la fine del Qe proprio adesso non ci voleva, ma le tensioni derivano anche dalle guerre commerciali e al rialzo dei tassi. Il punto qualificante della manovra è il sostegno alle imprese, piccole e grandi, e la ripresa degli investimenti dopo tanta auto-austerità». Che cifra c'è sul tavolo? «Sono già disponibili 118 miliardi. Soldi mai utilizzati a causa di regole troppo rigide. Con il Def abbiamo sbloccato il patto di stabilità interno. Una vera rivoluzione. Gli enti locali virtuosi potranno tornare a fare spesa produttiva, quella che aumenta il lavoro, la domanda interna, fa bene al territorio. Inoltre modificheremo, alzandola a 200 mila euro, la soglia del codice degli appalti. Il tutto avrà un impatto dello 0,2-0,3% sul Pil. Puntiamo sul settore delle costruzioni che deve ripartire, sulle reti viarie, sulla spinta delle infrastrutture da riqualificare o realizzare ex novo».

Foto: Il viceministro all'Economia Massimo Garavaglia


Foto: (foto ANSA)

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