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30/12/2018

«Città metropolitana? Brugnaro è stato bravo»

Il Gazzettino

Maria Rosa Pavanello, come presidente Anci, fa il punto sull'anno che sta per chiudersi E sul ruolo dell'ente sovracomunale afferma: «Inizio difficile, ma ora arrivano le risorse»
IL BILANCIO
MIRANO Stilettate al Pd e riconoscimento dell'operato di Brugnaro in una fase difficile di avvio dell'area metropolitana. E' una Maria Rosa Pavanello che non ti aspetti quella che traccia il bilancio di un 2018 che l'ha vista impegnata su più fronti: da presidente dell'Anci l'associazione dei comuni italiani in Veneto, ad amministratrice sempre in prima linea (anche in virtù dei suoi compiti istituzionali) nella Città Metropolitana di Venezia e nell'Unione dei comuni del Miranese. La sindaca di Mirano assicura di aver rinnovato la tessera Dem e che la sua è una voce come altre nel dibattito interno a un'area politica in fermento, anche in vista delle primarie. Il ruolo in Anci le consente, semmai, di parlare sopra le parti ed è un ruolo che le piace. Si muove con cognizione di causa nel suo campo di amministratrice ormai navigata, sindaca tra i sindaci, finalmente rilassata nel prospettare un 2019 di investimenti, dopo anni di austerity.
Sindaca Pavanello, come si spiega lo stop del Governo ai fondi del bando periferie? E che problemi ha comportato?
«Più che uno stop è una riformulazione, dopo una complicata mediazione che ha visto coinvolti l'Anci, le Città Metropolitane e i comuni capoluogo, per ovviare all'ipotesi di un blocco. Oggi possiamo dire che nella Finanziaria 2019 i fondi sono previsti e si potrà partire con la seconda tranche di progetti. C'è insomma la conferma di quanto concordato a novembre. E c'è quindi anche soddisfazione per il risultato ottenuto: per la Città Metropolitana di Venezia, per esempio, sono 22 milioni di euro che rischiavano di essere rimandati al 2020».
A proposito di Città Metropolitane: quella di Venezia è effettivamente decollata? Secondo lei Brugnaro ha saputo coinvolgere il territorio?
«Ha saputo farlo con gli strumenti che ha avuto a disposizione finora: ci sono stati, soprattutto in fase di avvio, momenti delicati sul fronte del reperimento delle risorse, quindi era abbastanza inevitabile un inizio al rallentatore. Adesso c'è una proiezione di 46 milioni di euro di investimenti nel 2019. Ho avuto rassicurazioni sul rafforzamento delle stazioni appaltanti, anche se poi molto dipenderà dalle decisioni nazionali. E' un aspetto su cui noi sindaci puntiamo molto: il problema oggi sono le procedure, il nuovo codice degli appalti, le regole».
Brugnaro promosso, quindi.
«Essere sindaco metropolitano non è facile, soprattutto a Venezia, che ha tematiche speciali. Una complessità in più».
Nessun comune veneziano ha avviato l'iter per la fusione, come se lo spiega?
«Per le dimensioni che hanno: solo 4 comuni sono sotto i 5 mila abitanti. Le altre realtà del Veneto hanno tutt'altre dimensioni numeriche e possono pensare a destini comuni. Ma soprattutto alla base delle fusioni ci deve essere un moto che parte dal basso, dalle comunità: se i cittadini non comprendono i vantaggi di fondersi, qualsiasi percorso in tal senso, anche se guidato da amministratori illuminati, si interrompe».
Vale anche per le Unioni. Quella del Miranese decolla a stento e perde pezzi: sente anche come una sua sconfitta l'uscita di Santa Maria di Sala?
«Sicuramente sono dispiaciuta per le scelte salesi, anche perché è un Comune che quelle scelte le ha fatte con i nostri stessi presupposti. Mi rendo conto però che lì amministra una maggioranza diversa: però sono convinta che la differenza tra stare dentro e fuori l'Unione ci sia e confido che, magari vedendola da entrambe le prospettive, gli amici salesi possano valutare la convenienza, pur con tutti i difetti, di essere dentro una Unione. Insomma, ci può sempre essere un ripensamento, anche più avanti: d'altronde tutte le normative nazionali e regionali vanno in quella direzione».
Evidentemente però qualche problema c'è stato. Teme che anche altri Comuni si possano sfilare?
«Come Unione del Miranese abbiamo pagato un problema organizzativo: non abbiamo mai potuto avere una figura apicale che coordinasse un modello organizzativo diverso dall'attuale. Cambiando le norme speriamo che questo diventi presto possibile. Per ora non vedo mal di pancia negli altri comuni membri. Nel frattempo, con la dotazione dell'arma, la polizia locale inizierà i turni serali e aumenterà la presenza sul territorio: i risultati si vedranno».
Parliamo di politica. Le guerre intestine al Pd stanno mettendo in crisi il centrosinistra. Che ne pensa?
«Spesso è mancato alimentare un dialogo su scelte diverse rispetto al programma. L'immagine del Pd che passa è quella di piccoli gruppi di potere, una modalità di gestione in cui non mi ritrovo: un partito deve portare avanti obiettivi e programmi, non essere un gruppo di correnti. Sindaci e amministratori questo lo sanno bene, bisogna avere a cuore i consigli degli amministratori locali».
Una posizione critica la sua. La sua tessera è in forse?
«No, l'ho rinnovata. Ma il Pd su alcuni temi, ad esempio l'immigrazione, non ha capito i segnali che salivano dal territorio, soprattutto qui in Veneto. Per il futuro voglio capire di più, di certo non mi riconosco in certe alleanze di cui si sente parlare, tipo i 5 stelle. Va ribadita la concretezza rispetto all'ideologia».
Pd o no, il centrosinistra oggi non sembra rappresentare, soprattutto nel Veneziano, una valida alternativa a Lega, M5S e Brugnaro. Su questo è d'accordo?
«Sui 5 stelle non vedo grandi problemi: nel veneziano è difficile capire che tipo di proposta abbiano. Per il resto nel nostro territorio si affermano coalizioni messe insieme per vincere, ma che in quanto a progettualità, percorsi e storia sono molto diverse tra loro. Non so quanto in fondo possa arrivare questa strategia. Ci sono conflitti importanti, anche tra moderati e Lega. E in queste nostre realtà territoriali le forze civiche hanno ancora spessore e sanno contare in virtù di rapporti con il territorio che vengono da lontano. Infine ci sono amministratori di lunga esperienza, riconosciuti dalle persone per quello che valgono, oltre il partito».
Non mi ha detto di Brugnaro. Prima ne ha parlato bene.
«Come sindaco metropolitano. Dico la verità: non sto seguendo da vicino le questioni veneziane e quindi non sono in grado di fare valutazioni».
Quanto ai temi, in particolare in Riviera e Miranese si è riproposta un'emergenza non tanto in termini di sicurezza quanto di atti predatori, con l'esplosione dei furti in casa. Come si può affrontare?
«Ci sono dei picchi di emergenza e veniamo da uno di questi. A peggiorare le cose c'è la consapevolezza che nemmeno antifurti e videosorveglianza possano bastare, tant'è vero che in molti casi i ladri sono entrati in casa con gli inquilini all'interno. L'importante oggi è avere più pattuglie nei quartieri: sembra poco, ma avere anche solo una macchina della polizia locale che gira in certi orari nei quartieri invece che in centro è servito. Poi serve un cambio di mentalità: deve essere fatto un lavoro di rapporto tra vicini, il controllo di vicinato serve proprio a questo. Sono cambiati i tempi, oggi chi c'è deve guardare anche per chi non c'è, segnalare soggetti anomali, senza ovviamente diventare paranoici».
Filippo De Gaspari
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