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13/10/2018

«Ci sono i filmati, di cosa si lamentano? E la macchina del fango è già partita»

Il Tempo - Manuel Fondato

Parla Stefano Esposito L'ex senatore Pd critica il movimento NoTav che ha attaccato il giudice
• Stefano Esposito già senatore Pd, ha sempre assunto posizioni fortemente critiche nei confronti del movimento No Tav. Senatore cosa ne pensa delle condanne di oggi, giudicate troppo severe dal movimento NoTav? «Che il movimento NoTav giudichi pesante qualunque condanna è ormai una tradizione, anche perché loro si ritengono combattenti per la libertà, i nuovi partigiani. Quindi l'essere condannati da un giorno, a un mese, a un anno, per loro non fa differenza. Ritengono di essere nel giusto e lo Stato repressore dalla parte sbagliata. Io, come ho sempre fatto anche quando le condanne hanno riguardato me, per querele e non per atti violenti, posso pensare che i giudici abbiano sbagliato ma rispetto la magistratura. Loro invece la magistratura la rispettano solo quando gli fa comodo, quando assolve, quando fa decadere l'accusa di terrorismo come ha fatto in Cassazione, d'altra parte non è un caso che anche oggi, oltre a dire che la condanna è sbagliata, hanno attaccato il giudice che ha emesso la condanna inventando presunti conflitti d'interesse e la macchina del fango si mette in moto. Loro sono stati l'incubatore della macchina del fango che poi è diventata di dominio pubblico sulla rete, per cui per quanto mi riguarda io rispetto la magistratura e invito i signori del movimento e i loro avvocati a seguire le procedure che sono riconosciute dalla Costituzione. Sono stati condannati, faranno appello e vedranno se ci saranno altri giudici che valuteranno diversamente. Magari valuteranno difformità da questo giudice o magari valuteranno che vanno condannati più pesantemente. Inoltre ci sono le immagini, ci sono i filmati di uno dei tanti attacchi violenti al cantiere». Che futuro ha l'opera? «Per come la vedo io, siamo di fronte ai tanti proclami di Toninelli e i tweet di Di Maio che dicono che l'opera deve essere fermata. Ma quell'opera per essere fermata richiede atti formali. Io non ho condiviso la scelta Telit di bloccare l'appalto di 2,3 miliardi e, anzi, mi auguro che quell'appalto venga realizzato. Il Governo se vuole fermare quell'opera deve fare un atto formale, portarlo in Parlamento e annullare i trattati internazionali che hanno dato vita all'opera, assumendosene la responsabilità non solo politica ma anche contabile, finanziaria ed economica e pagare gli eventuali danni. Al momento queste sono solo parole, infatti io non capisco perché Telit ha fatto la scelta di bloccare l'appalto che era previsto per la fine di settembre. Colgo l'occasione dell'ospitalità del vostro giornale per invitare i vertici di Telit a procedere, anche perché è un po' curioso che una società per azioni di diritto francese blocchi un appalto da 2,3 miliardi solo sulla base di ^ " un tweet o di c o m m e n t i giornalistici da parte del Governo». C'è ancora troppa ambiguità nei confronti della Tav? «No non c'è ambiguità. Loro dicono di volerla bloccare, dopodiché al Governo si sono resi conto che questa è un'operazione che rischia di essere molto costosa e di mettere anche a rischio finanziariamente coloro che si assumeranno questa responsabilità. L'unico modo perché non debbano pagare direttamente è quello di portare un atto in Parlamento, ma in Parlamento se portano l'atto la Lega glielo vota? Perché è questa la grande domanda».

ll futuro dell'opera

«Se i grillini la vogliono bloccare portino l'atto in Parlamento»


Foto: Stefano Esposito Ex senatore Pd

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