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08/08/2018

«Chi vuole la crisi valuti bene se conviene il commissario»

La Gazzetta Del Mezzogiorno

Salvemini: «Il senatore Marti vuole aiutarci da Roma? Faccia cambiare le leggi»
FABIO CASILLI l «Chi pensa che la soluzione sia mandare a casa me e far arrivare un commissario, non voti il bilancio del Comune. Ma valuti bene se conviene o meno alla Lupiae e ai suoi lavoratori». Un nuovo guanto di sfida, quello lanciato ieri dal sindaco Carlo Salvemini dopo le dichiarazioni del gruppo consiliare "Prima Lecce" e del senatore Roberto Marti. Nel primo caso, Antonio Finamore, Paola Gigante e Laura Calò che da marzo, passando dall'opposizione al fianco di Salvemini, hanno «restituito» al sindaco i numeri per poter governare. Che ora sarebbero in bilico. «Nessun taglio al personale e ai salari della Lupiae hanno rimarcato i tre, in una nota congiunta - altrimenti verrebbero meno le ragioni della nostra presenza nella maggioranza». E ieri il sindaco ha voluto replicare, tramite Facebook: «Da oltre un mese lontano dai clamori mediatici - sono impegnato a gestire una situazione di crisi aziendale che mette a rischio il futuro della Lupiae Servizi e degli oltre 250 lavoratori assunti - ha scritto Salvemini - Di questo lavoro - svolto in condivisone con il consiglio di amministrazione/collegio sindacale/revisore unico della Lupiae, collegio dei revisori del comune - ho riferito alla commissione Bilancio, al Consiglio comunale, ai sindacati aziendali. Sempre attenendomi ad un dovere di verità, ad un principio di responsabilità, ad un senso delle istituzioni, indispensabili quando si è chiamati ad affrontare una questione che è insieme politica, amministrativa, finanziaria, sociale. Non intendo derogare da questo profilo neanche di fronte agli attacchi mortificanti di chi mi accusa di essere indifferente al destino dei lavoratori, di voler chiudere la società, di essere un tagliatore di teste». Queste, infatti, le accuse lanciate da diversi esponenti dell'opposizione di centrodestra, che hanno teso la mano ai tre ex alleati Finamore, Gigante e Calò. «Tutti i cittadini sono consapevoli che i problemi della società arrivano da lontano e non sono responsabilità di chi governa la città dal luglio 2017 - ha replicato Salvemini ieri - Nonostante ciò, io non voglio qui aprire recriminazioni sul passato. La posta in gioco è troppo alta per annacquare una vicenda così drammatica, che richiede tutta la nostra concentrazione e il nostro impegno, in una sterile polemica politica o in una contrapposizione tra maggioranza e opposizione. A tutti rivolgo per questo un invito: questo è il tempo dell'equilibrio e della saggezza, non del cinismo e dell'improvvisazione. Ai lavoratori Lupiae dico: la mia volontà politica è salvare l'azienda e tutelare al massimo delle possibilità i vostri posti di lavoro. Sapendo, però, di non poter prescindere dalla situazione reale in cui si trovano l'azienda e il Comune». Ma è soprattutto al parlamentare della Lega che il primo cittadino leccese ha rivolto la sua risposta. Perché Marti si è detto pronto a informare il governo nazionale del «caso Lupiae» per trovare una soluzione che salvaguardi la società e i suoi dipendenti. «Ricordo - anzitutto al senatore Marti - che oggi la vicenda Lupiae è condizionata dalle leggi e non dalla volontà politica di questa maggioranza ha spiegato Salvemini - Per la prima volta da quando sono entrate in vigore, infatti, siamo chiamati ad applicare due fondamentali norme statali: l'articolo 192 del nuovo codice degli appalti che impone agli enti locali - prima di procedere ad un affidamento senza gara ad una partecipata - di valutare preventivamente la congruità economica dell'offerta; l'articolo 14 del Testo unico sulle società partecipate (cosiddetto "decreto Madia") che impone prima di procedere ad un ripiano di perdita di una partecipata "un piano di ristrutturazione aziendale dal quale risulti comprovata la sussistenza di concrete prospettive di recupero dell'equilibrio economico delle attività svolte. Chi intende aiutarci da Roma ritenendo questo percorso sbagliato deve per cominciare proporre la modifica o l'abrogazione di queste norme, non polemizzare col sottoscritto che è tenuto al rispetto delle leggi». Quindi l'apertura al contributo di tutti: «Chi ha risposte efficaci, soluzioni pronte, garanzie per tutti (lavoratori Lupiae, dipendenti comunali, cittadini) è invitato al Comune per condividerle e aiutarci in questa fase delicata - ha detto ancora Salvemini - Sapendo che oggi la crisi della società non è diversa da quella del 2012: allora si venne fuori attraverso un'ope razione straordinaria, oggi non replicabile, attraverso la quale si coprì un buco milionario con conferimento patrimoniale, da parte del Comune, di due terreni che avrebbero dovuto essere monetizzati. A distanza di 6 anni i terreni sono ancora invenduti e il debito milionario con Agenzia delle Entrate e Inps è ulteriormente cresciuto. Chi pensa che per venire fuori da questa crisi strutturale sia sufficiente mandare a casa maggioranza e sindaco si faccia bene i conti e decida se un commissario a Palazzo Carafa sia una garanzia migliore per la Lupiae e per i suoi lavoratori. In caso affermativo - è la sfida di Salvemini - basta non approvare gli equilibri di bilancio a settembre: è giusto che sia il Consiglio comunale - come sempre sostengo - la sede propria per decidere le sorti della mia amministrazione».

PALETTI LEGISLATIVI

«Per la prima volta, da quando sono in vigore, siamo chiamati ad applicare due norme statali»

SCADENZA COMUNALE

«Se il problema sono io, basterà non approvare gli equilibri di bilancio a settembre»


Foto: COMUNE A sinistra il sindaco Carlo Salvemini e, a destra, il senatore Roberto Marti

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