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24/07/2018

Centro agro-alimentare, oltre al danno la beffa

Gazzetta del Sud

La Corte d ' Appello di Roma ha respinto il ricorso del Comune contro il lodo vinto dall ' Ati Lafatre-Cofor
Palazzo San Giorgio condannato a pagare alle ditte 29 milioni di euro per un ' opera mai ultimata Oltre al nuovo mercato, a Mortara dovevano sorgere anche il mattatoio e la sede dell ' Atam
Piero Gaeta Una storia lunga e terribile (per la nostra città) che sta giungendo al capolinea. La Seconda sezione civile della Corte d ' Appello di Roma ha respinto il ricorso presentato dall ' Amministrazione comunale e l ' ha condannata a ottemperare al lodo milionario che l ' ha vista soccombere nell ' arbitrato il 23 febbraio 2012 con l ' impresa Lafatre che era la capofila di un ' Ati (con Cofor) che doveva portare a compimento i lavori del Centro agro-alimentare, dopo il fallimento della Cgp che si era assicurata l ' appalto nel lontano 1998. Roma dice no Lafatre e Cofor sono subentrate legalmente il 29 marzo 2001 ma sono entrate nel cantiere nel 2004 e i lavori a Mortara non sono stati mai ultimati, eppure l ' impresa laziale ha vinto un lodo da 29 milioni di euro (17 di capitale e 12 di interessi di mora) contro il Comune. E la Corte d ' Appello romana presieduta dal giudice Fabio Massimo Gallo (a latere Benedetta Thellung de Courtelary e Anna Chiara Giammusso) l ' ha ribadito ritenendo il ricorso «nel suo complesso inammissibile» e ha condannato il Comune anche a pagare circa 100 mila euro di spese legali. Le colpe del Comune Inoltre la Corte d ' Appello di Roma nella sua sentenza ha accolto senza battere ciglio le conclusioni cui è giunto il collegio arbitrale che «con ragionamento coerente e scevro da vizi logici» afferma che «l ' andamento dell ' appalto non doveva intendersi attribuibile, se non in misura trascurabile, a fatti della Lafatre ma a difetti degli atti di predisposizione dell ' appalto». In particolare tra gli elementi che hanno determinato «l ' anomalo andamento dell ' appalto», il collegio arbitrale indica «la mancata definizione tecnico-progettuale ed economica dell ' opera, il ritardato pagamento delle rate di acconto e la ritardata o omessa rimozione delle interferenze presenti in cantiere». Infine, sono state anche individuate «enormi discrasie tra le stime quantitative del progetto e le quantità di lavorazioni effettivamente necessarie all ' esecuzione dei lavori, concludendo per l ' assoluta insufficienza del progetto e conseguente necessità di modifica dello stesso». Il danno e la beffa Le 54 pagine della sentenza della Corte d ' Appello di Roma sono un po ' la cartina tornasole di come in questa città non si possa mai andare oltre le opere incompiute e, inoltre, bisogna anche pagarle a caro prezzo. Un destino balordo. E questo caso del Progetto integrato di Mortara - ricordiamo che si tratta dell ' opera più qualificante dell ' intero Decreto Reggio - è davvero emblematico, perché è il paradigma della storia recente reggina. A Mortara, infatti, era prevista la costruzione nella vasta area della periferia Suda della città del Centro agro-alimentare (che oggi vive e prolifera nell ' illegalità e nell ' indifferenza generale), del mattatoio comunale e della nuova sede dell ' Atam (opere di cui si è persa ogni traccia e speranza di vederle realizzate). Opere che, se completate, avrebbero potuto cambiare volto alla città e che, invece, sono rimaste solo sulla carta. E il Centro agro-alimentare con tutti i suoi limiti e difetti costerà ai reggini 29 milioni di euro (una vera beffa!), che andranno ad appesantire ancora di più i conti di quel " Decreto Reggio " che, tra una rimodulazione delle opere e una tardiva autorizzazione ministeriale, continua a vedere diminuire il peso del suo impatto sul presente e sul futuro della città. 3

Foto: Discusso. Il Centro agro-alimentare di Mortara è stato " occupato " dagli operatori del settore che erano rimasti senza sede

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