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29/10/2018

Buoni pasto, bufera continua

La Repubblica - Affari Finanza - Sibilla di palma , milano

Il settore
Il recente fallimento di Qui! Group ha fatto emergere tutte le contraddizioni: dai crediti a rischio alle norme insufficienti
l recente fallimento di Qui! Group, l'azienda guidata dall'imprenditore Gregorio Fogliani che distribuisce i buoni pasto Qui! Ticket, ha scoperchiato il vaso di Pandora all'interno del mondo dei buoni pasto. Con le associazioni della ristorazione e del dettaglio alimentare che si sentono tradite dallo Stato e chiedono di riformare un sistema giudicato per molti versi insostenibile. Secondo stime della Fiepet di Confesercenti, il crac della società di gestione buoni pasto, che si era aggiudicata lotti importanti per la fornitura delle pubbliche amministrazioni in alcuni bandi indetti dalla Consip, coinvolge più di 123mila esercizi pubblici, tra bar e ristoranti. Oltre a una decina di catene di supermercati che vantano nei confronti dell'azienda crediti per 193 milioni di euro. Per Giancarlo Banchieri, presidente di Fiepet Confesercenti, la vicenda Qui! Group ha rotto il rapporto di fiducia tra Stato e imprese. «Queste ultime hanno fatto il loro lavoro, fungendo da servizio sostitutivo della mensa per i dipendenti della pubblica amministrazione e non sono state pagate». Il rischio è che dei crediti dovuti non si riesca a riavere indietro nulla «perché la legge fallimentare non tutela questi casi». A non quadrare per Banchieri è il meccanismo stesso di funzionamento dei bandi, «dove vince chi offre 1 meno, con sconti alla pubblica amministrazione, ovvero alla Consip, di circa il 15%. Sconti che vengono scaricati poi tramite commissioni sugli esercenti». Tradotto, per un buono pasto del valore di sette euro a questi ultimi arriva un rimborso di sei euro, mentre un euro va alla società che fa gli acquisti. Lo scorso luglio la Consip aveva posto fine alla convenzione che, nell'ambito della gara «Buoni pasto ed. 7», prevedeva per molte amministrazioni pubbliche l'utilizzo dei buoni pasto di Qui! Group. Provvedimento giunto dopo le difficoltà messe in luce da parte degli esercenti a incassare i pagamenti e quindi dei dipendenti a trovare punti vendita dove poter spendere quei ticket. «Ci stiamo inoltre costituendo in autotutela», spiega Aldo Mario Cursano, vicepresidente vicario di Fipe (Federazione Italiana Pubblici Esercizi), «contro il bando Consip 'Buoni pasto ed. 8' in cui ad aggiudicarsi i lotti più grossi in Toscana e in Emilia Romagna è stata una società controllata al 95% da Qui! Group e dove il livello delle commissioni a carico della rete degli esercizi convenzionati è arrivato a toccare la soglia del 20%». Una situazione aggravata, secondo Piero Cardile, responsabile legislazione e ufficio studi di Ancd Conad, dalla modifica del codice degli appalti che «puntava a eliminare le distorsioni del mercato, ma ha inB vece avuto un effetto controproducente». In base alle nuove norme, infatti, «lo sconto che viene fatto alla pubblica amministrazione da parte della società emettitrice deve coincidere o essere superiore alle commissioni praticate per gli esercenti». In questo modo, per Cursano, «il rischio della tenuta del sistema è forte. Chi infatti avrebbe dovuto vigilare sul rispetto delle regole, delle garanzie, della solvibilità non lo ha fatto». Un sistema dunque del tutto da rifondare, considerato che «alcuni piccoli bar e ristoranti lavorano quasi solo con i buoni pasto. Per cui se non riescono a incassarli si mette in pericolo l'attività di quelle imprese», aggiunge Banchieri. Le associazioni di settore hanno messo a punto un documento in cui chiedono al governo una serie di cambiamenti. Dalla creazione di un fondo di garanzia per la tutela dei pagamenti alle imprese convenzionate a quella di un rating di affidabilità per le società emettitrici, fino a contratti chiari e trasparenti tra emettitori ed esercizi convenzionati. Bisognerebbe infine agire sulle commissioni, introducendo «un tetto massimo come già avviene in Francia che si aggira attorno al 3%», dice Cardile. Ma la soluzione migliore:«Inserire in busta paga il corrispettivo del buono defiscalizzato in modo da ridare dignità a questo strumento». ©RIPRODUZIONE RISERVATA I numeri pasti fuori casa i metodi di pagamento più diffusi

Foto: I buoni pasto sono il benefit storico più diffuso

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