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06/11/2018

Bando d’oro su misura per la ricercatrice L’Università: competenze impagabili

Corriere di Verona

Nessun vizio formale, ma polemiche dopo il servizio de «Le Iene» per l'assegno record
Un assegno di ricerca «d'oro» e «ad personam». Sarebbe stato indetto e aggiudicato da Medicina all'Università di Verona: in palio 346 mila euro «esentasse» in tre anni, il che significa 115 mila euro ogni 12 mesi contro i «normali» 19 mila l'anno (cifra su cui si aggirano in media gli assegni di ricerca in Italia). Sei volte oltre la «norma», dunque. A sollevare il caso e le polemiche ci hanno pensato Le Iene , con un servizio andato in onda domenica: «Ci ha chiamati una giovane ricercatrice e ci segnala - spiega l'inviato di Italia 1- la stranezza di un bando di ricerca bandito da Medicina a Verona». Alcuni giorni prima che venisse effettuata la selezione orale per assegnare il «ricchissimo» dottorato in Patologia oncologica, la ricercatrice intervistata preannuncia già a Le Iene il nome della futura vincitrice: «Quel bando è fatto apposta per essere assegnato a Rita Lawlor, irlandese, laureata in informatica». E non è finita qui: «Per tutti noi ricercatori denuncia la segnalatrice - si tratta di uno schiaffo morale: con quella cifra si potrebbero assegnare ben sei dottorati. È un problema di etica, di decenza». Pochi giorni dopo aver raccolto la segnalazione, il 24 ottobre, è prevista la selezione davanti alla commissione, le Iene inviano una loro collaboratrice in Ateneo ed effettivamente, al colloquio, l'unica a presentarsi è proprio la dottoressa Lawlor: ovviamente, alla fine, l'assegno di ricerca «stratosferico» se lo aggiudica proprio lei. «Nel bando di concorso non ci sono irregolarità formali - mette in chiaro lo stesso giornalista de Le Iene - ma i ricercatori italiani fanno fatica ad accettare un bando che sembra fatto su misura. E come si spiega l'assegnazione a una laureata in informatica di un dottorato in oncologia? E poi, perché per vincerlo è più importante possedere due certificazione sulla privacy rispetto alla laurea magistrale»? Aldo Scarpa, il professore che ha indetto il bando, un autentico luminare della ricerca sul cancro del colon, non si sottrae agli interrogativi: «Ribadisco a maggior ragione la bontà della mia scelta - ha risposto ieri al Corriere di Verona -. La dottoressa Lawlor rappresenta una professionalità unica, le sue competenze e le sue capacità sono impagabili e riconosciute, aveva molte offerte e non potevamo lasciarcela scappare. Tutti i bandi sono scritti per reclutare la persona voluta, non vedo dove sia il grande problema. In ogni caso, sarò io stesso a rendicontare tutte le spese all'Università, anno per anno. Assegno record? Non direi proprio, visto che alla stessa Università di Verona sono stati assegnati bandi di ricerca europei da 80-90mila euro». Già in passato al centro della bufera per un altro presunto concorso «ad personam», il caso sollevato da Federico Formenti, l'Ateneo scaligero replica che «"Arc-Net, Alleati per la ricerca sul cancro" è un polo di ricerca oncobiologica internazionale. Rappresenta l'Italia nel Consorzio internazionale sul genoma del cancro e a rendere possibile il raggiungimento di questi traguardi è la biobanca». In questo contesto, «s'inserisce - dichiara il rettore Nicola Sartor il programma di ricerca "Gestione, sviluppo e sfruttamento della Biobanca ARC-Net per lo sviluppo di biomarcatori clinicamente applicabili per la diagnosi precoce, stratificazione del rischio e delle terapie in oncologia" la cui attuazione richiedeva l'attribuzione dell'incarico a una figura professionale altamente qualificata proprio sulle biobanche. Si tratta di professionalità non facilmente reperibili sul mercato del lavoro, per cui sono previste retribuzioni che possono sembrare elevate se paragonate al minimo previsto per gli assegni di ricerca, ma che non si discostano da quanto previsto, invece, a livello europeo. Ne sono un esempio gli assegni Marie Curie messi a bando dall'Unione europea che alcuni ricercatori del nostro ateneo hanno ottenuto negli ultimi anni, i cui importi oscillano tra i 70 e i 90 mila euro annui». Lo stesso Scarpa, direttore del centro di ricerca, aggiunge: «I ricercatori al lavoro nei laboratori universitari di Arcnet da sempre hanno assegni al di sopra della media, in linea con le loro competenze e responsabilità professionali. La capacità del centro di reperire fondi è andata crescendo negli anni grazie certamente alla crescita "scientifica" ma anche e soprattutto perché ha potuto reclutare e valorizzare persone capaci». Infine, parola alla dottoressa «d'oro" Lawlor: «Io l'assegnista di ricerca più ricca d'Italia? Sono molto contenta e anche molto oberata di lavoro - ha sorriso davanti a Le Iene -. Bando d'oro? Sarò la prima a far partire un cambiamento.. .I hope so ». Laura Tedesco

Foto: Il caso


Foto: ● Dopo il caso Formenti, il programma di Italia 1 Le Iene è tornato ad occuparsi dell'università di Verona per un bando «sospetto»


Foto: Professore Aldo Scarpa


Foto: Irlandese Rita Lawlor


Foto: ● Stavolta i fatti sono avvenuti a Medicina: un bando di ricerca da 346mila euro in tre anni, circa sei volte in più rispetto ad un normale assegno. Un bando dove i certificati sulla privacy contavano più della laurea

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