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21/10/2018

«Banche a rischio per lo spread Si può non usare tutto il deficit»

Il Gazzettino

Sottosegretario Giorgetti, ieri al consiglio dei ministri è stato ribadito il 2,4%, malgrado Moody,s. C'è la possibilità di ritoccarlo in futuro?
«Sapevamo che le agenzie di rating non avrebbero avuto un occhio benevole sull'impostazione economica data alla manovra dal governo. Importante è ora avviare un dialogo franco e costruttivo con l'Unione Europea rispetto ad un approccio che non è solo contabile, ma punta a riavviare un circuito di fiducia nei cittadini. E' chiaro che però i discorsi vanno fatti in maniera seria ed è molto importante la comunicazione che fa il governo».
Ovvero?
«Un conto è far parlare il governo. Un conto sono le mille voci, i mille protagonisti della maggioranza che spesso a vario titolo e in maniera scomposta portano avanti delle posizioni in contraddizione con la linea del governo».
Si riferisce anche alle polemiche degli ultimi giorni?
«No, no. Parlo in generale. Soprattutto sul tema dell'appartenenza all'Europa e a tutto ciò che ne deriva. Moneta unica compresa. I mercati e la speculazione si muovono anche a seguito delle dichiarazioni di tizio, caio e sempronio. Da ora in poi non ci devono essere dichiarazioni sparse, ma deve parlare il governo».
Ma questa pace fiscale alla fine c'è?
«Certo che c'è e la rivendichiamo con orgoglio. Il recupero della pace fiscale, del saldo e stralcio delle cartelle di Equitalia che nel decreto originario non c'era entreranno nel provvedimento grazie all'accordo politico che abbiamo stretto ieri sera. Misure di buon senso che rispettano insieme il contratto di governo».
Anche lei è preoccupato come Conte più dei mercati che della reazione dell'Europa?
«E' tutto abbastanza collegato. E' chiaro che l'Europa ha dei meccanismi di sanzione abbastanza lunghi. I mercati hanno però strumenti molto più efficaci e rapidi e sono in grado di metterti rapidamente con le spalle al muro. Dopodiché credo che ieri sia stato chiarito che dobbiamo farci carico della solidità dell'intero sistema economico, finanziario e, soprattutto, creditizio che ha delle criticità e che richiede un approccio serio e responsabile da parte del governo».
Pesano sulla trattativa gli attacchi ai burocrati di Bruxelles, alla Commissione, al fatto che tra poco tutti andranno via?
«Siamo persuasi che deve finire la polemica fine a se stessa sulla Commissione europea. Ovviamente ci sta la dialettica rispetto alle diverse ricette per risolvere i problemi. Quello che dovremmo evitare è attaccare la Commissione o i commissari con accuse fine a se stesse. Dobbiamo essere un po' più pragmatici con la responsabilità dovuta a chi governa una Paese che ha tante complessità, tante criticità ma che ha anche tante potenzialità».
Non sarebbe un segnale di buona volontà scendere a 2, 2,1% nel rapporto deficit-pil?
«Non è che possiamo cambiare solo perchè Moody's ha fatto quella valutazione. La manovra è impostata. Adesso vedremo nei documenti che verranno presentati in Parlamento come è strutturata nei dettagli. Il 2,4% è un tetto massimo per tutte le misure in essa contenute, ma non è detto che questo accada perché potrebbero esserci delle difficoltà anche operative. Noi ce la metteremo tutta per fare le cose e farle bene, ma il ministro dell'Economia ha la possibilità di monitorare e verificare l'andamento dei conti pubblici come è stato già fatto in passato. A mio giudizio il ministro dell'Economia deve avere anche la possibilità di calibrare i flussi di uscita e, come ha detto il ministro Savona, fare il punto trimestralmente o anche in tempi più ristretti. Siamo gente responsabile e faremo le cose responsabilmente. Non possiamo tenere sempre il piede sull'acceleratore. Se vediamo una curva dovremmo frenare e scalare di marcia e poi accelerare».
Con lo spread così alto i rischi più grossi chi li corre, il sistema bancario o le famiglie che hanno mutui e prestiti?
«Le famiglie non credo. Piuttosto il sistema creditizio che ha già delle sue criticità. L'aumento dello spread, la quantità di debito pubblico che hanno e le nuove regole bancarie dell'Unione, mettono in tensione il sistema e possono generare la necessità di ricapitalizzare alcuni istituti che già di per sè hanno delle fragilità patrimoniali. Non possiamo far finta di niente ed ignorare questi problemi».
Le previsioni di crescita fatte dal governo sono state contestate da tutti. Ci può essere uno spostamento di risorse sugli investimenti?
«Quello che dobbiamo assolutamente fare è che quanto previsto in bilancio sul fronte degli investimenti si realizzi rapidamente per favorire la crescita. Stiamo lavorando anche per renderli più veloci anche nella fase progettuale. Il ministro Tria ha concepito una force de frappe, direbbero i francesi, a beneficio di tutta la pubblica amministrazione, per accelerarne la realizzazione».
Però alcuni sono stati fermati. Mi riferisco in particolare alla Tav
«Con spirito pragmatico, e nell'interesse del Paese, dovremmo sbloccarli rapidamente e anche su questo c'è la volontà di rivedere tutto ciò che frena anche rimettendo mano al codice degli appalti».
Quindi la stagione dei complotti e delle manine va archiviata?
«Certamente, i complotti non esistono come non esistono le manine. esiste la volontà da parte di tutti di lavorare tanto per fare il meglio possibile in maniera responsabile».
Marco Conti
© RIPRODUZIONE RISERVATA

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