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01/06/2019

Aumentare gli anticorpi contro la corruzione sociale

La Gazzetta Del Mezzogiorno

UNIVERSITÀ DI FOGGIA L'EX PM DAVIGO A GIURISPRUDENZA LA RIVELAZIONE «Ancora oggi, dopo 40 anni di magistratura, non so ancora se sono onesto, perché non sono mai stato indotto in tentazione»
l La corruzione in Italia è «seriale e diffusiva», ma malgrado sia pervasiva del sistema, è trattata dalle norme come un reato singolo e non come un crimine organizzato: così il giudice Piercamillo Davigo, già Pm di Mani pulite e oggi componente del Csm. Il magistrato è ospite del dipartimento di Giurisprudenza dell'Università di Foggia e parla in un'aula magna gremita di universitari e studenti delle superiori. Introdotto e incalzato dal delegato all'Orientamento di UniFg Valentina Cuocci e dal Gip del tribunale di Trani Maria Grazia Caserta, Davigo è un fiume in piena sulla sua lunga esperienza a contatto con corrotti (e corruttori), concussi (e concussori) di tutt'Italia, parte delle oltre 4.300 persone coinvolte in Mani pulite che, fra le conseguenze, ebbe la scomparsa di alcuni partiti della prima Repubblica, Dc in testa. Quell'effetto domino che dall'arresto nel febbraio 1992 del presidente del Pio Albergo Trivulzio, Mario Chiesa, si riversò sul sistema degli appalti pubblici e della politica fino ad alcuni ex presidenti del Consiglio, in realtà ebbe dei precedenti toccati con mano proprio dal dott. Davigo. Aveva soltanto 28 anni quando da giudice istruttore a Vigevano, ha raccontato il magistrato, s'imbatté a fine anni Settanta nel primo imputato di corruzione che confessò di aver ricevuto denaro in quattro occasioni, «Aveva un anno meno di me ed era laureato - ricorda Davigo - gli chiesi: come può un ragazzo di 27 anni vendersi per 250 mila lire? La sua risposta me la porto ancora dietro "'Lei non può capire - mi disse - perché fa un parte di un mondo dove queste scelte sono individuali. Nel mio ufficio rubavano tutti... Quando il mio superiore mi ha messo in mano i soldi ho pensato che se non li avessi presi mi avrebbero licenziato. Lei però non può capire perché questo coraggio non le è richiesto", I giudici - aggiunge Davigo - sono come le suore di clausura che possono non imbattersi mai nella corruzione, o essere stupidi da non leggerne i tentativi, di certo ancora oggi, dopo 40 anni di magistratura, non so ancora se sono onesto perché di fatto non sono mai stato indotto in tentazione». La corruzione insomma è ancora senza argini, libera di attentare alla democrazia «Perchè il corrotto argomenta il magistrato - è come una prostituta: non esiste che si venda una sola volta, chi corrompe, deve farlo sempre». L'Italia però è il Paese delle contraddizioni e Piercamillo Davigo ha verificato, con l'esperien za di magistrato e con i suoi studi diventati libri, che più aumenta la frequenza dei reati più le pene diminuiscono, mentre dovrebbe essere il contrario, «Questo significa che che non c'è efficacia nella deterrenza». Così si spiega anche il paradosso di un numero di condanne per corruzione che in Italia è inferiore a quello della Finlandia, Paese meno corrotto al mondo. Eppure i casi emblematici che smentiscono questi dati, frutto di silenzi diventati sistema, sono davvero tanti, riferisce Davigo, da quell'ex ministro dei Lavori pubblici che si faceva mandare dalle Prefetture l'elenco degli incidenti stradali per avviare lavori di somma urgenza (senza gare) e prendere il 5% su appalti a ditte che quei lavori non completavano, all'ex direttore delle Molinette di Torino che comprava 800 tessere di partito all'anno perché doveva diventare assessore regionale... [a.lang.]

Foto: FOGGIA Parte del pubblico nell'aula magna di Giurisprudenza Foto Maizzi


Foto: Davigo al microfono Foto Maizzi Caserta, Davigo, Cuocci