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04/06/2019

Appalti, niente compensi minimi per i commissari di gara

ItaliaOggi - FRANCESCO CERISANO

TAR DEL LAZIO
Cerisano a pag. 33 Niente compensi minimi per i commissari di gara negli appalti. Il decreto con cui il ministero delle infrastrutture, di concerto col Mef, ha fissato in 3 mila euro a commissario l'importo minimo inderogabile dell'emolumento, è stato annullato dal Tar del Lazio con la sentenza n. 6925 del 31 maggio 2019. Il Tar ha accolto il ricorso dell'Asmel, l'Associazione per la sussidiarietà e la modernizzazione degli enti locali che già (si veda ItaliaOggi del 7 agosto 2018) aveva ottenuto dai giudici amministrativi la sospensione del provvedimento impugnato. Il Tar Lazio ha ravvisato nel dm 12 febbraio 2018 un vizio apparso evidente sin dalla sua emanazione, ossia aver travalicato i limiti imposti dal codice appalti (dlgs n. 50/2016) che all'art. 70 stabiliva che con decreto il Mit fi ssasse la tariffa di iscrizione all'albo e il compenso massimo per i commissari. Nessun riferimento, invece, alla possibilità di fi ssare un compenso minimo, peraltro, secondo il Tar, «irragionevolmente» quantificato in 3 mila euro (oltre al rimborso spese). Un importo insostenibile per molti piccoli comuni che, in quanto privi di fi gure professionali interne in grado di svolgere gratuitamente il ruolo di commissari di gara, sarebbero stati costretti a sobbarcarsi un esborso minimo di circa 11 mila euro a commissione di gara. Non solo. Un tetto così elevato avrebbe rischiato di bloccare molte gare nei piccoli comuni se si considera che il regolamento sui fondi Fesr (con cui vengono finanziati molti bandi dei mini-enti) prevede che le spese generali siano contenute nel limite massimo del 10/12%. Con una spesa fi ssa per i commissari di 11 mila euro a gara sarebbe impossibile bandire gare di importo inferiore o uguale a 91.500 euro. Di qui il ricorso al Tar Lazio che ha accolto in toto le tesi dell'Associazione guidata da Francesco Pinto. Il Tar ha respinto le argomentazioni difensive della Ragioneria generale dello stato secondo cui la fi ssazione di un compenso minimo sarebbe «un'eventualità non proibita dalla norma». I giudici amministrativi hanno ricordato che costituisce un principio cardine del nostro ordinamento quello secondo cui il legislatore «ubi voluit dixit». E «nella disposizione il legislatore parla espressamente di compenso massimo senza lasciare margini interpretativi in ordine alla possibilità di stabilire anche un compenso minimo o un compenso tout court». Inoltre, ha osservato il Tar, essendo la ratio della norma tesa a contenere la spesa pubblica, se da un lato si spiega la determinazione di un compenso massimo, altrettanto non può dirsi per la fi ssazione di un compenso minimo. Né può essere condivisa la tesi del Mit secondo cui l'aver livellato per tutti i commissari il compenso a 3 mila euro avrebbe assicurato «il decoro e la dignità della prestazione». «Il nuovo Codice appalti, introducendo l'Albo nazionale dei commissari di gara, gestito da Anac e aperto ai professionisti privati, ha spalancato le porte ai privati», ha osservato Pinto. «I professionisti del settore privato con requisiti idonei all'iscrizione all'Albo nazionale dei commissari sono almeno 400 mila, mentre i dipendenti pubblici a malapena 20 mila. Basta fare due conti per accorgersi che le commissioni sarebbero state formate al 95% da privati e al 5% da dipendenti pubblici». «L'azione di Asmel», ha concluso Pinto, «ha scongiurato il rischio di commissioni di gara appaltate ai privati, oltre ad evitare un danno erariale quantificabile in oltre 1,5 miliardi di euro».

Foto: Francesco Pinto La sentenza del Tar Lazio sul sito www.italiaoggi. it/documentiitaliaoggi