scarica l'app
MENU
Chiudi
04/06/2019

Appalti Applicare correttivi a favore del Polesine…

Il Gazzettino

Appalti
Applicare correttivi
a favore del Polesine
In nome della giusta trasparenza, delle giuste regole di competizione e del rispetto alla lettera di alcuni dispositivi del Codice degli appalti, si sta togliendo a numerose aziende polesane e del territorio la possibilità di concorrere agli appalti pubblici e questo non è assolutamente un bene.
La stazione unica appaltante della Provincia, ad esempio, sta gestendo gare molto importanti e lo fa con molta competenza; però a mio avviso sarebbe opportuno porre in essere quei correttivi, previsti dal Codice, che consentano alle aziende polesane almeno di provare a competere. Questo non significa favorirle, ma quanto meno offrire loro la possibilità di mettersi in gioco e perché no, anche nello spirito di confronto previsto dagli appalti pubblici, di crescere in competitività rispetto a imprese di altri territori che ultimamente stanno facendo incetta di appalti in Polesine con ribassi talvolta anomali.
Trovo quanto meno strano il fatto che su appalti interessanti, come quelli recenti sulle scuole, nessuna azienda polesana abbia potuto presentare offerte, quando in realtà abbiamo, e da tempo, ottimi esempi di imprese qualificate, serie e capaci.
Sarebbe opportuno raccogliere e aggiornare secondo le norme esistenti, degli elenchi di operatori per settori di attività. Sarebbe giusto, così si potrebbe aprire alla possibilità di invitare, sempre nel rispetto del principio di rotazione previsto dal Codice, anche le aziende polesane. Le si mettano in concorrenza. E se poi dovessero riuscire a vincere, di sicuro sarebbe più facile un controllo sui cantieri, un rapporto più diretto e stretto con gli operatori e le maestranze. Perché precludere a priori questa possibilità? Quante volte, ad esempio, a fronte di ditte appaltatrici che vengono da regioni lontane, si ricorre poi a subappalti problematici da gestire?
Mi piacerebbe, ma con lo spirito costruttivo di questo mio intervento, una presa di posizione da parte del presidente della Regione Veneto Luca Zaia e delle associazioni di categoria. La difesa dell'autonomia e dello sviluppo del territorio passano anche da forti convincimenti sul ruolo e le capacità delle nostre imprese, che si traducono in investimenti in macchinari innovativi, formazione, qualità delle maestranze. Non mi pare proprio sia il caso di buttare via tutto questo. O sbaglio?
Leonardo Raito
sindaco di Polesella
Capoluogo
Ecoambiente lascia
le isole nel degrado
Son lontani i tempi in cui a Rovigo, città delle rose, l'aria che si respirava (e non solo quella offerta dalla natura) era migliore: oggi le Pm10 e simili impazzano durante tutto l'inverno, gli odori di discariche si avvertono quasi tutti i giorni. secondo i venti dominanti, e altre amenità ormai stantie che preoccupano un po' tutti i rodigini. Il primo turno elettorale ormai appartiene alla cronaca: si parla ormai soltanto dell'imminente ballottaggio ed i politici di casa, vecchi e nuovi che siano, ci renderanno ancora edotti per pochi giorni in merito ai loro programmi. Essendo pertanto in tutt'altre faccende affacendati, baderanno per il momento solo all'altro tipo d'aria, che all'anagrafe fa politica. Ai posteri l'ardua sentenza, scrisse il buon Manzoni in altro contesto, nella sua celebre ode 5 maggio, ma così sarà anche per Rovigo da troppo tempo ormai vittima sia dell'incuria, delle programmazioni lasciate marcire nei cassetti, dei progetti esistenti ed abbandonati, dello sbando, eccetera, che dei buoni intenti in odore di proclami, il tutto così sideralmente lontano dal concetto di smart city, quella città intelligente capace di risorgere a guisa di Fenice dalle sue ceneri per dimostrare che l'intelligenza può fare miracoli, laddove l'improvvisazione, l'incompetenza e l'arroganza abbiano lasciato disastri e disservizi senza soluzione di continuità.
Ne cito uno emblematico: la raccolta dei rifiuti che ormai avviata in modo differenziato nelle periferie cittadine, doveva approdare nei quartieri semicentrali e in centro storico solo dallo scorso anno: il buon Collodi avrebbe potuto trovare materiale e fior di nuovi spunti per scrivere il suo Pinocchio 2, la vendetta. Non solo siamo ancora ai cassonetti vecchio tipo dove, a peggiorare la situazione, i soliti maleducati buttano di tutto e di più, infischiandosene di separare i rifiuti e dove la puzza, davvero nauseabonda, si diffonde attorno per centinaia di metri. Siamo all'abbandono vero e proprio di queste ormai ex isole ecologiche che non vengono lavate e igienizzate da anni, creando con l'imminente arrivo della bella stagione l'insorgere di rischi sanitari. Personalmente, nell'intento di conferire la plastica in un apposito cassonetto, posto lungo l'ormai trafficato viale Gramsci, ho dovuto desistere per l'ammorbante puzza che fuoriusciva non solo da quest'ultimo, bensì da tutti gli altri presenti, ad esempio quelli per la frazione umida, privi da tempo di coperchio e contornati da centinaia d'insetti di tutti i tipi. A nulla è sin qui valsa la mia segnalazione telefonica a Ecoambiente.
Mi auguro che i prossimi amministratori cittadini, al di là delle rispettive posizioni politiche, dei proclami, dei programmi da libro dei sogni, puntino diritti a quella smart city cui prima accennavo, alla realizzazione del concetto di economia circolare, alla realizzazione di un piano futuribile per la mobilità urbana, a ricreare un tessuto urbano inclusivo: condizioni queste che non costringerebbero i cittadini, me compreso, a infuriarsi per sentirsi nei panni della famosa vox clamantis in deserto; quella voce che grida nel deserto nella speranza mai sopita d'essere prima o poi ascoltata.
Flavio Ambroglini
Rovigo