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08/06/2019

Anche il Comune deve risarcire la lavoratrice della mensa

La Stampa - piero bottino

La coop condannata per il "demansionamento"
Le mense scolastiche stanno chiudendo, ma il «caso mense» rischia di riaprirsi. Il giudice del lavoro ha infatti dato ragione a una dipendente che aveva fatto causa in quanto con il cambio di appalto le erano state tagliare ore di lavoro e livello retributivo. La particolarità della sentenza è che a risarcire i danni alla lavoratrice è stata condannata la cooperativa Solidarietà e Lavoro, neo appaltatrice del servizio dopo l'era Aristor, ma anche il Comune. «Doveva verificare - dice in sostanza il giudice - che nel cambio di appalto venissero rispettate tutte le regole, in primis quelle riguardanti i contratti dei lavoratori».

Soddisfatta ovviamente la Uiltucs, il sindacato che ha patrocinato la causa: «Crediamo sia ormai chiaro che il cambio di appalto doveva essere fatto secondo le regole del contratto collettivo nazionale - dice la segretaria Maura Settimo - e che la riduzione delle ore e dei livelli sia stato un atto unilaterale da parte delle aziende». La lavoratrice fa ora altre cose e quindi non ha chiesto la riassunzione, «ma ci sono ancora 18 ricorsi pendenti davanti al giudice del lavoro, vedremo come andrà a finire» aggiunge Settimo.

La polemica era partita giusto un anno fa, quando la gara d'appalto fu vinta da Solidarietà e Lavoro, cooperativa pugliese fino ad allora sconosciuta da queste parti, che però aveva dichiarato di volersi «avvalere» del centro cottura di Luciano Artana al quartiere Pista. I sindacati già ce l'avevano perché il Comune aveva fissato la base d'asta a 2,7 milioni, mezzo milione in meno di quanto spendeva prima. E c'era stato anche il ribasso del 10% della società vincitrice: «Tutto questo - dissero sindacalisti - non può non ripercuotersi sulle condizioni di lavoro e gli stipendi dei dipendenti». Che all'epoca erano 112. Alla fine però fu solo la Uil a intraprendere la strada dello scontro, mentre la Cgil preferì trovare un'intesa: lo sciopero non ebbe successo.

La linea dura di Uiltucs è andata avanti sul piano giudiziario: a novembre un altra dipendente era stata riassunta «alle medesime condizioni contrattuali, normative e retributive già applicate da Aristor». Stavolta però anche il Comune è chiamato in causa. «Non ho ancora visto la sentenza, tuttavia posso assicurare che nel cambio di appalto tutte le regole sono state rispettate e noi abbiamo svolto i dovuti controlli, ci mancherebbe altro» dice l'assessore Silvia Straneo, preannunciando il ricorso in appello. C'è la possibilità che una serie di pronunce sfavorevoli da parte del giudice del lavoro porti alla revisione del contratto d'appalto? «Assolutamente no, il contratto è blindato, per altro sia il Comune sia la cooperativa hanno fondi appositi per far fronte ad evenienze di questo genere».

L'assessore si fa forte della sentenza del Tar che ha respinto il ricorso presentato da Dussman Camst, le due ditte in società che erano arrivare seconde nella gara d'appalto, ma contestavano il risultato e il modo con cui era stato raggiunto. Entrambe comunque punterebbero a ottenere un giudizio favorevole in secondo grado.

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