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21/12/2018

Altri 11,5 milioni per differenziata e compostaggio

Il Messaggero

La Provincia dispone un nuovo bando di finanziamento utilizzando i fondi non impiegati in precedenza dai Comuni
LE NOVITA'
Altri 11,5 milioni di euro per incentivare la raccolta differenziata dei Comuni pontini ma, soprattutto, per lanciare l'impianto di compostaggio pubblico provinciale, che potrebbe vedere la luce entro tre anni.
È il bando della Provincia di Latina, che va a recuperare somme non spese dai Comuni in bandi di anni precedenti per progetti e acquisto di strumentazioni per la raccolta differenziata, e che la Regione Lazio (ente erogatore) ha concesso di riutilizzare. Tra i progetti che si possono presentare, il potenziamento della raccolta porta a porta, la tariffazione puntuale, il miglioramento degli ecocentri comunali, la riduzione del rifiuto attraverso il compostaggio domestico. Centrale è poi l'accantonamento per l'impianto di compostaggio intercomunale a totale gestione pubblica: ciascun Comune può decidere di destinare le risorse in conto capitale (5,2 milioni di euro totali, la metà circa del valore del bando) alla sua realizzazione.
La raccolta differenziata, al termine del 2017 (gli ultimi dati disponibili) è pari al 48,95%; alcuni Comuni erano ancora sotto la soglia del 30%, tra cui Latina, ferma al 23,72%, per i cui cittadini scatterà ora l'aumento di aliquota provinciale, con un conseguente incremento della TaRi; sopra al 75% erano invece Terracina, Roccamassima, Itri, Fondi, Campodimele, Norma e Roccagorga. Ma già nei primi mesi del 2018 diverse amministrazioni hanno registrato notevoli balzi in avanti, come Minturno.
«Abbiamo dati in costante crescita - ha affermato il presidente della Provincia, Carlo Medici - questo bando privilegia e incentiva i Comuni che tardano ancora a decollare e si affianca a quello regionale per le compostiere e le isole ecologiche che invece premia chi ha quote più alte». Medici sottolinea poi la quota del bando destinata all'impianto pubblico, «tanto richiesto dalle amministrazioni, per evitare problemi subiti in passato con lo stop di grossi impianti che ha costretto a portare i nostri rifiuti in centri di trasferenza con costi esorbitanti e aumento della TaRi; renderci autonomi significherà abbattere i costi dare garanzia di qualità e continuità del servizio; inoltre, la presenza di un impianto pubblico, da 60-100mila tonnellate e del costo di 10-12 milioni di euro, disincentiverà la creazione di altri, per evitare di essere un polo di attrazione dei rifiuti. Nei prossimi giorni pubblicheremo la manifestazione di interesse per imprese del settore che possono orientarci in questa scelta, stiamo cercando di capire costi e tempi, ma ipotizziamo di chiudere il ciclo in 3 anni». L'idea è quella di «installarlo in una struttura magari già esistente, da ristrutturare: non sono grandi impianti».
Andrea Apruzzese
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