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28/11/2018

«Alla ricerca di un’opera che possa lasciare il segno»

Il Messaggero

Luigi Carlini, presidente Fondazione Carit: «C'è la volontà di investire ma non il progetto»
La Fondazione vorrebbe spendere le proprie risorse, ma non sempre ce la fa. La burocrazia nella pubblica amministrazione e la mancanza di una cultura di sistema nelle organizzazioni no profit spesso rallenta la realizzazione dei progetti. Quest'anno, ad esempio, chiudiamo il bilancio con due milioni di euro non ancora investiti, perché destinati a qualche grande opera ancora da individuare e su cui concretamente puntare».
E' un osservatorio privilegiato sulla città quello di Luigi Carlini, presidente della Fondazione Carit, che gli permette di vedere e conoscere tante città nella città. La politica, il volontariato, la sanità, la scuola, il settore economico, l'ambiente. E ne fa un'analisi profonda e realista allo stesso tempo, senza perdere la forza delle visioni.
«Da tempo è chiaro che la Fondazione ha la volontà di investire in una grande opera per la città e per i cittadini, che lasci un segno tangibile alla città ma...»
L'interesse per la Fontana di piazza Tacito, che è un progetto abbracciato già da diversi anni, si sta raffreddando?
«In effetti i tempi si sono allungati di molto; siamo pronti ad intervenire una volta fatto il distacco dei mosaici, ci auguriamo che questo avvenga a breve. La Fondazione, però, vuole avere una prospettiva più ampia, rivolgendo lo sguardo a qualcosa che sia davvero innovativo per Terni. Come un palazzetto dello sport, una struttura che sia utilizzabile non solo per eventi sportivi, ma anche culturali e musicali, e per altre iniziative».
E il teatro Verdi?
«Intanto è necessario fare una progettazione condivisa sul futuro del teatro e sulla sua gestione, che deve essere assegnata ad un imprenditore teatrale che la sappia sviluppare in un contesto nazionale con una programmazione musicale e teatrale di primo piano. Il teatro va riempito per gran parte dell'anno e per il resto va utilizzato in attività artistico-culturali ed anche produttive, proprio per mantenere i conti in equilibrio e farlo crescere. Se il progetto viene approvato, noi possiamo finanziarne una parte ma negli ultimi step, cioè nelle fasi finali, siano esse di costruzione e/o di ristrutturazione, perché comunque vogliamo essere sicuri che il teatro si realizzi».
L'assessore Dominici vi ha lanciato la proposta di diventare stazione appaltante per il Verdi.
«E' un ruolo che è specificamente previsto dall'articolo 20 del Codice degli Appalti, che tuttavia non possiamo svolgere perché la nostra mission istituzionale è radicalmente differente, in quanto siamo ben strutturati come ente sussidiario intermedio e di welfare sociale e quindi non abbiamo in house una struttura organizzativa e le competenze necessarie per la gestione e la realizzazione di un appalto edile. Tuttavia parliamo volentieri con l'assessore (ed anche con tutta la giunta, con in primis il sindaco Latini) perché ci interessa sviluppare tutte le soluzioni praticabili».
Finanziate anche molte altre iniziative, c'è chi dice che siete una sorta di assessorato alla Cultura.
«Questo ruolo non ci è consono e sostanzialmente questa attribuzione non mi piace. Non vogliamo assolutamente sostituirci al ruolo delle istituzioni. Certo, ci piacerebbe che ci fosse più coordinamento in fase di progettualità con chi, come la Fondazione, è disponibile a finanziare progetti condivisi».
I problemi burocratici nella pubblica amministrazione, come accennato, rallentano questa progettualità. Ma è una difficoltà che riscontrate in generale?
«No, diciamo che il fenomeno non è, per nostra fortuna, diffuso: ci sono soggetti con cui collaboriamo benissimo. Ad esempio, per quanto riguarda la sanità ci concentriamo sull'alta tecnologia in favore dell'azienda ospedaliera di Terni e quindi abbiamo aperto canali ormai collaudati. Con la scuola abbiamo ottimi risultati: i dirigenti ci sottopongono progetti di alto livello e noi li condividiamo e li finanziamo. Anche con il volontariato va bene. La realtà del volontariato ternano è molto ricca. Il rischio, purtroppo, è la frammentazione, rischio che incombe anche nel settore culturale-artistico-musicale. Facciamo fatica a far lavorare insieme le associazioni, per questo cerchiamo, nei bandi, di far sì che più gruppi si uniscano, anche se mi rendo conto che non è facile, in quanto necessita di un cambiamento culturale di visione. Poi, per quanto riguarda le mostre d'arte (il 6 dicembre si inaugurerà quella sui grandi Maestri attivi in Umbria tra il 300 e il 500, ndr), siamo riusciti a portare a Terni importanti testimonianze e altrettanto faremo nei prossimi mesi, anche grazie allo spazio espositivo che stiamo realizzando al piano terra di palazzo Montani Leoni. A latere ci sarà una mostra di disegni gentilmente offerti dalla Galleria Nazionale dell'Umbria con in serbo una sorpresa' per la città di Terni, rappresentata da un disegno mai visto di uno dei più grandi pittori umbri del Rinascimento. Infine è nostra intenzione intervenire anche sulla rigenerazione urbana della città, anche attraverso nuove piantumazioni e ristrutturazioni, come avvenuto per la fontana ottagonale e le sfingi della Passeggiata e largo Villa Glori».
Spesso il sindacato, in particolare la Cgil, ha sollecitato la Fondazione a investire con maggiore incisività sul tessuto economico locale.
«Siamo molto attenti al tema dello sviluppo locale, anche al fenomeno delle start up. Ma come già sottolineato in passato non possiamo intervenire in maniera diretta, possiamo farlo solo se ci sono enti pubblici, cooperative sociali, associazioni no profit che ci presentano dei progetti orientati in tal senso, dai quale possano in un secondo tempo gemmare attività produttive. Ogni nostro progetto, anche negli altri settori statutari di intervento, è finalizzato allo sviluppo sociale, culturale ed anche economico delle città di Terni e Narni. Il nostro, in conclusione, è un ruolo delicato e complesso e credo che lo portiamo avanti anche con le necessarie competenze e con un profondo e costante impegno sia della struttura organizzativa che dell'esecutivo tutto per non svalutare un patrimonio economico e culturale che vogliamo continui ad essere di sostegno e incentivo per la nostra città».
Vanna Ugolini
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