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31/05/2019

Agenda e rimpasto, Salvini ha già scalzato Conte

Il Tempo - Carlantonio Solimene

Cambio di passo
Blitz di Matteo per «commissariare» Tria Poi lo show al Senato per annunciare le misure economiche L'ultimatum ai Cinquestelle «Non accetto più perdite di tempo Il voto di domenica è stato chiaro»
c.solimene@iltempo.it • Se c'erano ancora dubbi sull'effetto che l'esito delle elezioni Europee avrebbe avuto sugli equilibri di governo, ieri Matteo Salvini li ha definitivamente fugati. Approfittando perfidamente della «quarantena» che si è imposto Luigi Di Maio nel corso del voto su Rousseau sul suo futuro di capo politico dei 5 Stelle, il ministro dell'Interno ha occupato interamente la scena mediatica e ne ha approfittato, con parole e atti, per rimarcare la propria golden share sul governo Conte. Un'autorità che il leader della Lega intende affermare sia dal punto di vista programmatico - con una serie di provvedimenti economici considerati imprescindibili per la prosecuzione dell'esecutivo sia dal punto di vista della «squadra». Salvini, infatti, fa esplicitamente i nomi dei due ministri meno graditi al Carroccio: quello dell'Ambiente Sergio Costa e quella della Difesa Elisabetta Trenta. Non minaccia la crisi, certo, ma il messaggio ai dirimpettai grillini arriva forte e chiaro lo stesso. Tutto la giornata è un susseguirsi di avvenimenti che si inseriscono in un'unica narrazione: Salvini è ormai il vero capo del governo. Si comincia dall'«irruzione» che il leader della Lega fa in mattinata a via XX settembre, sede del ministero dell'Economia. Il vertice con Giovanni Tria era annunciato, eppure veder entrare nel palazzo in blocco tutta la squadra economica della Lega - oltre a Salvini ci sono i sottosegretari Giancarlo Giorgetti e Massimo Garavaglia e i d e p u t a t i Claudio Borghi e Alberto Bagnai - fa un certo effetto. In un'ora e mezzo il gruppo detta le priorità al ministro che, visto il cambiamento dei rapporti di forza in maggioranza, si mostra meno restio del solito ad accettare i suggerimenti. Al di là del piano presentato a Tria - Flat tax, condoni, lettera di replica all'Europa con previsioni rosee sull'economia italiana, sospensione del codice degli appalti - ciò che conta è il messaggio mediatico della spedizione. Talmente forte che a stretto giro il capogruppo grillino al Senato Stefano Patuanelli è costretto a specificare che «presto anche una delegazione del M5S si incontrerà con Tria». Poi piomba sul dibattito la condanna del sottosegretario Rixi per peculato. E lo stesso Rixi smina il caso dimettendosi immediatamente. Ma, attenzione, le dimissioni sono consegnate «nelle mani di Salvini». Ed è lo stesso Salvini che le accetta «per il bene del governo». Il premier Conte non viene neanche consultato. Come sembrano lontani quei tempi in cui l'«avvocato del popolo» si era ritagliato il ruolo del giudice finale sul caso Siri. Arriva il pomeriggio e il cambio di intestazione del governo si fa ancora più evidente. Conte è impegnato a Palazzo Chigi per un Cdm di ordinaria amministrazione. Salvini, invece, approfitta di un question time al Senato perconvocare una conferenza stampa e sciorinarei provvedimenti economici già comunicati a Tria. Con un avviso chiaro ai Cinquestelle: «Non ho più tempo da perdere, l'indicazione degli italiani domenica è stata chiara: lavorare, lavorare, lavorare». Non finisce qui, perché quando al vicepremier viene rivolta una domanda sull'ipotetico rimpasto, lui non si fa alcun problema a fare nomi e cognomi. Pur premettendo che «io non chiedo niente a nessuno e decideranno i Cinquestelle», ammette che i «problemi maggiori ci sono con Trenta (Difesa) e Costa (Ambiente». Anche la posizione di Toninelli (Infrastrutture) potrebbe non essere così solida, specie se si considera che i due sottosegretari leghisti in quel ministero, Rixi e Siri, si sono dovuti far da parte. Lo show è servito, e a fare da corollario arriva la notizia fatta filtrare dal Viminale che presto saranno assunti 4.503 nuovi agenti di polizia, 2.988 entro aprile 2020. Un profluvio di argomenti che fa passare totalmente in secondo piano il plebiscito a favore di Luigi Di Maio sulla piattaforma Rousseau. In serata il premier in carica, Giuseppe Conte, convoca i capigruppo di Lega e M5S per provare a sua volta a lanciare una fase due del governo che preveda l'immediato via libera in Parlamento ai decreti Crescita e Sblocca-cantieri. Che poi questa maggioranza sia realmente in grado di rimettersi in modo resta un'enorme incognita. Non a caso a infilarsi nella conclamata frattura tra «verdi» e «gialli» ci prova Giorgia Meloni, che alle agenzie elenca una «agenda sovranista» con misure dettagliate su lavoro, famiglia e sicurezza». La proposta è che il governo Conte possa accogliere le idee di Fratelli d'Italia: dalla Flat tax «incrementale» agli asili nido gratuiti per tutti passando per l'esclusione dal reddito di cittadinanza dei condannati in via definitiva. Ma l'impressione è che il messaggio della Meloni stia nel non detto: per realizzare questo programma ci vorrebbe un governo interamente sovranista. Quello che, stando alle simulazioni, potrebbe venir fuori se si tornasse rapidamente alle urne. Magari già a settembre. Bisogna solo capire fino a quando i grillini riusciranno a fare buon viso di fronte allo sfrenato attivismo salviniano. ©RIPRODU2IONE RISERVATA