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18/12/2018

Acqua, luce e gas Servizi a rischio Il no dei lavoratori

Corriere di Bologna

Economia
Lo sciopero contro il codice degli appalti
Il timore è lo spezzatino dei servizi di erogazione luce, acqua e gas. Associato ad un abbassamento della qualità, ad uno spacchettamento del personale e alla carenza di risorse per investire nell'ammodernamento delle infrastrutture e n e r g e t i c h e . Pe r d i re n o a «una rivoluzione» che potrebbe smantellare la gestione dei servizi essenziali così come sono stati forniti negli ultimi 40 anni, una cinquantina di lavoratori ha manifestato ieri in piazza Roosevelt. Una delegazione è stata ricevuta in prefettura e nei prossimi giorni la prefetta Patrizia Impresa invierà al governo una lettera per evidenziare le criticità segnalate dai sindacati. Al centro della protesta, inserita nello sciopero nazionale di Filctem-Cgil, Femca/FlaeiCisl e Uiltec-Uil, l'articolo 177 del codice degli appalti che obbliga i titolari di concessioni che abbiano ricevuto l'affidamento «senza gara», come Enel, Hera e Iren, ad assegnare ad altre società terze una quota pari all'80% dei propri contratti mentre solo per il restante 20% potranno ricorrere alla gestione diretta attraverso proprie società controllate o collegate. E ancora: la riforma del servizio idrico integrato in dis c u s s i o n e a l l a C a m e r a e l'esclusione della geotermia convenzionale dagli incentivi per le fonti di energia rinnovabili. «In pratica- spiega la coordinatrice regionale Filctem in Enel, Nadia Trebbi - i concessionari verrebbero espropriati delle proprie attività tecniche inerenti la concessione, divenendo delle semplici stazioni appaltanti prive di ruoli operativi e gestionali e determinando una polverizzazione a favore di terzi». In ballo sotto le Due Torri ci sono un migliaio di lavoratori. Basti pensare che solo Hera in regione ha più di 8500 dipendenti, quasi tutti a tempo indeterminato. Vi è poi un indotto fatto di interinali, lavoratori a tempo e collaboratori delle cooperative. «I dipendenti sono preoccupati che dal primo gennaio si proceda con un'esternalizzazione di gran parte delle attività - prosegue il segretario regionale Flaei-Cisl, Roberto Petri - . Se la norma venisse app l i c a t a m o l t e s o c i e t à s i trasformerebbero in piccole e medie società appaltatrici che dequalificherebbero servizi essenziali». Petri segnala poi che, nonostante lo stop proc l a m a to , « m o l t i l a vo r a to r i hanno responsabilmente derogato allo sciopero per intervenire nella riparazione dei tanti guasti causati dal maltempo in regione e nelle Marche». «Ci accusano di fare uno sciopero politico - chiude Fausto Chiodini della Uiltec regionale - , ma qui si rischia di tornare indietro di 40 anni. La frammentazione gestionale a cancellerebbe i risparmi delle economie di scala, bloccherebbe 2,5 miliardi di investimenti sulle infrastrutture e destabilizzerebbe il posto di lavoro di circa 70.000 addetti in Italai, mentre si rischierebbe l'aumento delle tariffe dei servizi». Alessandra Testa © RIPRODUZIONE RISERVATA

Da sapere

● Oltre alla norma sulle concessioni, preoccipanpo a riforma del servizio idrico integrato in discussione alla Camera e l'esclusione della geotermia convenzionale dagli incentivi per le fonti di energia rinnovabili ● I dipendenti temono che dal primo gennaio si proceda con un'esternalizza zione di gran parte delle attività

80%

È la percentuale di contratti che le aziende sarebbero costrette a cedere in appalto

Foto: Esterno La multiutility Hera ha in regione 8.500 dipendenti

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