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30/09/2018

«Meno tasse, più investimenti: l’Italia tornerà a crescere»

Libero - SA.DA

La legge di Stabilità spiegata da Massimo Garavaglia (Lega)
«Aver interrotto un percorso di riduzione del deficit può essere visto dai mercati come una cosa negativa. È scontato. Adesso è importante spiegare che il nostro obiettivo è far crescere il Paese». Massimo Garavaglia, leghista, vice ministro all'Economia, dopo l'approvazione della nota di aggiornamento del Def e la reazione allarmata di Bruxelles e delle Borse, invita alla cautela: «Al momento c'è un cornice programmatico. Aspettiamo la stesura finale della manovra. Un bilancio andrà fatto solo quando entreremo nel dettaglio delle misure». I 5stelle sembrano aver imposto il loro programma più di quanto non abbia fatto la Lega. È così? «Non piantiamo bandierine. Ragioniamo per obiettivi. Quello primario della Lega è favorire la crescita. E anche le misure richieste dai Cinquestelle vanno in questa direzione». Il disequilibrio dei conti crea allarme in Europa. «Senza l'extra deficit le cose forse potevano andare meglio nel breve periodo. Non nel medio-lungo. Dal 2012 in poi, in presenza di un forte avanzo primario, fatto di tante tasse e tagli alla spesa, cosa si è ottenuto? Il rapporto debito/ Pil è schizzato di 10 punti, i servizi sono peggiorati, il fondo sanitario è sotto il 6,5 del Pil, la disoccupazione giovanile è esplosa. Quella ricetta non ha funzionato». Con quali puntate alla crescita? «Con il pacchetto fiscale e con gli investimenti. Nel primo c'è l'ampliamento del regime dei minimi che permetterà a tanti giovani di mettersi in gioco. Non solo. Sosteniamo commercianti e artigiani con la cedolare secca per gli affitti commerciali. E tagliamo la burocrazia superando gli studi di settore e il redditometro». Poi c'è il taglio dell'Ires. «Ed è enorme. Dal 24 al 1%. Alle aziende in cambio chiediamo di fare tre cose: investire, assumere e aumentare il capitale». Con il reddito di cittadinanza si ha crescita o assistenzialismo? «Chiariamo subito: non è un sussidio per stare a casa, lo dicono anche gli amici dei Cinquestelle. Dipende da come lo si attua. Già oggi ci sono esempi virtuosi di Comuni che danno la possibilità a persone in difficoltà di mettere a disposizione il loro tempo svolgendo servizi per le strutture pubbliche. È una cosa buona e giusta che crea anche enormi risparmi». L'Italia è osservata speciale. Temete la bocciatura della manovra? «In passato altri dichiaravano l'1,7 di deficit e poi arrivavano al 2,5%. A noi onteressa convincere gli investitori che la manovra è rivolta alla crescita e all'attrazione di capitali». In che modo? «Ad esempio, ponendo l'accento sugli investimenti. Il grande malato del nostro Paese è la domanda interna e, in relazione a essa, il settore delle costruzioni. Il problema non sono le risorse, ma la capacità di spendere. Abbiamo circa 5-6 miliardi l'anno e l'obiettivo è di rimuovere gli ostacoli per investirli tutti». Come pensate di riuscirci? «Anzitutto eliminando regole stupide. Dal divieto per i Comuni di spendere l'avanzo di bilancio (già fatto), alla revisione del codice degli appalti, all'utilizzo di forme di spesa più veloci. Esempio: l'Anas ha a bilancio possibilità di investimenti per svariati miliardi di euro. Ma per fare una nuova strada ci si imbatte contro un muro di burocrazia. Per fare un intervento straordinario di manutenzione, invece, non serve alcun permesso». L'obiettivo non è fare, ma rifare. «Esatto. L'Italia è un paese che per troppi anni ha sofferto di "nastrite". Era più bello inaugurare opere nuove che ristrutturare quelle esistenti. Questa rotta va invertita». © RIPRODUZIONE RISERVATA

Foto: M. Garavaglia [LaP]

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