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19/06/2019

E il bando va semideserto la licenza costa troppo

La Repubblica - v.v.

Problemi per le auto che devono trasportare disabili (l'allestimento è caro) e anche per le vetture elettriche, la cui ridotta autonomia resta un forte deterrente
Il bando comunale per ampliare l'offerta di taxi riesce solo a metà.
Dopo l'avvio della procedura per il rilascio di 36 nuove licenze, solo 18 sono in procinto di partire. Altre 5 forse lo faranno in futuro, ma gli assegnatari di queste ultime per il momento hanno scelto di tenerle "congelate" in una graduatoria che è valida 4 anni, riservandosi di avviare l'attività più avanti. È invece andato deserto il bando per le 6 licenze di taxi prioritario per handicap incluse nelle 36 citate. A giudizio dei candidati, i requisiti chiesti sono troppo vincolanti e pertanto poco appetibili sul piano economico, anche perché l'allestimento per ospitare le carrozzine, eseguibile solo in ditte specializzate (a Cervia e a Reggio Emilia) costa dai 7 ai 12 mila euro. Un altro problema, a giudizio dei taxisti, è rappresentato dalla scarsa offerta sul mercato di mezzi che soddisfino i requisiti chiesti dal bando.
«Noi sosteniamo che non ne esistono - spiega Massimo Naldi, taxista con servizio prioritario -, il Comune dice che invece ci sono e noi per questo abbiamo chiesto che ci indichino i modelli giusti». In sostanza, per esercitare il servizio di taxi prioritario, occorre avere un mezzo eco-compatibile, vale a dire elettrico, ibrido, a gpl o a metano.
Oltre a ciò sono necessarie dimensioni precisate nel bando stesso. Il problema si porrà anche per gli attuali taxi prioritari, giacché entro la fine del 2021 non potranno più circolare i mezzi a benzina e gasolio attualmente utilizzati. «Io - riprende Naldi - ho un mezzo da nove posti diesel, ma se anche prendessi la versione a benzina, non potrei convertirlo a gas in quanto non c'è lo spazio né per le bombole del metano, né per la ciambella del gpl». Il rebus dovrà essere risolto, se non si vuole che il servizio taxi per chi non cammina si riduca drasticamente anziché crescere.
Tornando alle licenze, il Comune le ha messe a bando per un valore di 175 mila euro, vincolando il rilascio all'utilizzo di un mezzo totalmente elettrico. Il costo della licenza è stato equiparato a quello dell'analogo bando uscito a Firenze per 70 nuovi taxi, anche quelli elettrici. Nel caso del capoluogo toscano il bando ha trovato risposta.
Al costo della licenza va quindi aggiunto quello dell'auto elettrica che attualmente, per un'autonomia di 270-280 chilometri giornalieri di media di un taxi bolognese, costa dai 60 mila euro in su. Al momento c'è un solo taxi elettrico in servizio e nei primi mesi di esercizio il problema dell'autonomia e della ricarica si è presentato come un potenziale deterrente.
Il Comune sostiene che il prezzo è concorrenziale in quanto sul mercato libero il costo è tra i 90 mila e i 100 mila euro superiore. Dunque, la spesa dell'auto elettrica sarebbe comunque inferiore al maggior esborso che un autista dovrebbe affrontare se acquistasse una licenza da un collega che cessa l'attività. Sta di fatto che mentre qualche anno fa il permesso per guidare un'auto pubblica era molto richiesto, ora non sembra sia più così, anche se la carenza di taxi è un dato riconosciuto dalla stessa categoria. Incertezza sul futuro della mobilità, crisi economica o la paura dell'arrivo di Uber, presenza già piuttosto ingombrante in altri Paesi europei? «In realtà ci sono troppi vincoli, specie per il trasporto prioritario dell'handicap, cosicché in tanti hanno rinunciato» chiosa Nanni. «Su quest'ultimo capitolo, non vorremmo avere una controversia col Comune, ma la situazione è molto confusa, soprattutto sulla scadenza del 2021 riguardo la quale esigiamo dei chiarimenti», conclude.
Anche sull'auto elettrica incombono perplessità e limiti oggettivi, a giudizio dei taxisti. Almeno stante la tecnologia attuale. La ridotta autonomia, la scarsità di colonnine di ricarica e la durata delle batterie sono altrettanti deterrenti.
- ©RIPRODUZIONE RISERVATA In primo piano Assessore e conducente Irene Priolo e, sopra, Stefano Liparini, primo tassista in città con l'auto elettrica