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08/11/2018

Un’altra giustizia è possibile?

Il Risveglio Popolare

the jericho mile OLTRE IL MURO UN SEGNO DI SPERANZA
, Un'altra giustizia è possibile? E' questa la domanda di fondo su cui al convegno nazionale nelle carceri di Montesilvano (Pescara) si sono interrogati i cappellani, con volontari ed operatori penitenziari. Su Famiglia Cristiana del 24 ottobre scorso c'era un lungo articolo di Elisa Chiari, da cui vorrei trarre spunto per una riflessione al riguardo, secondo una visione laica, quella del professore di diritto penale Luciano Eusebi, e una cristiana, sottolineata dall'arcivescovo di Pescara, monsignor Tommaso Valentini, che si sono confrontati durante il convegno. " Non è solo questione di misericordia ", dicono, " è che l'occhio per occhio non previene il crimine ". Un'altra giustizia è possibile? Una giustizia che non si limiti a retribuire il dolore causato con il dolore di una sanzione punitiva inflitta? Nessuno si nasconde che siano domande spinose nella società civile, tentata da esigenze di sicurezza, e pure in una Chiesa in cui l'istanza di Papa Francesco per il primato della misericordia trova tante resistenze... Da ogni parte si invocano pene esemplari ("O cchio per occhio... ") che, invece di risolvere il problema della criminalità, inaspriscono solo gli animi e non agiscono sui fattori che generano crimini. " Il crimine si previene anche scrivendo una buona legge sugli appalti, scrivendo norme per superare i paradisi bancari, contro il nero fiscale, lavorando a potenziare, non a demolire il servizio sociale, ma questo non porta consenso alle elezioni come aumentare le pene. Per la stragrande maggioranza i reati perseguono tornaconti economici, se vogliamo prevenirli dobbiamo renderli poco convenienti: aumentando i controlli non aumentando le pene" . (E' sempre voce del professore Eusebi). Alla parte più laica e tecnica fa eco il discorso più strettamente religioso, ma concreto, dell'arcivescovo: "Quando si pensa al reato nella Scrittura si pensa alla legge del taglione: occhio per occhio, che però storicamente non è nato per invitare alla reciprocità della pena, ma per disinnescare la vendetta. Sul tema del male commesso Gesù viaggia su tre direttrici: misericordia, perdono, pentimento". Queste tre direttrici sono valide: "non solo da un punto di fede ma anche da un punto di vista umano, e infatti su di esse fondano i presupposti la cosiddetta mediazione penale e la giustizia riparativa. Se si esclude una delle tre, infatti, si esclude una delle parti e non si arriva al risultato di riparare la ferita inferta alla società con il reato. Devono agire tre persone: il colpevole, la vittima, la comunità". I tre elementi - ribadisce l'arcivescovo - sono imprescindibili: "Se agisce solo il colpevole c'è solo il pentimento. Se agisce solo la vittima c'è solo il perdono. Se agisce solo la comunità c'è solo la misericordia ". Certo c'è il rischio che questo sembri un discorso utopistico o almeno ingenuamente ottimistico... eppure credo sia l'unico modo per realizzare un'altra giustizia vista in un'ottica cristiana e umana. " Ero carcerato e mi avete visitato". "Quello che avete fatto a ognuno di questi piccoli l'avete fatto a me" . D'altronde chi opera in carcere constata quotidianamente che così com'è non mantiene ciò che promette, neppure in termini di sicurezza sociale e civile! margherita genta

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