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22/09/2018

un paese da rigenerare

Il SETTIMANALE di QI - Guglielmo Pelliccioli

Investire in sicurezza per vincere la sfida della riqualificazione del nostro patrimonio immobiliare
certo, ci sono tante cose da fare nel programma di ogni governo. anche quelle seduttive e sedative che sono state alla base del successo del voto, di volta in volta. ma ci sono sicurezza e crescita dei cittadini e del paese, e queste non possono essere svendute. devono essere, sempre, al primo posto. È di queste emergenze che la politica deve incomin ciare ad appassionarsi, e deve cominciare ad appassionarsi in fretta, magari prima che cada un altro ponte o un soffitto, con un'altra drammatica, ingiu sta, evitabile strage di innocenti. viviamo un contesto dove la relazione tra procedure amministrative e codice appalti sta diventando la tomba dell'avvenire delle opere pubbliche in italia. un codice degli appalti ambizioso, forse anche troppo, calato in un contesto amministrativo e normativo rigido e procedurizzato, mediamente impreparato e inadeguato a riceverlo: sul fronte delle imprese e della pubblica amministrazione. un blocco oggi strutturale per il paese, che invece di rendere fluida la fase di programmazione, gara e cantieramento delle opere, diventa oggi un labirinto di specchi dove orientarsi è pericoloso, improbabi le. Un quadro normativo dove perfino giuristi e avvo cati si muovono con difficoltà. E in questo contesto, committenti ed imprese, sono stati lasciati soli. E finché il sistema delle imprese si lamenta, siamo retrogradi, ancorati al passato, lontani dalla realtà, dal progresso. Ma quando perfino i Sindaci, i Comuni, si uniscono alle lamentele e assecondano un grido di allarme con le imprese, e mi riferisco al recente mo nito lanciato dall'associazione nazionale dei comuni d'italia e dall'associazione nazionale dei costruttori edili, forse vale la pena di attaccare la spina, sintonizzarsi, e muoversi! provate a chiedere ai cittadini della zona del cratere (i terremotati di amatrice e di accumoli, per esempio) che cosa ne pensano delle normative sulle discariche e sulla rimozione delle macerie, ferme da oltre due anni in attesa di un destino. caliamoci tutti noi nel la prospettiva di questa gente, violentata prima dalla natura inesorabile e poi avvilita dalla procedura, dalla norma, dal cavillo, dalla legge e dalla burocrazia. ance ha fatto molte battaglie su questo tema. la recente campagna "Un Paese da codice rosso" ha generato un sito per raccogliere tutte le situazioni di opere pubbliche bloccate, a rischio, dimenticate. le segnalazioni sono innumerevoli, in aumento, da rab brividire. Se la politica non reagisce bisognerà sostenere la protesta dei cittadini, bisognerà spiegare cosa non funziona in questo paese e non lasciar cadere la tensione. cambiare approccio è indispensabile e per farlo bisogna agire sulla cultura del bene collettivo. Come tu stesso hai dichiarato nella tua relazione il mondo ANCE è estremamente parcellizzato con aziende spesso di uno o due dipendenti. È chiaro che con queste dimensioni non si possono imma ginare percorsi di crescita nè culturale nè dimen sionale. Vi siete posti il problema in Associazione e quali ipotesi di soluzione vi siete dati? in 10 anni il settore, tra occupati diretti e dell'indotto, ha perso più di 600 mila unità a livello nazionale. anche nel nostro territorio le costruzioni registrano una progressiva riduzione della base imprenditoriale e occupazionale, abbiamo perso quasi il 30% della capacità produttiva. Nonostante questo, nel 2017 Camera Metropolitana registra iscritte 55.505 imprese attive, di cui più della metà sono ditte individuali, le società di capitali sono solo il 27,4%, con una media di addetti per impresa di 2,2 unità. va amaramente stigmatizzato che il mondo delle im prese di costruzioni si è ridotto ad un sistema di micro realtà alle quali peraltro, è affidata la tutela della sicurezza e del valore patrimoniale delle famiglie. un esercito di partite iva, soggetti titolati a fatturare, che possono operare in cantieri edili senza particolari requisiti in termini di competenze riscontrabili, di mezzi e di capitali. da anni denunciamo l'insostenibilità di un sistema che consente, senza bisogno di alcuna qualifica pro fessionale, l'esercizio dell'attività di impresa nel settore delle costruzioni. Bisogna puntare a una seria qualificazione delle im prese che metta fine a questo assurdo proliferare di "imprenditori" improvvisati, che popolano poi un sottobosco non controllabile e che alimenta pesanti distorsioni concorrenziali. bisogna porre barriere all'accesso e qualificare chi è nel mercato. Serve un sistema più incisivo di controllo per far emergere questo fenomeno. per questo abbiamo proposto al Comune di Milano il progetto "cartelli di cantiere" con l'obiettivo di imporre per tutti i cantieri, anche per i micro interventi non soggetti a permessi edilizi, l'esposizione visibile di un cartello che con senta ispezioni attraverso l'uso di una lettura digitale delle informazioni riportate. per le imprese iscritte alla nostra bilateralità, formazione professionale e di sicurezza sono a livelli elevatissimi sotto il profilo qualitativo ma anche quanti tativo. così non avviene per tutti quelli che operano nei nostri cantieri, che non applicano il nostro contratto di lavoro speculando sul costo sulla pelle dei lavoratori. ci siamo ampiamente confrontati con le organizzazioni sindacali di settore e con le organizzazioni artigiane su questo tema, convenendo nell'ultimo contratto collettivo provinciale di settore dell'edilizia, recentemente rinnovato, che è interesse di tutte le imprese che rappresentiamo lavorare per giungere a regole unificate per quanto riguarda formazione e si curezza del lavoro in cantiere. Assimpredil Ance sta lavorando per la qualificazio ne, la formazione tecnico professionale e la crescita delle competenze. ma stiamo anche lavorando con servizi di accompagnamento specifici come lo Spor tello digitalizzazione e bim con una capillare azione di alfabetizzazione e di ricucitura delle relazioni tra pezzi della filiera. l'aggregazione tra imprese è ancora un fenomeno sporadico, ma si sta affermando un nuovo modello re lazionale di filiera con logiche molto innovative: i con tratti collaborativi iniziano ora a imporre nel mercato un diverso approccio tra i soggetti della commessa e stiamo definendone i contenuti tipo. e poi c'è il tema delle norme, a partire dal codice dei contratti su cui abbiamo fatto molte battaglie con scarsi risultati. da un lato ci si chiede di diventare più industria delle costruzioni e dall'altro si demolisco no tutti i presupposti perché questo possa avvenire: dall'uscita del codice i bandi emessi hanno spezzettato i valori delle gare per sottrarsi all'offerta economicamente più vantaggiosa e poter continuare nel più facile percorso del massimo ribasso. È stata bandita l'offerta integrata che comportava una capacità di integrare progettazione ed esecuzione. il committente pubblico, che ha il dovere di agire coerentemente all'obiettivo di far crescere un mercato più strutturato e qualificato, è completamente mancato e non si ve dono segnali di un cambio rapido di rotta. Il tema del futuro per il mondo immobiliare è la ri generazione che in buona parte rappresenta già una buona fetta del fatturato delle vostre imprese. Però anche qui occorrerebbe avere un visone strategica più ampia su ciò che si vuole fare per le città e i cen tri urbani e su come farlo. È indubbio però che se partisse un progetto di ampio respiro per l'industria immobiliare del Paese, ma più in generale per l'ap parato produttivo, sarebbe una crescita di dimensio ni colossali. Perchè è così difficile dare il via a un progetto di così ampia e indiscussa valenza? il nostro paese ha visto, tra gli anni cinquanta e la fine degli anni ottanta, un periodo di grande sviluppo delle infrastrutture, delle reti della mobilità, delle con nessioni fisiche, dell'avvicinamento dei distretti, dei territori, delle economie, delle regioni e delle persone, dei trasporti. poi si è fermato. alla manutenzione di ponti, dighe, strade, alla costruzione di nuove reti, al completamento di un progetto per il futuro sono arrivate altre priorità, giocate sulla contrapposizione delle posizioni, sulla prevalenza ideologica prima, sul successo elettorale dopo e durante. il paese si è avviluppato in un groviglio burocratico amministrativo che ci ha portato ad oggi. negli ultimi 10 anni la crisi ha rallentato qualsiasi processo di innovazione nel comparto delle costruzioni, i tecnici nella pubblica amministrazione sono diventati un optional e sono stati progressivamente rimossi o delegittimati. la struttura dello Stato si è spostata sempre più sulle funzioni amministrative e le leggi non organiche ne hanno impedito una effi cace e sana organizzazione. ci siamo impantanati nella burocrazia, a tutti i livelli istituzionali, incapaci di una azione efficace di controllo a valle, le procedu re a monte sono divenute il pretesto per rallentare gli investimenti. in questo contesto, anche le imprese hanno perso il loro ruolo fondamentale di appaltatori responsabili. hanno vinto le derive, le più indegne e le più spaventose. e con l'esito strutturale della pre carietà diffusa, accentuata dalla peggiore crisi economica della storia, siamo arrivati ad oggi. le risorse sono andate altrove, a coprire la spesa corrente. e pazienza se un piano generale di manutenzione straordinaria di infrastrutture e opere civili avrebbe potuto creare occupati, pil, crescita o nascita di nuove aziende, reddito e imposte: non era un problema del paese ma del settore delle costruzioni. la politica ha fatto scelte diverse, l'importante è essere seduttivi e sedativi, da oltre 25 anni si continua a giocare d'azzardo, vengono giù ponti, crollano soffitti nelle scuole, edifici pubblici abbandonati all'incuria diventano inagibili, l'invarianza di interventi sul territorio consente alla natura di scatenarsi, intere zone vengono alluvionate almeno una volta all'anno. Si muore per una frana o si annega sotto un cavalcavia per una giornata di pioggia. ogni tre/cinque anni un terremoto distrugge qualche zona del paese. ma non basta, si fronteggiano le emergenze e si ri manda un piano strutturale per il paese. e se questo è il quadro dei lavori pubblici non certo si può essere ottimisti sul fronte del mercato privato. Semplificazione e snellimento sono ancora una uto pia, tempi e modi di operare della pubblica amministrazione sono lontani dai tempi e modi del mercato: ci vogliono ancora anni per completare le pratiche urbanistiche in un quadro di regole incerto e che cambia ogni cambio di amministrazione. È difficile invertire questo modello Pae se perché nel tempo è cresciuto il potere della burocrazia che vive e prospera nella complessità, che detiene la conoscenza dei processi che essa stessa ha generato a legittimazione della sua esistenza. Scardinare questo modello è difficile e lo sa bene anche chi cerca di cambiare da dentro il sistema. la politica non ha la forza, e forse la volontà, di sostenere una innovazione strutturale e il paese non riesce a liberare le potenzialità di crescita. basti pensare che ancora c'è incertezza sulla stabilità di misure come il sismabonus e l'ecobonus che hanno sostenuto il rilancio del comparto delle ristrutturazioni. e per finire c'è il tema della fiscalità e della miopia di visione strategi ca che continua a considerare la casa come risorsa per incrementare le entrate dello Stato. Fiscalità, semplificazione, inve stimenti: non c'è una ricetta già scritta ma se il paese vuole ritornare a crescere dovrà iniziare a mettere mano a questi tre aspetti e avviare quella riforma strutturale che da tempo chiediamo.persona marCo dettori soCietà
assimpredil anCe interviste qitv
marco dettori Assimpredil ANCE gabriele buia ANCE

Foto: Non credo di essere un eroe, sono un imprenditore che vive sulla sua pelle ogni giorno le inefficienze di questo Paese, e che vuole risposte


Foto: C'è urgenza di riorganizzare lo Stato, riportare una base tecnica preparata e competente sul campo, a tutela degli investimenti, dei cittadini e delle imprese


Foto: Se la politica non reagisce bisognerà sostenere la protesta dei cittadini, bisognerà spiegare cosa non funziona in questo Paese e non lasciar cadere la tensione


Foto: Bisogna puntare a una seria qualificazione delle imprese che metta fine a questo assurdo proliferare di "imprenditori" improvvisati, che popolano poi un sottobosco non controllabile e che alimenta pesanti distorsioni concorrenziali


Foto: Le risorse sono andate altrove, a coprire la spesa corrente. Un piano generale di manutenzione straordinaria di infrastrutture e opere civili avrebbe potuto creare occupati, PIL, crescita o nascita di nuove aziende, reddito e imposte

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