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27/09/2018

«Siamo un settore esasperato stremato da norme bloccanti»

Economy - Riccardo Venturi

COVERSTORY / INFRASTRUTTURE
Intervista con Gabriele Buia, presidente dell'Associazione nazionale costruttori edili: «Le risorse ci sono, ed anzi sono state aumentate negli ultimi tre anni. Il problema è che questi fondi non diventano opere»
HA MINACCIATO "AZIONI ECLATANTI", DI "SFILARE FIANCO A FIANCO CON IL SINDACATO PER RECUPERARE LAVORO E OCCUPAZIONE" SE NELLA PROSSIMA LEGGE DI BILANCIO NON CI SARANNO NORME SERIE PER IL RILANCIO. Gabriele Buia, presidente di Ance, Associazione nazionale costruttori edili, definisce il settore "stremato ed esasperato" da 10 anni di crisi, dalla quale l'edilizia non è mai riuscita a uscire. In questa intervista Buia spiega che non si tratta più di un problema di risorse, ma dell'impossibilità di spenderle. «Nelle ultime tre leggi di bilancio gli stanziamenti per le costruzioni sono aumentati del 70% sull'anno precedente. Il problema è che questi fondi non diventano opere, manca la creazione del valore aggiunto». Presidente, perché i miliardi stanziati non diventano cantieri? Perché si è sedimentata negli anni una normazione continua, che condensandosi ha rallentato tutti i processi approvativi: prima la parte politico-decisionale con i pareri degli enti coinvolti, poi quella progettuale e in seguito quella del bando. In mezzo ci sono l'autorizzazione del Cipe e quella della Corte dei Conti. Questo arco temporale dura anni. Da dove si comincia per risolvere l'impasse? Qual è il bandolo della matassa? Non c'è un solo bandolo della matassa quando i progetti devono passare da decine di enti, decine di approvazioni, conferenze di servizi tutt'altro che rapide. Il Cipe impiega anni per le autorizzazioni, per ogni progetto che via via viene modificato; non decide solo sul progetto iniziale, ma su ogni variazione. Poi c'è l'autorizzazione di tutti gli enti coinvolti. Il problema è che le autorizzazioni amministrative, seppur riferite a un'entità unica, devono andare alla Corte dei Conti, che impiega 60 giorni per ogni singolo istituto o emendamento. Ci fa un esempio di ritardo da burocrazia amministrativa? Il contratto di programma Anas 2016-2020 avrebbe sbloccato 30 miliardi circa, in parte per le manutenzioni e in parte per le nuove infrastrutture. È stato sottoscritto dalla Corte conti il primo dicembre 2017: in questo modo abbiamo perso due anni! Ora partiranno le progettazioni, ma le risorse stanziate per il quadriennio ormai non verranno utilizzate integralmente. In parole povere la problematica è questo eccesso di burocrazia amministrativa inefficiente, che impedisce l'utilizzo delle risorse. Quando una legge di bilancio viene approvata, si ipotizza che i fondi vengano utilizzati. Invece spesso questo non accade. È successo anche con il Def 2017? Proprio così. Nel Documento di programmazione economica finanziaria 2017 era previsto un aumento del 2,8% della spesa in infrastrutture rispetto all'anno precedente, pari a circa un miliardo. A settembre la previsione è stata abbassata, da 2,8 è scesa a 0,4, pari a 150 milioni. Ma alla fine del 2017 c'è stata una riduzione del 5,6%, pari a due miliardi. Insomma la spesa doveva aumentare di un miliardo e invece è calata di due. Le nostre previsioni sugli investimenti totali in costruzioni per quest'anno parlano di una crescita del 2,4%. Ma aspettiamo ancora una volta la correzione di settembre, le elezioni hanno rallentato le procedure... Vedete segnali di svolta? Quando si entra in una crisi che per il nostro mondo è decennale, visto che siamo l'unico settore industriale che non ne è mai uscito, diventa tutto difficile. Qualche dato positivo è arrivato: mi riferisco all'aumento dei bandi nei primi 4 mesi dell'anno. Ma siamo ancora pessimisti, anche se aumentano i bandi i dati sulla nostra occupazione continuano a scendere. Dopo 10 anni di crisi l'unico dato importante, il vero segnale della svolta deve essere necessariamente l'aumento dell'occupazione. Ma attenzione anche a un altro aspetto che ritengo cruciale. Prego. Se l'edilizia è in crisi da tanto tempo non è un problema del settore, ma del Paese. Quel che stiamo vedendo e di cui stiamo discutendo in queste settimane, la scarsità della manutenzione, lo stato precario delle infrastrutture e così via, denota non solo un settore, ma un sistema Paese in fortissima difficoltà. Noi costruiamo infrastrutture, ma è altrettanto vero che le infrastrutture non sono solo relegate al mondo delle costruzioni, sono un problema del sistema Paese. Se non rilanceremo con un vero piano Marshall la manutenzione delle infrastrutture esistenti e gli investimenti in nuove infrastrutture per colmare il gap che ci divide dall'Europa, le nostre industrie non riusciranno a essere competitive. Il tema quindi è strettamente collegato a quello della crescita. Parliamo di un settore importante per la crescita del PIL, o per meglio dire del cuore pulsante del PIL generato dal mercato interno. L'export vale circa il 30% del PIL, il mercato interno il 70%. E noi abbiamo una parte rilevante del mercato interno, ma siamo l'unico settore industriale che non risponde a segnali di crescita. Il fatto che l'anno scorso il PIL della Grecia sia cresciuto dell'1,9% e il nostro solo dell'1,5 è ancora una volta sintomatico di un malessere generalizzato del sistema Paese. Dobbiamo mettere in atto rapidamente misure concrete per rilanciare la nostra economia, anche per non avere problemi con il pagamento degli interessi sul debito pubblico. Siete stati molto critici anche sulle novità introdotte dal 2016 nel Codice appalti. Il nuovo Codice appalti ha fallito l'obiettivo per il quale era stato ipotizzato. Dopo 2 anni dall'entrata in vigore della riforma, su 60 provvedimenti attuativi ne sono stati adottati meno della metà. Si era detto che il codice era inderogabile, ma il primo a derogare è proprio lo Stato. E successo per le Universiadi di Napoli e le finali di coppa del mondo e i campionati mondiali di sci alpino di Cortina d'Ampezzo, dove i commissari hanno avuto poteri ulteriori. Quando lo Stato è in difficoltà capisce che il codice non è utilizzabile. Abbiamo detto fin dal 2016 che era inadeguato per ridare opportunità di crescita al settore. La nostra posizione all'inizio era considerata strumentale, ma oggi anche lAnci, lAssociazione dei comuni italiani, ha condiviso un'azione mirata per una modifica sostanziale di questo codice. Non una cosa da poco, visto che i comuni sono i principali enti appaltanti. Ci fa un esempio concreto del malfunzionamento del Codice appalti? L'istituto del sorteggio: la mia impresa per poter solo partecipare fa domanda, e entra in un'urna. L'amministrazione pubblica sorteggia un numero limitato di concorrenti, e solo loro possono presentare un' offerta. Come si fa a parlare di qualità quando ci si affida alla sorte? E evidente l'illogicità dell'istituto. Ancora, si voleva limitare il subappalto, senza tener presente la struttura imprenditoriale e in contrasto con la normativa europea; inoltre non riusciremo mai a ridurre le stazioni appaltanti a breve termine, e i tempi di contenzioso sono biblici. Anac dovrebbe fare il controllore, e meno il regolatore. E poi c'è un altro grande problema. Quale? L'introduzione del Codice appalti ha provocato il blocco delle firme dei dirigenti della PA sulle procedure pubbliche, dovuto al fatto che rischiano in proprio. La Corte dei Conti potrebbe chiedere loro di pagare personalmente un danno erariale. Per questo fuggono dalla decisione, non mettono la firma se non c'è la pronuncia di un giudice. E comprensibile, abbiamo una normazione interpretata con difficoltà da avvocati, come possiamo pretendere lo faccia un tecnico? Dobbiamo togliere responsabilità a questi funzionari che si trovano nel panico del dubbio interpretativo. Quali misure devono esserci nella prossima legge di bilancio per evitare la vostra mobilitazione? Quelle che permettono di semplificare le procedure amministrativo burocratiche che stanno bloccando gli imprenditori. Abbiamo bisogno di poche regole semplici e certe che ci mettano in grado di essere operativi. Dobbiamo rigenerare un meccanismo che permetta finalmente a tutte le aziende, grandi, medie e piccole, di ripartire.

IL NUOVO CODICE DEGLI APPALTI HA FALLITO L'OBIETTIVO PER CUI ERA STATO PENSATO

Investimenti in costruzioni *

(milioni di euro 2010)

Foto: GABRIELE BUIA PRESIDENTE ANCE


Foto: COME SI FA A PARLARE DI QUALITÀ QUANDO CI SI AFFIDA ALLA SORTE? È EVIDENTE LILLOGICITÀ DELL'ISTITUTO DEL SORTEGGIO COSI FORMULATO

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