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24/06/2019

Saudi Vision

MF - Martina Mazzotti

OUTLOOK
Dai mega progetti urbani e industriali come Neom e Spark al recupero di Al-Ula, i piani dell'Arabia Saudita per il prossimo decennio stanno sollecitando le idee dei maggiori progettisti al mondo
Si chiama maraya, in arabo riflessione o specchio, ed è un enorme concert hall a forma di cubo, ricoperta di specchi, incastonata nel deserto. L'opera di land art concepita da Florian Boje, architetto e designer dello studio Giò Forma di Milano, creata in poche settimane assieme a Black Engineering Dwc-Llc, si trova a Tantora non lontano da AlUla, nella regione nord-occidentale dell'Arabia Saudita, un'area archeologica che ricorda la leggendaria Petra. Con la differenza che qui è ancora tutto incontaminato. Per poco ancora. Un accordo tra Francia e Arabia Saudita prevede un mega progetto di sviluppo per riqualificare questa area considerala un capolavoro dell'arte pre-islamica. Hegra, oggi Mada'in Salih, a 22 chilometri dalla cittadina di Al-ULi, matrimonio dell'Unesco dal 2008, è infatti culla della civiltà dei Nabatei, un popolo di carovanieri che ha dominato la regione arabica dal 600 a.C. fino al 106 d.C.. anche se qui sono state ritrovate iscrizioni risalenti al secondo millennio a.C. Eivenie in seguito la capitale del regno di Lihyan e ha conosciuto la massima prosperità nei primi secoli dell'era cristiana, lungo la via dell'incenso che partiva dallo Yemen e arrivava srulle sponde orientali del Mediterraneo. Viene citata nel Corano, perché Maometto passò di lì durante la sua spedizione militare contro la città settentrionale di Tabuk. Oggi rimangono 300 tombe nabatee, una fortezza e un labirinto di case costruite in mattoni di fango, reliquie che però il governo saudita ha deciso di valorizzare con un piano di investimenti da 20 miliardi di dollari. Così Al-Ula si sta rivelando uno dei più grandi laboratori a cielo aperto di social innovation, scienza nuova che sfrutta idee, creatività, metodologie all'avanguardia a vantaggio del benessere della collettività e di uno sviluppo sostenibile e intelligente del territorio. Per dare un segno tangibile del loro impegno in questa direzione, i sauditi hanno presentato al mondo, lo scorso gennaio, questo angolo di deserto, creando una scenografia ai specchi ir cui -si sono riflesse le figure di Andrea Bocelli e di Lang Lang ai piano. Nel giro di qualche anno, non più di tre, assicurano dall'interno dell'organizzazione, qui dovrebbe aprire lo Sharaan Resort hub turistico di lusso progettato dall'archistar francese Jean Nouvel, il cui cachet sarebbe intorno a 200 milioni di euro, e al cui appalto mirano soprattutto i francesi. La costruzione di 40 stanze, di cui 25 suite, oltre a 10 padiglioni per gli ospiti e 5 resort-villa da 4 a 10 camere da letto e 40 proprietà residenziali, oltre un piano di protezione dell'ambiente e delle specie autoctone, dovrebbe dare lavoro a 35 mila sauditi, nei piani del governo, che ha anche finanziato borse di studio a favore della comunità locale, 2.500 persone, e non, per promuovere la specializzazione di sauditi in primarie università estere in materie utili allo sviluppo dell'ecosistema di Al-Ula. «Non è solo una promessa, sta succedendo e anche in fretta», ha assicurato a MFI Vincenzo Borgogna, 46 anni, da Procida, dove ha investito i risparmi in un grazioso bed&breakfast, attuale braccio destro per la finanza (cfo) del principe Badi bin Abdullah bin Mohammed Al Farhan Al Saud, 34 anni, ministro per le Attività culturali, dato fortemente in ascesa nelle gerarchie del regno, nonché cugino primo di Mohammed bin Salman (Mbs), il principe ereditario. Borgogna è approdato in Arabia Saudita nel 2013 come top manager in uno dei maggiori gruppi privati dopo aver lavorato a lungo per un fondo americano specializzalo in ristrutturazioni, dove si è occupalo dell'Italia, in particolare. «La visione del futuro di questo Paese passa attraverso il recupero del passato mediato da una pianificazione ambientale, sociale e culturale di alto livello» ha sottolineato Borgogna. «Fra i giga project di Vision 2030, AlUla dà la misura di come le cose si muovano con grande serietà,» ha concordato Francesca Arici, architetto e urban planner, entrata a far parte, da pochi mesi, della Royal Commission a cui fa capo il progetto Al-Ula, dopo una lunga esperienza in Oman. La | sua mission è cercare partnership inte: resanti per lo sviluppo del progetto in Jordan giro per il mondo. «Lo standard qualitativo è di altissimo livello, per ogni assegnazione vengono fatti tender a cui partecipano le firme più qualificate dello scenario internazionale», ha insistito. Allargando lo sguardo sulla cartina dell'Arabia Saudita si percepisce meglio il disegno e il desiderio del governo di affermarsi, con questi progetti, a livello globale come potenza emergente, con un modello di sviluppo che richiama, in scala maggiore, i successi dei vicini Emirati. Gli architravi sono turismo, servizi sociali, fonti energetiche rinnovabili e richiamo continuo alla sostenibilità ambientale, quasi per farsi scusare la ricchezza petrolifera che finora ha pagato tutto e tutti. L'obiettivo dichiarato è anche quello di stimolare nel bilancio pubblico la voce degli introiti non-oil, già in crescita nel budget 2019 dei 9%. Con una spesa pubblica in espansione del 7%, la crescita del pil saudita dovrebbe attestarsi per l'anno in corso al 2,6%, con il settore delle costruzioni fra i principali driver per la creazione di lavoro e innovazione. In questo sfarzo di modernizzazione, Mbs sta anche ridisegnando la posizione del Paese nello scacchiere internazionale, aprendo a una maggiore collaborazione con i cinesi, cementata dall'adesione alla Belt & Road Initiative e le conseguenti, per ora, partite petrolifere, in particolare nella raffinazione, tra Aramco e le sue omologhe cinesi. La Vision 2030 del Regno Saudita, lanciata nel 2016, è destinata infatti ad avere un impatto notevole sul mondo dei grandi affari internazionali, in particolare quello delle costruzioni e delle infrastrutture, come ben sanno gli italiani della Salini Impregilo, impegnati da anni a Riad nella realizzazione del più grande metropolitana del mondo, e quelli della Saipem, che ha realizzato nel regno gran parte dell'infrastruttura dell'industria petrolifera e molta ne farà ancora. A popolare i sogni di Vision 2030 sono oltre 5 mila progetti in cantiere e un investimento stimato di 819 miliardi di dollari. Neom è forse il più visionario dei giga project, sia per valore, 500 miliardi di dollari, che per l'obiettivo: costruire dal nulla lungo una delle rive più brulle e desertiche del Mar Rosso, una città simbolo della rivoluzione tecnologica. Su un'area 33 volte più grande di New York, collegata con un ponte all'Egitto, dovrebbe sorgere una city industriale e residenziale, alimentata interamente da fonti rinnovabili, con connessione internet ultra veloce ovunque, trasporti urbani driverless, tutto regolato da un sistema basato sui big data, intelligenza artificiale e riconoscimento facciale. E ovviamente attrattività globali, con hub tecnologici e industriali incastonati in una zona franca, ma anche ampio spazio per intrattenimento e vita sociale. La vitalità del progetto è stata affidata al Neom Founding Board, incaricata dell'intero concept, e ai suoi 130 dipendenti che da gennaio lavorano sul gigantesco masterplan, fra cui prioritari i punti di attracco, il Neom Airport, e l'area portuale, Neom Bay. Intanto soOUTLOOK no partite le prime gare d'appalto tra cui quella vinta da Salini Impregilo per la realizzazione di 60 chilometri di strade. «Neom Bay area sarà la prima piattaforma di un modo diverso di concepire la vita urbana e servirà da polo di attrazione per chi vuole sviluppare nuovi settori economici,» ha promesso Nadhmi Al-Nasr, ceo di Neom, dando appuntamento al 2020 per vedere il completamento della prima fase del progetto. Al-Nasr può far leva su un advisory board internazionale manager, imprenditori e architetti di tutto il mondo, tra cui l'italiano Carlo Ratti. Un altro mega progetto è il Red Sea Project di cui è incaricata la Red Sea Developmeni Company, che punta a I far diventare 28 mila chilometri quadrati di costa e isole affacciate sul Mar Rosso, 500 chilometri a nord di Jeddah, una destinazione top luxury per il turismo globale, servita da un grande aeroporto internazionale. Il masterplan è stato affidato agli americani di Watg e agli inglesi di Buro Happold Engineering, con l'obiettivo di portare sulle coste saudite un milione di turisti l'anno e di far lievitare il pil, tra entrate dirette e indirette, di «Vedo sempre di più crescere una forte attenzione per forme architettoniche che rispecchino la natura delle tradizioni locali. Non solo nei materiali, ma anche nelle linee e nell'estetica» 5,8 miliardi di dollari. La fase 1 che dovrebbe essere completata entro il 2022 prevede la costruzione di 14 hotel di gran lusso con 3 mila camere, j sparse su cinque isole e due localij tà dell'entroterra. Un'immensa area j di protezione dell'ecosistema marino farà da cornice al sito, che in tutto comprende un arcipelago di 50 isole. Riad sarà invece al centro di una rivoluzione urbanistica che aspira a trasformare la capitale degli affari e dei petrolieri in una metropoli contemporanea a elevata qualità della vita, in grado di attirare lavoratori e rispettive famiglie da tutto il mondo e di proiettarsi nel futuro come metropoli globale. È stato il re in persona a lanciare di recente quattro progetti di wellbeing urbano per la capitale: il King Salman Park, lo Sports Boulevard, il Green Riyad e il Riyad Art, tutti parte del capitolo Quality of Life. L'investimento previsto è di 23 miliardi di dollari, di cui 14 saranno aperti a investitori privati locali e stranieri che intendono investire nel paese. Il King Salman Park, 13,4 km parco cittadino al mondo allietato da fontane e da un giardino verticale. Oltre a residence e hotel, ospiterà anche un complesso artistico, il Royal Arts Cornplex, teatri, musei, cinema, impianti sportivi, fontane, ristoranti e un campo da golf da 18 buche. Il King Salman Park si inserisce nel progetto Green Riad, tra i più grandi al mondo di greening urbano, che punta ad aumentare il verde nella capitale con la piantumazione di 7,5 milioni di alberi, da irrigare quotidianamente con un milione di metri cubi di acque reflue trattate. La superficie a verde dovrebbe così passare dall'1,5% di oggi al 9,1% entro il prossimo decennio, con l'effetto, tra l'altro, di ridurre la temperatura media dell'ambiente di 2 gradi. Franco Audrito, architetto torinese che da 40 anni lavora in Arabia Saudita, è fra gli italiani incaricati del progetto (intervista nel box alla pagina precedente) di cui fa parte anche lo Sports Boulevard, che comprenderà una pista ciclabile professionale lunga 135 chilometri che attraverserà la città e le valli circostanti, un centro sportivo, maneggi e piste di atletica accessibili a tutte le fasce della popolazione. Il Riyadh Art Project è uno dei più grandi investimenti governativi al mondo per l'arte pubblica e renderà la città una galleria d'arte a cielo aperto con mille opere d'arte curate attraverso dieci programmi artistici separati e un festival annuale delle arti, in grado di attrarre talenti artistici da ogni parte del mondo. Nella capitale sono attivi da anni i cantieri per la realizzazione della metropolitana, attualmente il più grande progetto al mondo, anche per le caratteristiche tecniche e funzionali, a cui sta collaborando, nella progettazione di due delle principali stazioni lo studio di Giulio De Carli, OneWorks (box in pagina). E sul fronte delle costruzioni è impegnata anche Salini Impregilo nella realizzazione, entro il 2023, della Saudi Arabia National Guard (Sang), commessa da 1,3 miliardi di dollari, per realizzare un piano di housing e urbanizzazione su larga scala con 6 mila unità abitative indipendenti in un'area di 70 chilometri quadrati a est di Riad, oltre a 160 chilometri di strade principali e secondarie con relativi servizi, di un impianto di trattamento acque reflue e di diversi serbatoi d'acqua elevati e sotterranei. «La professionalità italiana qui è molto apprezzata da tutti, c'è una grande opportunità da giocare nei mega progetti in cantiere», ha assicurato a A/F/Talal Bardeesi, architetto saudita che ha fondato Zaen Architecture a Jeddah nel 1995, dopo essersi formato negli anni 80 al Politecnico di Torino, «e non conta solo la dimensione dello studio di progettazione, ma anche la cura e l'attenzione per il progetto, la presenza in loco e il valore aggiunto dato dalle relazioni». Bardeesi, dopo aver lavorato nel pubblico, ha seguito con Zaen molti progetti residenziali a Riad e Jeddah e si occupa del coordinamento urbanistico per grandi pianificazioni, come quello per la nuova località turistica di montagna di Al Qarah. «Le relazioni personali e la presenza assidua in loco premiano, ma non sono tutto», hanno incalzato Marco De Stefani e Giancarlo Perencin, rispettivamente proprietario e progettista della Mobil Project, di San Vendemiano (Treviso), 55 milioni di euro di fatturato, recentemente acquisita da Exa Group, general contractor con headquarter ad Arezzo che opeI ra in tutto il mondo nel luxury retail, controllata dal fondo di private equity Alcedo. «Gli investimenti sono molti, ma va tenuto conto che il piano Vision 2030 ha anche una finalità di protezione del mercato del lavoro locale e della filiera interna», ha avvertito De Stefani, «per riuscire in questo mercato un'azienda deve essere ben organizzata, rispondere ai criteri di conformità, adempiere a tutti gli obblighi burocratici che per le società estere sono aumentati». Mobil Project da 35 anni è presente in Medio Oriente, dove realizza metà del suo fatturato creando concept su misura per hotel di lusso. In Arabia Saudita ha aperto una sede ad Al Khobar, nella provincia orientale, dove ha realizzato il Móvenpick Hotel e Le Meridien. Tuttavia il bisogno di know how, soprattutto in campo architettonico e stilistico, sta spingendo la committenza pubblica e privata a guardare all'estero. «E l'italian style ha sempre un canale privilegiato», ha concluso Bardeesi, «l'architettura italiana fra passato e futuro incarna esattamente ciò che l'Arabia Saudita sta cercando, fra recupero delle sue origini e sfide per una pianificazione a misura d'uomo». Per questo, oltre al turismo, la riscoperta del tempo libero, e quindi l'offerta di strutture per l'intrattenimento, è un altro trend in rapida ascesa. Il gabinetto e il ministro della Cultura, soprattutto, stanno lavorando per rafforzare la posizione del Paese come una delle principali destinazioni sportive e di intrattenimento regionali, ospitando una serie di eventi di alto profilo, parte di una strategia progettata per aumentare il contributo del settore del tempo libero al pil. La mission affidata alla General Entertainment Authority (Gea), creata nel 2016 chiamando nel board Joe Zenas, ceo di Thinkwell, l'agenzia di Los Angeles più importante al mondo per i contenuti e l'intrattenimento e Jonathan Tétrault, ceo del Cirque du Soleil, è di trasformare il regno in una delle prime quattro destinazioni di intrattenimento in Asia e nelle prime dieci a livello globale. La strategia include piani per la costruzione di teatri e altri luoghi d'arte culturali e di performance, supporto per mostre e spettacoli locali e internazionali, l'hosting di più eventi sportivi e l'incoraggiamento di sport meno tradizionali come l'e-gaming Gea ha firmato accordi preliminari relativi alla fornitura di servizi per esempio con la milanese Balich Worldwide Shows, che crea, progetta e organizza eventi e spettacoli dal vivo, con la giapponese Avex e la compagnia di produzione teatrale Broadway Entertainment. «Circa 500 nuove società sono state fondate negli ultimi 12 mesi nel solo settore dell'intrattenimento», ha fatto sapere Khaled Tash, responsabile marketing e comunicazione della Gea. Enjoy Saudi è il nome della piattaforma che gestirà i 3 mila eventi all'anno che si svolgeranno in giro per il paese. Il potenziale per esportare la cultura italiane è enorme. Nonostante il recente polverone sui finanziamenti sauditi alla Scala di Milano, viene confermata l'apertura di un conservatorio a Riad da parte dell'Accademia di ballo del Teatro alla Scala, dove insegneranno docenti dell'Accademia e che potrà accogliere 600 bambine e bambini per formarsi come ballerini di domani. Lo spettacolo qui è già incominciato. •
Un tratto della costa sul Mar Rosso dove sorgerà Neom, la città del futuro, un'impresa visionaria da 500 miliardi di dollari, su un'area 33 volte più grande di New York, collegata all'Egitto con un ponte. I primi appalti sono partiti quest'anno. A destra, il mega progetto di Spark, presentato lo scorso dicembre, per realizzare, con sponsor Aramco, uno dei più grandi parchi industriali al mondo finalizzato allo sviluppo della manifattura, dell'industria oil&gas e della produzione di energia. Il parco sorgerà sulla costa est dell'Arabia Saudita
Con oltre mille metri di altezza, al centro di un'area di sviluppo di 530 mila mq, la Kingdom Tower di Jeddah, disegnata dall'architetto Adrian Smith, diventerà il più alto edificio al mondo, 173 metri più alto del Burji Khalifa di Dubai, un altro suo progetto. La terrazza di 30 metri al 157° piano sarà il più alto osservatorio al mondo, quando aprirà nel 2020. Il rivestimento esterno è stato studiato per minimizzare il consumo energetico. La costruzione ha richiesto un investimento di 1,3 miliardi di dollari
Testimonial/Franco Audrito E RIAD DIVENTERÀ PIÙ VERDE E CONNESSA Franco Audrito, torinese, classe 1943, fondatore di Studio65, realtà all'avanguardia nel panorama dell'architettura e del design italiani, è stato anche un pioniere nel mercato saudita, dove è sbarcato nel 1975, aprendo una sede prima a Jeddah e poi a Riad. Nel Regno, ha realizzato almeno 200 progetti, lavorando per imprese e le famiglie più importanti tra cui quella regnante. Con tre nomination per l'Aga Khan Award for Architecture, Audrito è un testimone prezioso di quanto sta succedendo in Arabia Saudita. Domanda. Com'è cambiato il Paese in questi ultimi decenni? Risposta. Ho conosciuto tre generazioni di sauditi. Quando ho iniziato avevo 33 anni e lavoravo con i grandi anziani, i fondatori delle dinastie più importanti del Paese. I loro figli hanno cominciato a studiare all'estero e ho dunque lavorato per loro una volta rientrati. Oggi faccio progetti per i nipoti. D. Come si è trasformato? R. Quando sono arrivato per la prima volta, la popolazione era di 4 milioni, oggi sono 30 milioni. Riad allora era un villaggio nel deserto, oggi ha 100 km di diametro e 6 milioni di abitanti e qui è avvenuta la trasformazione più sorprendente. D. In che senso? R. All'inizio, l'Arabia Saudita guardava agli Stati Uniti e Riad si è sviluppata all'americana con grandi mail e compound slegati fra loro, autostrade di collegamento, grattacieli sparsi, nessun tessuto urbano armonico. Progressivamente questo modello di sviluppo ha perso di attrattiva, complice anche il fatto che i sauditi hanno incominciato a studiare e a viaggiare in Europa. D. Ha attecchito un nuovo modello? R. Oggi il richiamo è l'Europa, in particolare modo l'Italia, le nostre città, le piazze, gli spazi all'aperto, la convivialità, i ristoranti. I sauditi amano questo tipo di concetto urbano e di lifestyle e questo è un punto di partenza estremamente positivo per gli italiani che vogliono operare in Arabia Saudita. Veniamo bene accolti perché siamo visti come portatori di modelli che i sauditi vogliono assorbire. D. Per un architetto che cosa significa? R. Sto lavorando alla riscoperta dei modelli urbanistici e sociali tradizionali, un'operazione in atto in tutto il Paese. L'Arabia Saudita ha antiche tradizioni e siti beMissimi da visitare, oltre alle tombe nabatee del Nord, c'è una costa incontaminata sul Mar Rosso, i deserti con le oasi, le vestigia architettoniche del califfato, con le città rosse e i palazzi reali fatti di fango. D. La committenza è sensibile a questi temi? R. Il governo sta promuovendo un grande recupero identitario, con la riscoperta degli antichi centri costruiti su disegni urbani classici, con fattorie, palazzi, abitazioni e botteghe, Franco Audrito e, sotto, alcune delle sue realizzazioni nei paesi del Golfo: da sinistra, il portale di ingresso realizzato per il cementificio Yanbu Cement, l'auditorium Musanada ad Abu Dhabi e il progetto di una villa in Arabia Saudita valorizzando la simbiosi con la natura, tipica del popolo saudita, in cui le stelle erano le loro mappe e l'acqua, la vita. D. Quindi i suoi progetti recenti? R. Sto lavorando allo sviluppo di un piano urbanistico per Riad che tenga conto di questa eredità culturale, sfruttando i molti spazi non costruiti fra un edificio e l'altro che la città offre in grande quantità, proprio a causa del suo sviluppo a macchia di leopardo. Il fulcro di questo sviluppo sono le 6 linee della metropolitana che verranno completate a breve e che stanno rivoluzionando l'urbanistica. D. In che senso? R. Per la prima volta la città si troverà ad avere un servizio di trasporto pubblico capillare, che i cittadini potranno utilizzare per raggiungere a piedi moltissimi luoghi senza dipendere dall'automobile. Seguendo il percorso della metropolitana, l'idea è quella di convertire gli spazi abbandonati in parchi lineari che riportino l'acqua e il verde al centro della vita urbana, come nella tradizione delle oasi. Ognuna di queste aree verdi sarà connotata da una funzione in modo da creare delle identità di quartiere. D. Il tema del verde sarà quindi centrale? R. Sì, perché le persone sono assetate di verde, di luoghi dove potersi sedere all'aperto sotto il cielo, senza aria condizionata. All'interno di questo disegno più esteso, il primo progetto che curerò riguarda un grande centro sportivo che sarà capace di ospitare i giochi olimpici e i campionati di calcio internazionali all'interno di un grande parco. Siamo ancora agli inizi, e non si possono dare ulteriori dettagli.
Testimonial/Giulio De Carli NON SARÀ SOLO METROPOLITANA Sspecializzato nella progettazione di aeroporti e stazioni, OneWorks, lo studio milanese fondato da Giulio De Carli e Leonardo Cavalli, entrambi classe 1962, è al lavoro sul design architettonico, lo sviluppo ingegneristico e di project management delle due stazioni più rappresentative della linea 3 della metropolitana di Riad. A Giulio De Carli, che segue i lavori sul campo, MFI ha chiesto che cosa significhi oggi progettare per l'Arabia Saudita. Domanda. La vostra fortuna è stata puntare sul Golfo nel 2007, Emirati, Qatar e Arabia Saudita. L'Arabia, in particolare, è ancora attrattiva per un professionista? Risposta. Questo Paese è impegnato in un progetto di sviluppo di infrastrutture che non ha precedenti in altre parti del mondo. Stanno contemporaneamente investendo su aeroporti, ferrovia, mobilità urbana, sviluppi immobiliari, reti. In particolare l'authority saudita è impegnata in un fortissimo rilancio e potenziamento della rete degli aeroporti regionali. D. Quali opportunità concrete vede? R. Lo sviluppo aeroportuale è un business molto interessante per società internazionali come la nostra. Il traffico è destinato a crescere, con l'obiettivo di trattenere la popolazione nel paese e di far tornare i tanti espatriati, quella classe medio-alta, emigrata in altri Paesi, che vedrebbe di buon occhio un rientro in patria., soprattutto se trovassero buone infrastrutture e gli svaghi irrinunciabili dopo anni di vita all'estero. D. Su quali progetti state l a v o r a n d o ? Giulio De Carli R. Stiamo cercando di entrare nella progettazione di alcuni aeroporti regionali, in particolare quello di Abha, nel Sud, in una regione montagnosa a oltre 1.800 metri di quota, destinata ad avere un grande sviluppo turistico. D. E sui grandi aeroporti? R. Non abbiamo avuto, purtroppo, la possibilità di sviluppare i progetti da cui eravamo partiti, partecipando ad alcuni importanti tender. Però abbiamo avuto la soddisfazione di essere stati parte dei gruppi in gara e anche di aver avuto buoni riconoscimenti nelle presentazioni delle nostre idee. D. Però state lavorando alla metropolitana. R. Siamo entrati come project designer nel consorzio di contractor di cui è parte prevalente Salini Impregilo. Per loro stiamo sviluppando le due principali stazioni
della linea 3, Western e Downtown Station, due flagship project. D. Perché? R. Per caratteristiche funzionali e architettoniche rappresentano dei modelli di sviluppo a livello mondiale. Downtown Station sarà l'intersezione di due linee a oltre 40 metri sotto terra, nel centro di Riad vicino al suk. Quindi sarà un punto cruciale dell'organizzazione della città vecchia. A poca distanza costruiremo anche una moschea. Lo sviluppo creativo è firmato dallo studio norvegese Snohetta che ha studiato un sistema di illuminazione particolare. D. In che senso? R. Attraverso un enorme camino specchiante in acciaio la luce verrà convogliata all'interno attraverso una struttura conica che scende in profondità e arriva fino a un giardino, un elemento inaspettato che offre un senso di pace e benessere e sottolinea un legame diretto con l'esterno. D. E Western Station? R. Sarà la porta di accesso da ovest della città. Si tratta di un'area di 110 mila metri quadrati, che vuole essere un catalizzatore per il rinnovamento urbano di Riad. Ospiterà anche una stazione degli autobus, un parcheggio sotterraneo Park & Ride, un mercato, una moschea e una vasta piazza pubblica. L'insieme formerà una nuova polis urbana esterna all'area del centro, funzionale a ricollegare i quartieri circostanti con una rete di trasporti e servizi e promuovere lo sviluppo economico delle zone attualmente periferiche. D. È un nuovo modello di sviluppo? R. L'intento è quello di prendere a modello le città occidentali, ma vedo sempre di più crescere una forte attenzione per forme architettoniche che rispecchino la natura delle tradizioni locali. Non solo ne. materiali, ma anche nelle linee e nell'estetica. D. Per esempio? R. Meno facciate scintillanti in ferro e vetro e più strutture che proteggano gli spazi interni dalla luce, dal clima particolarmente ostile nella stagione estiva, architetture inserite nel landscape, con forme sinuose che richiamano le dune del deserto come quella della Western Station. Tutto comincia a muoversi verso un recupero di un modello estetico tradizionale. Dietro queste nuove forme c'è indubbiamente un forte investimento nella diversificazione dell'economia, meno espressione del petrolio e più orientata ai servizi, al commercio, al turismo. Qui e nella pagina accanto le due stazioni della metropolitana linea 3 di Riad, il cui project design è stato affidato alla OneWorks. Sopra, i lavori per la Western Station che sorgerà in mezzo a una piazza, destinata diventare un nuovo centro urbano. A sinistra, la Downtown Station, con il giardino situato a 40 metri sotto terra, illuminato dall'alto con un sistema di specchi D. E OneWorks come intende sfruttare questo nuovo corso? R. Vorremmo capitalizzare sull'esperienza di conoscenza che abbiamo del Paese Continuano a interessarci tutti i progetti infrastrutturali, ma soprattutto gli sviluppi delle nuove infrastrutture. La metropolitana, con tutte le sue linee, una volta attiva darà sviluppo a nuove aree della città, dove nuovi progetti immobiliari connessi con una nuova accessibilità e una nuova mobilità, potranno avere veramente una stagione importante nei prossimi anni.

Foto: Il deserto a Tantora (sopra) neri lontar o da Al-Ula, nella ngione nord-occiCentaìa dell'Arabia Saudita, dove è stato realizzato il palcoscenico a specchi che ha fatto da cornice nel gennaio scorso, atta performance c i Andrea Boccelli e Lang Lang. Qui sorgerà l'hub tuiistico di lusso, il cui progetto è stato affidato a Jean Nouvel


Foto: Le Hilal Tower in costruzione a Riad, progettate da Adrian Smith. Nella mappa a destra sono evidenziati i siti dei grandi progetti di cui si parla nell'articolo, e, sotto, lo sviluppo immobiliare, in chiaro, di Jabal Omar a La Mecca, curato da Norman Foster


Foto: Le madrepore nella barriera corallina di una delle 50 isole dell'arcipelago, che diventerà un parco marino protetto, sul quale si realizzerà il Red Sea Project, 500 chilometri a nord di Jeddah. Accanto, le montagne rosse alle spalle della costa interessata al grande progetto tur stico. In alto, Ile rovine di Diriyah, la prima capitale del regno saudita, poco fuori Riad