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29/09/2018

RICOSTRUZIONE L’OCCUPAZIONE AL CENTRO

La Repubblica - Ivano Bosco

IN PRIMO PIANO
Cara Repubblica, il 14 agosto sarà una data indimenticabile per Genova.
Lo sarà soprattutto per i parenti e gli amici di quelle 43 persone che hanno avuto l'unica colpa di essere su quel ponte, ossia nel posto sbagliato nel momento sbagliato. pagina XI Cara Repubblica, il 14 agosto sarà una data indimenticabile per Genova. Lo sarà soprattutto per i parenti e gli amici di quelle 43 persone che hanno avuto l'unica colpa di essere su quel ponte, ossia nel posto sbagliato nel momento sbagliato.
Subito abbiamo realizzato che nulla sarebbe più stato come prima di quella maledetta mattina, quando pòoco prima di mezzogiorno è successo quello che tutti sappiamo bene. C'è stato il dolore per i morti, l'incertezza dell'entità del disastro, l'immediatezza dei soccorsi, la necessità di pensare a chi per poco era scampato, trovare una immediata soluzione per chi non poteva rientrare nelle proprie abitazioni.
Non c'è stato nemmeno il tempo di piangersi addosso, bisognava reagire.
Nei giorni successivi al crollo, la Camera del Lavoro ha attivato un presidio fisso presso la zona rossa e anche la nostra sede di vallata è stata potenziata.
Ma il crollo del ponte ha tragicamente evidenziato tanti problemi a partire da quelli della mobilità. Sopportavamo da tempo gli interminabili e quotidiani ingorghi causati da una città mal costruita, con poche e strette vie di comunicazione, con quartieri mal pensati, con un trasporto pubblico locale che sconta le difficoltà di una città con una orografia particolare.
Con un porto che muove circa 10 mila tir al giorno che si riversano su strade e autostrade cittadine, con le conseguenze che tutti i genovesi, ma non solo, conoscono da tanti anni e che ora si sono drammaticamente accentuate.
Tutto ciò oggi è esploso, ma bisogna rialzarsi, coraggiosamente, e dalla tragedia far nascere una occasione di riscatto. E su questo può agire il ripensamento della mobilità a partire dal potenziamento del trasporto pubblico. Diverse possono essere le proposte: dall'uso condiviso dell'auto, al potenziamento del trasporto marittimo, a forme di gratuità per chi utilizza il mezzo pubblico, all'individuazione di aree di interscambio, ecc.
Genova, è necessario ricordarlo, è una città policentrica.
I quattro municipi coinvolti contano complessivamente 240 mila abitanti.
Se aggiungiamo i Comuni della Valle arriviamo a 270 mila. L'isolamento stradale e ferroviario ha messo in luce come in questi anni la Valpolcevera sia stata penalizzata ed abbia pagato scelte mai portate a termine, a partire dalla casa della Salute. La Valpolcevera, assieme al Centro Ovest, è uno dei quartieri che risulta avere una delle più elevate medie di popolazione di anziani, di cui il 42% di loro vive da solo.
Da qui la necessità di costruire un servizio sanitario con la presa in carico di quelli cronici e offrire a quelli soli una nuova opportunità di residenza con alcune funzioni comuni ed altre mantenute in autonomia.
Ma è anche il quartiere con il più elevato indice di natalità.
La percentuale dei giovani fuori dal mercato del lavoro e dalla formazione è del 10,9% a fronte del 5,5% del levante.
L'indice di disoccupazione è sei volte superiore alla media cittadina. Qui c'è anche il tasso più elevato di famiglie giovani con figli nelle quali nessuno ha un lavoro e quello della mancanza di titoli di studio.
E poi c'è il lavoro, non certo ultimo per importanza.
Da tempo denunciamo la mancanza di ammortizzatori sociali per affrontare determinate situazioni, soprattutto nelle piccole attività dove la normativa ha cancellato la cassa integrazione in deroga.
Perché oltre alle grandi realtà ci sono altre migliaia di lavoratori che, nel silenzio, rischiano il proprio futuro.
Non solo quelli compresi nella zona rossa, ma anche quelli che operano nelle zone limitrofe: aziende manifatturiere medie, artigianali, esercizi commerciali. Altre attività, penso ai cosiddetti negozi di vicinato, devono essere aiutati a superare la fase critica e devono continuare ad animare il quartiere.
Anche questa è socialità, non si vive solo di grandi ed impersonali centri commerciali.
Infine, sempre sul tema lavoro, capiamo e condividiamo l'urgenza di affidare i lavori di demolizione e costruzione in tempi celeri.
Ma a contratti, normative, salari, sicurezza, orari, legalità non si deroga.
Questa città ha bisogno di ripartire, di investimenti di promuovere anche imprese del territorio, ma non sulla pelle dei lavoratori. N on vorremmo ritrovarci dopo una tragedia a dover piangere altre vittime.
L'impressione è che su questo qualcuno ci provi cogliendo l'occasione per accantonare il codice degli appalti considerato un fastidioso orpello.
Il lavoro è anche quello pubblico, quello che da anni viene deriso e bistrattato.
Lavoratori pubblici sono i vigili del fuoco che abbiamo chiamato eroi in quei giorni.
Genova è sotto organico del 12%. Sono gli infermieri ed i medici che sono rientrati dalle ferie per mettersi a disposizione.
Ne mancano più di 800.
Sono i vigili urbani che non hanno avuto un limite all'orario di lavoro e che vediamo oggi in tutte le strade a respirare l'irrespirabile. Ne mancano oltre 150.
Sono solo alcuni esempi, ma vero è che ci ricordiamo di loro solo in questi casi e scopriamo che son pochi e con un'età media alta.
Pretendiamo anche qui dal Governo una risposta immediata che autorizzi assunzioni.
Mai come in questo momento è necessario un confronto con gli organismi di rappresentanza e le associazioni democratiche che sul territorio sono un punto di riferimento.
Siamo stati pazienti sino ad oggi per rispetto alla città ferita, ma senza l'intervento urgente del Governo con i contenuti necessari non potremo non mettere in campo iniziative di mobilitazione.
*Segretario Generale Camera del Lavoro di Genova

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