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24/01/2019

Rapisarda: «Codice appalti da snellire»

Il Centro

»i nodi irrisolti RICOSTRUZIONE
Il provveditore alle opere pubbliche: interventi sul procedimento e più personale per smaltire le pratiche in giacenza
di Marianna Gianforte L'AQUILA Un centinaio d'interventi relativi alla ricostruzione in tutto il cratere sismico 2009, per diverse centinaia di milioni di euro. Il Provveditorato interregionale alle Opere pubbliche, che ha già svolto un ruolo centrale nell'immediato dopo sisma con gli interventi per la riapertura delle scuole e quelli connessi al G8, oggi continua a svolgere un compito fondamentale nella ricostruzione pubblica, come soggetto attuatore e stazione appaltante. Una ricostruzione double face , quella dell'Aquila, che vede i grandi aggregati degli edifici pubblici quasi tutti fermi a dieci anni fa: dalle palazzine Ater alle scuole, dalla Biblioteca provinciale alla scuola De Amicis. Dove si blocca il meccanismo della ricostruzione pubblica? Evidentemente nei meandri delle tempistiche, dettate in modo stringente dalle norme del Codice degli appalti, "croce e delizia" degli interventi pubblici, che necessita di essere snellito, come spiega il provveditore alle Opere pubbliche, Vittorio Rapisarda , responsabile per Lazio, Abruzzo e Sardegna dal novembre 2016. Dottor Rapisarda, cosa influisce così negativamente sulla ricostruzione pubblica? È tutta colpa del provveditorato? «Non è così. Secondo la legge il Provveditorato è un'istituzione preposta all'espletamento delle funzioni di stazione appaltante o centrale di committenza per le principali amministrazioni dello Stato. Accanto a questo ruolo, attribuito dall'articolo 38 del Codice dei contratti, svolge anche un supporto per altre stazioni appaltanti, per esempio il Comune, l'Università, l'Ater, sulla base di convenzioni. Schematizzando l'iter che porta a individuare l'impresa che deve poi eseguire l'intervento, l'intero procedimento può essere suddiviso in quattro fasi: 1) la progettazione; 2) l'appalto, con la scelta del contraente; 3) l'esecuzione dei lavori; 4) il collaudo. Sono fasi dettagliate previste dal Codice degli appalti, che comporta dei tempi connessi al loro espletamento. Per accelerare l'iter di queste quattro fasi, bisognerebbe intervenire in ciascuna di questi step. Ed è possibile farlo». Che cosa sta facendo il governo in tal senso? «Il governo ha già varato nel contesto della Legge di Stabilità alcune misure per accelerare le procedure di appalto, come quelle per individuare l'operatore economico, molto più rapide nell'ambito degli appalti da 150mila euro oppure compresi tra i 150-350mila euro. E sta facendo una completa revisione del Codice. Ho detto, in occasione dell'inaugurazione della sede Inps all'Aquila, con il presidente Boeri, che non si può andare in "guerra" con un Codice come quello in vigore. Facevo riferimento proprio alla prima fase della progettazione: per accelerare l'iter si potrebbe intervenire innanzitutto sui tempi necessari sull'acquisizione dei pareri. Si è fatto già, per esempio con l'istituzione della Conferenza permanente del sisma Centro Italia». Ma c'è anche il problema della carenza di personale, più volte denunciato sia dalle associazioni imprenditoriali, sia dalle amministrazioni pubbliche locali. «Un ragionamento va fatto anche su questo problema della carenza di personale. Dato che il terremoto è come una guerra, con devastazione e distruzione, si va in guerra con mezzi eccezionali e dato che il terremoto si può dire finito soltanto quando è terminata la ricostruzione, è ovvio che il Provveditorato alle Opere pubbliche dell'Aquila ha bisogno di nuovo personale. Per questo ringrazio per il lavoro svolto e quello che svolgeranno tutti i miei collaboratori e, in particolare, i dirigenti Gennaro Di Maio e Carlo Clementi ». Dalle finestre del suo ufficio si vede il contrasto tra la l'edificio che ospitava la scuola De Amicis, ancora puntellata e ferma dal 2009, e la basilica di San Bernardino, restaurata e tornata al suo antico splendore. «Per quanto riguarda la De Amicis, l'appalto è stato concluso nel 2012, quindi noi il nostro compito, con l'individuazione dell'impresa aggiudicataria, lo avevamo svolto all'epoca. Poi c'è stato un contenzioso, al quale questa amministrazione si è opposta nel merito, comportando più di 5 anni per la sua conclusione, fino a vedere confermate le posizioni iniziali del Provveditorato alle Opere pubbliche. Ci sono, poi, esempi virtuosi come, appunto, la basilica di San Bernardino». Qual è, invece, il ruolo del Provveditorato alle Opere pubbliche per quanto riguarda gli edifici dell'Ater? «Con l'Azienda agiamo svolgendo le funzioni di centrale di committenza. L'Ater ha curato la progettazione degli interventi, delegando però al Provveditorato le altre tre fasi. Stiamo aspettando che proprio in questi giorni l'Ater finisca di approvare tutti i progetti. Nel frattempo non siamo stati fermi, abbiamo avviato tutte le gare per quanto riguarda la parte amministrativa, facendo quanto in nostro potere». Ma le risorse economiche chi le gestisce direttamente? «Noi, come Provveditorato alle Opere pubbliche, non abbiamo la cassaforte, però i soldi ci sono. Ogni procedura è stata attivata in base al finanziamento disponibile. Noi agiamo su finanziamenti che vengono concessi di volta in volta, attraverso le delibere Cipe; non si possono fare gare, se non c'è la copertura finanziaria». ©RIPRODUZIONE RISERVATA

PRINCIPALI INTERVENTI GESTITI DAL PROVV. OPERE PUBBLICHE COME SOGGETTO ATTUATORE O STAZIONE APPALTANTE

Complesso Biblioteca provinciale / Convitto nazionale / Cciaa (Portici Centro storico) Complesso scuola De Amicis ed ex distretto militare di San Bernardino Palazzo Carli (Università) Ater Scuole comunali Polo universitario ex San Salvatore Complesso provinciale di Collemaggio (ex sede Conservatorio) Ex Palazzo del Governo (piazza della Prefettura) Ex Palazzo del Littorio (via Sassa) Ex liceo scientifico (via Maiella) Complesso di Santa Caterina (via Sassa) Palazzo Inps (corso Federico II, già riconsegnato)