scarica l'app
MENU
Chiudi
15/01/2019

Puntiamo su qualità ed export

Civiltà del bere - Luigi Pelliccia

BILANCIO 2018 L'economia rallenta e gli eventuali effetti positivi della manovra finanziaria si avvertiranno solo nel medio-lungo periodo vedono aumentare le vendite (+0,3%) e l'export (+4,6%) del vino in valore A metà anno, fummo facili profeti quando scrivemmo che il rischio aorante era che il meglio della ripresa congiunturale fosse già alle spalle, connato al 2017 ( Civiltà del bere luglio-agosto pag. 66). Così è stato purtroppo, numeri recenti alla mano. Né francamente si vedono lumi nella Nadef (Nota di aggiornamento al Documento di economia e nanza) presentata a cavallo fra ottobre e novembre, che portino a concrete speranze di nuova accelerazione della dinamica economica 2019. Non bastano gli investimenti pubblici Le risorse dedicate al rilancio degli investimenti sono poche, attorno al 12% della manovra complessiva: secondo le informazioni disponibili, sull'ordine di 4,5 miliardi su circa 37. E per di più puntano troppo sugli investimenti pubblici come volano di ripartenza. La spinta ad essi collegata è irrinunciabile. Ma il suo impatto, con una macchina tecnico-amministrativa (eufemisticamente detto) assai poco performante come quella italiana, è destinato a concretarsi solo sul medio-lungo periodo: un esito non appropriato per un Paese appesantito, da troppo tempo, da sviluppo insuciente e debito eccessivo. Né le apprezzabili promesse di riforme radicali, dalla burocrazia alla legge degli appalti, consentono di accorciare queste tempistiche. In sostanza, con l'eetto di trascinamento negativo del 2018, lo 0,8% di crescita "aggiuntiva" del Pil, ipotizzato dalla Nota, è un atto di fede. Come dire che, pur speranzosi di essere contraddetti, siamo scettici sulla risalita della curva del Pil , dagli ultimi tendenziali del +0,8-0,9% di ne 2018 , no a una quota attorno al +1,5%, come registrato nel 2017. Il rischio è tanto più vero, alla luce di quanto appena accennato: al fatto cioè che, invece di puntare sugli investimenti (e soprattutto sulla loro componente privata, che ha un moltiplicatore di reddito elevato e rapido), si è preferito utilizzare in gran parte la spesa in decit per nalità distributive. Risultato: quello 0,8%, oltre che discutibile sul piano delle potenzialità teoriche, potrebbe essere interamente assorbito dall'eetto depressivo degli alti interessi e dalle aspettative negative recate dall'incertezza. Viene in mente Amilcare Puviani , antico maestro di economia politica e scienza delle nanze. E soprattutto viene in mente la sua Teoria dell'illusione nanziaria , culmine di una vita di ricerche, pubblicata nel lontano 1903, dove approfondì il tema degli investimenti e del loro impatto sulla crescita. Puviani è stato ristampato negli scorsi anni, sia in Germania che in Italia. Ma è più noto e citato in Germania che da noi. E si vede. La produzione cala, ma il mercato tiene In questo contesto, con la chiusura dell'anno ormai incipiente, è utile accennare ai trend di base dei grandi parametri del food and beverage e, nello specico, del vino. La produzione alimentare ha perso velocità, con un +1,2% su gennaio-agosto , dopo il +1,7% del 2017. A anco, il "vino da uva non autoprodotta" ha registrato sugli otto mesi un calo del -1,2% , dopo il +0,7% del 2017 e il +0,1% del 2016. Va ricordato che, nel quadriennio 2012-2015, la produzione di vino aveva sempre segnato variazioni negative, oscillanti tra il -4,8% del 2013 e il -0,5% del 2014. È probabile comunque che la tendenza a seguire, sulla scorta della corposa vendemmia messa a segno in autunno, assista a un'inversione di tendenza e al ritorno del segno "più". Può essere utile ricordare altresì, per un confronto macro, che il passo produttivo del totale industria è stato più marcato dell'alimentare e dell'enologico, nell'ultimo biennio e nell'anno in corso. Ma il fenomeno si lega a un rimbalzo siologico, dopo il netto calo, superiore ai 24 punti, accusato dal grande aggregato industriale nel momento peggiore della crisi. Le vendite alimentari interne hanno continuato a faticare. Secondo le ultime rilevazioni Istat sui primi otto mesi 2018, esse hanno segnato un +1,1% in valore e un -0,4% in volume. Da notare che i discount alimentari hanno segnato un +4,9% in valore, con una forbice che la dice lunga sul fatto che il prezzo rimane la variabile indipendente dell'equazione di acquisto per la grande maggioranza delle famiglie. Si tratta di un indicatore di prudenza e sducia sulle prospettive economiche a breve da parte del consumatore. Il vino comunque ha mantenuto un tono apprezzabile, confermando la tenuta di mercato emersa l'anno scorso. Sono signicative, in tal senso, le tabelle sui "consumi alimentari delle famiglie" diuse a settembre dall'Istat, nell'ambito delle rilevazioni di "contabilità nazionale". I dati riguardano i consuntivi uciali dell'anno scorso e indicano, a conferma di quanto appena accennato, che i consumi di bevande alcoliche 2017 hanno mostrato un ritocco espansivo del +0,3% in valuta costante (ovvero in termini reali, senza drogaggi inazionistici) rispetto all'anno precedente. Si dirà che è un "più" simbolico, ma rincuora dopo anni di inarrestabili erosioni. Spiccano ristorazione e biologico Va anche sottolineato, a livello orizzontale, che la ristorazione sta continuando a segnare una dinamica migliore rispetto agli acquisti alimentari "domestici" delle famiglie. Il confronto 2017/16 mostra un aumento in valore costante del fatturato della ristorazione pari al +3,7% , contro il +0,5% degli acquisti alimentari domestici. D'altra parte, sempre in base ai dati uciali Istat, emerge che nell'ultimo decennio il fatturato in valuta costante della ristorazione è salito del +5,8%, mentre gli acquisti alimentari "domestici" hanno subito, in parallelo, un taglio del -10,7%. È una forbice vistosa, che aveva suscitato qualche sorpresa all'inizio, quando ha cominciato ad aorare, ma sembra ormai prassi. Essa testimonia i profondi cambiamenti delle abitudini alimentari del Paese, con la crescita inarrestabile del "fuori casa", non estranea probabilmente allo stesso, recente riavvicinamento dei consumatori ai consumi alcolici. Un'altra segnalazione di fondo, stavolta a livello di prodotti. Il biologico (fresco e trasformato) sta confermando più che mai di non essere una moda, e continua ad andare gagliardamente controcorrente. Tutti i principali indicatori di mercato segnano per il 2018 un nuovo incremento in valore delle vendite a doppia cifra ( +10,5% ) dopo la positiva performance registrata nel 2017. L'anno scorso questo segmento aveva superato i 5 miliardi di euro di fatturato, di cui 3,5 miliardi realizzati dal mercato domestico e 2,1 miliardi dall'export. Il biologico entra ormai ogni settimana nel carrello di 6,5 milioni di famiglie (26% del totale). Non c'è da meravigliarsi, perciò, se il settore coinvolge 80 mila imprese, occupa 280 mila lavoratori e interessa oltre 1,8 milioni di ettari, che pesano per il 14,5% della supercie agricola totale del Paese. Noi cresciamo, Usa e Cina frenano L' export alimentare 2018 ha continuato a crescere con un passo apprezzabile, pari al +4,7% su gennaio-agosto . Il trend è inferiore al +6,3% del 2017, ma ha comunque superato il +4,3% segnato in parallelo dall'export complessivo del Paese. Va sottolineato che il passo 2018 dell'export di settore si lega in gran parte ai primi mercati europei, Germania e Francia, che hanno registrato sugli otto mesi crescite, rispettivamente, del +8,9% e del +6,3%. Ne è conseguito che il trend dell'area comunitaria (+5,7%) ha superato di un punto quello a livello mondo. Va aggiunto che due mercati strategici come Usa e Cina hanno rallentato la crescita. Gli Usa si sono fermati sul +2,0% sugli otto mesi, a fronte del +5,2% del 2017. Mentre la Cina ha registrato una sostanziale stagnazione ( +1,2% ) dopo il brillante +18,7% del 2017. Non a caso, questi due Paesi sono stati i più coinvolti nelle recenti guerre daziarie, e questo clima ha sicuramente inuito sul complesso del loro interscambio. Un campanello di allarme in più per un Paese come il nostro, "appeso" più che mai (purtroppo esclusivamente) alla leva dell'export per la sua espansione. Il vino si è aancato al trend generale del food and beverage , con un +4,6% sui sette mesi . Ma, diversamente dal passo macro dell'industria alimentare italiana, può vantare un fenomeno molto importante: il netto apprezzamento del vino esportato. Il citato +4,6% in valore dell'export di comparto si confronta infatti con un -8,7% in ettolitri , che vuol dire, indicativamente, circa 13 punti di maggiore valore unitario medio spuntato dal prodotto nazionale sui mercati esteri. Può essere utile ricordare che nel 2017 il +6,4% dell'export in valore del comparto si confrontò con un +3,7% in quantità. E che nel 2016 la forbice fu ancora più stretta, con un +4,3% in valore, contro un +3,2% in quantità. È questa la direzione strategica giusta, nché i mercati lo consentono. Sono la qualità, il valore aggiunto e i conseguenti margini di contribuzione i parametri da monitorare assiduamente, guardando "dentro" i macronumeri. Le classi medie (al contrario di quanto sta avvenendo in Italia) stanno crescendo in molti mercati maturi ed emergenti. E questo apre praterie ai nostri prodotti di qualità.
Cosa comprano gli italiani? pane e cereali carne pesce e frutti di mare latte, formaggi e uova oli e grassi frutta vegetali zucchero, marmellata, miele, cioccolata e pasticceria generi alimentari non classificati altrove bevande non alcoliche di cui: caffè, tè e cacao di cui: acque minerali, bevande gassate e succhi bevande alcoliche TOTALE ALIMENTARI SERVIZI DI RISTORAZIONE TOTALE SERVIZI ALIMENTARI + RISTORAZIONE TOTALE CONSUMI ITALIA 2000 La tabella sui consumi alimentari delle famiglie italiane è stata diffusa dall'Istat lo scorso settembre. I dati consuntivi del 2017 indicano che i consumi di bevande alcoliche sono lievemente calati (-0,7%) rispetto all'anno precedente. I valori sono espressi in valuta corrente (milioni di euro) Fonte: elaborazione Federalimentare su dati Istat 18.424 26.453 8.687 15.726 4.731 10.290 14.466 5.042 1.980 9.696 3.366 6.332 7.137 122.632 49.629 340.557 172.261 761.962 2007 23.178 32.870 10.512 18.076 5.322 12.344 18.137 5.944 2.479 11.007 3.651 7.356 8.482 148.353 65.548 468.019 213.901 960.750 2015 24.814 34.051 10.676 19.399 4.794 12.596 18.985 6.314 2.771 11.160 4.080 7.080 9.295 154.857 77.092 535.578 231.949 1.015.908 2016 25.069 33.536 11.278 19.255 4.987 12.970 19.396 6.454 2.898 11.456 4.274 7.182 9.328 156.628 79.116 546.663 235.744 1.031.262pane e cereali carne pesce e frutti di mare latte, formaggi e uova oli e grassi frutta vegetali zucchero, marmellata, miele, cioccolata e pasticceria generi alimentari non classificati altrove bevande non alcoliche di cui: caffè, tè e cacao di cui: acque minerali, bevande gassate e succhi bevande alcoliche TOTALE ALIMENTARI SERVIZI DI RISTORAZIONE TOTALE SERVIZI ALIMENTARI + RISTORAZIONE TOTALE CONSUMI ITALIA 2000 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 Anni 2000-2017 - Indici e variazioni % su valori costanti (2000 = 100). Le variazioni %, per maggiore precisione, sono calcolate sui valori monetari assoluti in euro costanti e non sui numeri indici. La tabella evidenzia che in un decennio il fatturato in valuta costante (cioè al netto dell'inflazione) della ristorazione è salito del +5,8%, mentre gli acquisti alimentari "domestici" hanno subito un taglio del -10,7%. Il che dimostra il forte cambiamento d'abitudine delle famiglie italiane
Fonte: elaborazione Federalimentare su dati Istat
Il nostro vino all'estero è pagato sempre meglio Champagne Asti altri spumanti TOTALE SPUMANTI vini frizzanti vini Dop bianchi (vol. <15°) in confezioni <=2 l vini Dop rossi e rosati (vol. <15°) in confezioni <=2 l vini Dop (vol. <15°) in confezioni >2 l TOTALE VINI DOP (vol. <15°) vini Igp bianchi (vol.<15°) in confezioni <=2 l vini Igp rossi e rosati (vol.<15°) in confezioni <=2 l vini Igp (vol.<15°) in confezioni >2 l TOTALE VINI IGP (vol. <15°) altri vini bianchi altri vini rossi e rosati TOTALE ALTRI VINI vini liquorosi vini aromatizzati mosti TOTALE VINI E MOSTI Fonte: elaborazione su dati Istat 2,921 144,524 1.750,908 1.895,431 973,227 950,566 1.538,235 166,935 2.655,736 1.459,890 1.290,323 777,598 3.527,812 1.944,119 1.073,491 3.017,610 67,885 582,987 147,737 12.871,345 migliaia di ettolitri 2017 gen-luglio 2018 gen-luglio 6,049 169,236 1.829,117 1.998,353 993,359 1.372,735 1.496,608 272,888 3.142,231 992,381 1.216,779 569,758 2.778,918 1.296,517 775,511 2.072,028 56,913 598,713 110,494 11.757,060 Nei primi sette mesi dell'anno l'export del vino italiano è aumentato in valore (+4,6%), ma è diminuito in quantità (-8,7%), dimostrando, con una forbice di oltre 13 punti, il netto apprezzamento del nostro prodotto