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09/09/2018

«Più cultura su rischi ed emergenze Dobbiamo iniziare dalle scuole»

QN - La Nazione

di FRANCESCO MEUCCI ANGELO Borrelli un anno fa era capo della protezione civile da appena un mese. L'8 agosto 2017 aveva preso il comando del dipartimento dopo le dimissioni di Fabrizio Curcio, di cui era stato il vice. Il nuovo governo Lega-Cinque stelle nelle scorse settimane gli ha rinnovato la fiducia; inevitabile, dunque, incontrarlo nell'anniversario della tragedia. Che ricordo le è rimasto dell'alluvione di Livorno? «Mi è rimasto dentro il dolore delle vittime. Ma anche tutto quello che abbiamo fatto e dobbiamo ancora fare per cambiare il sistema di protezione civile nazionale e non lasciare più soli i sindaci di fronte a queste emergenze». Cosa si può fare ancora? «Il sistema va migliorato e armonizzato a livello nazionale; a partire dall'unificazione del colore delle allerte. Per questo il 25 settembre ho convocato gli stati generali della protezione civile con gli esponenti della comunità scientifica proprio per affrontare questi argomenti». Qual è l'obiettivo? «Arrivare a un sistema automatizzato di avvisi per raggiungere ogni singolo cittadino nell'imminenza dell'allerta». Basterà? «No. Serve un approfondito piano di conoscenza e di cultura della protezione civile. Su questo mi sto battendo molto perché sono convinto che la cultura della prevenzione del rischio deve partire dalle scuole: solo in questo modo si formano dei cittadini coscienti e consapevoli». Ma non abbiamo anche un problema di percezione del rischio? «Senz'altro. Anche nella tragedia di Livorno qualche lutto si poteva evitare. Penso alla famiglia di via Nazario Sauro: dormivano in un seminterrato, ma se fossero stati al corrente e più consapevoli del pericolo forse sarebbero saliti al secondo piano mettendosi in salvo». Come giudica l'azione nel dopo alluvione del sindaco Nogarin? «Ha fatto e sta facendo un ottimo lavoro; inoltre lo sento molto vicino sulle problematiche connesse alla protezione civile». Ma in Italia, su questo fronte, non scontiamo un ritardo culturare? «Viviamo in Paese molto fragile dove i cambiamenti climatici accentuano tutti i fattori di rischio e da parte della popolazione, talvolta, c'è l'istitinto a sottovalutare i pericoli». Non è perché siamo 'invasi' dalle allerte? «Tutte le volte ci sono polemiche: ma possiamo solo affidarci alle previsioni che, come dice la parola stessa, sono probabilistiche e non deterministiche». Lei ha più volte sostenuto la necessità di una riforma del codice degli appalti. Cosa intende? «Dobbiamo iniziare a gestire e organizzare anche la seconda fase delle emrgenze: quella del ritorno alla normalità. Mi spiego: dopo il crollo del ponte Morandi a Genova ho firmato un'ordinanza con cinque deroghe al codice degli appalti. Invece, sono convinto, che sarebbe più utile avere una legislazione di riferimento da usare in condizione di emergenza». Cosa servirebbe? «Procedure più trasparenti e tempestive, puntando sulla pre individuazione dei fabbisogni e l'individuazione dei fornitori con selezione accurata prima dell'emergenza. La protezione civile ha bisogno di cose molto semplici: dopo un terremoto c'è bisogno di portare le persone negli alberghi. Al momento dobbiamo fare delle gare, delle graduatorie etc etc. Invece, l'emergenza mi impone di trovare la sistemazione subito. Ecco, se tutto fosse già stabilito e avessimo dei contratto-tipo da sottoporre ad albergatori, la gestione dell'emergenza sarebbe un automatismo». Il ricordo e il dolore

«Mi è rimasto dentro il dolore delle vittime. Ma anche tutto quello che abbiamo fatto»