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22/09/2018

Parco urbano e teatro dei mille, tutto fermo

Il Centro

le spine della ricostruzione
Piazza d'Armi, una storia lunga 10 anni. Disponibili 22 milioni, opera aggiudicata a 10. Chiesti più soldi e il progetto si arena
di Giustino Parisse L'AQUILA Che fine ha fatto il parco urbano di piazza d'Armi con annesso teatro da oltre 900 posti? Se si leggono gli annunci di avvio lavori che risalgono a un periodo fra la fine del 2016 e l'inizio del 2017 oggi dovremmo essere vicini alla cerimonia di inaugurazione. E invece, nell'area di piazza d'Armi destinata all'opera pubblica ci sono solo erbacce e abbandono. L'iter è fermo da mesi e per cercare di capirne il perché bisogna ripartire dall'inizio, cioè da 10 anni fa. IL 2008. Il consiglio comunale (sindaco Massimo Cialente ) in data 17 settembre 2008 decise la riqualificazione urbanistica dell'area di piazza d'Armi con l'approvazione di un progetto preliminare, in variante al Prg. L'idea era di realizzare un grande parco urbano. Quell'area, come è noto, è stata per decenni di proprietà del demanio militare e utilizzata prevalentemente per le esercitazioni. A un certo punto il terreno viene messo in vendita e l'amministrazione per evitare di farlo finire in mano a privati, pronti magari a lottizzarne ogni angolo, lo acquista per poco più di 2 milioni. Il 6 aprile del 2009 arriva il terremoto e tutto si ferma. Piazza d'Armi e dintorni vengono occupati da tendopoli e strutture della protezione civile. Il parco deve aspettare. IL 2013. Nel 2013 il progetto viene "risuscitato" e nel frattempo si cerca di dare una sistemata a tutto l'accesso Ovest della città con l'ampliamento di viale Corrado IV. Valorizzare un'area, quella di piazza d'Armi, dove intanto sono nate nuove strutture e altre sono state riqualificate diventa non più rinviabile. Viene indetto un bando europeo di progettazione vinto dalla società Modostudio che mette l'idea nero su bianco e stima in circa 20 milioni il costo di realizzazione. Alla stessa società viene affidata anche la progettazione definitiva. Per trovare i soldi il Comune partecipa al bando nazionale Piano Città (una iniziativa del 2012 dall'allora governo Monti), è fra i 28 comuni vincitori e ottiene 15 milioni di euro. Altri 3 milioni giungono dall'Australia e in particolare dal Comitato Australian Abruzzo che li raccoglie fra i cittadini di origine italiana. Infine il Pd, attraverso la cosiddetta Legge mancia, ne aggiunge altri 4 e si giunge così a 22 milioni che sono sufficienti per andare avanti. IL 2014. Nel 2014 la società Modostudio prepara il progetto definitivo che sarà quello che andrà poi a gara d'appalto. Il costo rispetto all'ipotesi iniziale è più contenuto, 18 milioni. L'area oggetto dell'intervento è di 95.604 metri quadrati; il teatro cilindrico è ispirato al Globe Theatre di Londra, ha un diametro di 46 metri e una superficie di quasi 4.000 metri quadrati. Il parcheggio è interrato su due livelli per 13.000 metri quadrati circa, infine c'è un edificio a funzione direzionale (uffici o altro) di 1000 metri quadrati. IL PROGETTO. «L'approccio progettuale», scrivono i tecnici di Modostudio, «ha voluto coniugare il tema del rapporto dell'area di concorso con il tessuto urbano adiacente e la volontà di realizzare per questa città un parco decontestualizzato dagli spazi urbani adiacenti, ma in diretta relazione con lo skyline delle montagne prossime. Quest'affermazione, che può apparire un paradosso, si concretizzata lavorando su due aspetti importanti: il tema dell'artificiale e del naturale. I bordi dell'area di concorso, influenzati dal tessuto circostante e dallo stato dei luoghi, creano una serie di aree artificiali e antropizzate, dei mondi che fanno da filtro tra il tessuto urbano circostante e l'area del parco urbano. L'area della chiesa, il parco giochi, la piazza urbana con l'edificio servizi, la piazza mercato, l'area sportiva diventano dei mondi artificiali e raccolti, vivibili nella scala di un quartiere». IL 2015. Nel 2015 viene indetta la gara per un cosiddetto appalto integrato. In sostanza la ditta che se lo aggiudicherà dovrà fare anche il progetto esecutivo. Base d'asta 18.000.000 di euro. IL 2016. Il 16 febbraio 2016 vengono aperte le buste. La spunta l'impresa Rialto Costruzioni spa di San Tammaro (Caserta) che si dice pronta a fare i lavori per un importo di 10.297.290 euro (inclusa naturalmente la progettazione esecutiva). L'aggiudicazione avviene al massimo ribasso e la Rialto, rispetto alle altre 50 imprese concorrenti, ne offre uno del 60 per cento. Qui va fatto un chiarimento. Un ribasso del 60 per cento su 18 milioni dovrebbe portare a una cifra di molto meno della metà. I dieci milioni e poco più vengono fuori dal fatto che la legge prevede ribassi differenziati e su alcune voci di spesa (per esempio la manodopera) non è possibile scendere sotto una determinata soglia. Qualcuno avanza dubbi sul quel mega-ribasso (il Movimento 5 Stelle si rivolge all'Anac, l'autorità anticorruzione), ma l'iter va avanti. Vengono avviate due procedure, una per scegliere la direzione dei lavori (bando da poco più di un milione di euro) e un'altra per individuare la ditta esterna che sarà chiamata, come prevede la legge, a verificare il progetto esecutivo della Rialto (in questo caso il bando da circa 150.000 euro viene aggiudicato con un ribasso di quasi il 90 per cento, al limite dell'incredibile). La verifica del progetto è, chiaramente, un passaggio fondamentale. 2017-2018. Nel 2017 la società Rialto presenta in Comune il progetto esecutivo e qui c'è la sorpresa. Infatti, secondo la ditta, i 10 milioni di cui sopra non bastano per fare i lavori, ma ce ne vorrebbero almeno 15. La cosa viene giustificata dal fatto che va migliorata la vulnerabilità sismica della struttura e quindi vanno rifatti i calcoli. A guardar bene, i 5 milioni in più richiesti andrebbero ad annullare quasi completamente l'originario ribasso del 60 per cento. Su questa richiesta si blocca tutto. La società esterna chiamata alla "verifica" del progetto e anche il Comune pare nutrano forti dubbi sulla sua ammissibilità. I lavori non partono e le erbacce crescono rigogliose. CHE FARE. A questo punto come se ne esce? Secondo il consigliere comunale Giustino Masciocco - in maggioranza quando c'era il sindaco Massimo Cialente e oggi all'opposizione di Pierluigi Biondi - che conosce bene i vari passaggi della vicenda, sono due le strade possibili: «O il Comune sceglie di contestare alla società Rialto il mancato rispetto dei termini contrattuali, rescinde il contratto e indice una nuova gara e questa sarebbe la cosa più drastica oppure sempre il Comune apre una trattativa con l'aggiudicatario per chiarire tutte le questioni e arrivare a una cifra che però deve sostenere l'esame dell'Anac, considerato che l'importo di aggiudicazione verrebbe modificato. Ma qualsiasi strada si prenda è prevedibile che prima di vedere il cantiere passeranno anni». Per l'ex assessore alla Ricostruzione Pietro Di Stefano (oggi presidente provinciale del Pd e uno dei "padri" del progetto) «la questione non doveva essere nemmeno posta dalla ditta. L'appalto integrato prevede il progetto esecutivo e quindi non si può oggi chiedere più soldi dopo aver vinto la gara con quel ribasso. L'amministrazione, che da un anno a questa parte è stata silente sulla questione, deve prendere il toro per le corna e imporre l'avvio dei lavori. La città non può più aspettare, c'è il rischio di perdere i soldi come potrebbe accadere anche per la sede unica comunale e altre opere pubbliche inspiegabilmente ferme».

Foto: Due dei pannelli che mostrano il progetto della futura piazza d'Armi. Giardini, teatro e porticato nel piano mai avviato per l'area verde cittadina


Foto: Uno scorcio dell'area di piazza d'Armi tra il mercato e i campi sportivi

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