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01/08/2018

Nuova stazione della Metro C Un lungo viaggio nella storia

Il Tempo - S. V.

Ecco come è stato possibile realizzare un museo sotterraneo a San Giovanni
I siti archeologici Dal paleolitico al medioevo Si è scesi fino a venti metri
• Come scendere nella storia e ritrovarsi a viaggiare nel tempo. Si prova questo entrando nella nuova stazione Matro C di San Giovanni, realizzata da Metro C S.C.p.A., società consortile costituita da Astaldi (Società mandataria), Vianini Lavori, Ansaldo STS, Cooperativa Muratori e Braccianti di Carpi, Consorzio Cooperative Costruzioni. La linea, attraversando importanti settori del centro storico della Capitale, ha richiesto una particolare attenzione agli aspetti archeologici e conservativi dei beni culturali, sia in fase di progettazione che di esecuzione dell'opera. La necessità di operare in un territorio che presenta una notevole densità di presenze archeologiche e in un tessuto urbano pluristratificato e ricco di resti monumentali ed edifici storici, ha fatto sì che il progetto della Linea C scaturisse da un articolato processo di concertazione tra le amministrazioni pubbliche competenti in materia di tutela e i soggetti incaricati dell'esecuzione dell'opera stessa. Tra le tante opere che hanno richiesto l'adozione di tecniche realizzative complesse ed altamente tecnologiche - quali ad esempio la tecnica del congelamento dei terreni, atte a risolvere un insieme di problematiche di carattere geologico vi è certamente la stazione San Giovanni, primo dei nodi di scambio previsti (grazie al collegamento con la linea A della metropolitana). Qui i resti archeologici, emersi nel corso degli scavi a partire già dal maggio del 2007, sono stati rinvenuti perfino a 20 metri di profondità. La presenza delle strutture antiche - individuate mediante carotaggi che hanno preceduto lo scavo - e le prescrizioni formulate dalla Soprintendenza Archeologica di Roma, hanno comportato una revisione globale del progetto posto a base dell'affidamento della Linea C nella tratta che attraversa il centro storico di Roma. In particolare le prescrizioni più rilevanti sono consistite nel divieto di eseguire qualsiasi tipo di consolidamento del terreno da piano campagna in mancanza di uno scavo archeologico preventivo;obbligo di esecuzione di tutti gli scavi con metodologia a cielo aperto e con modalità archeologica fino al terreno "vergine". La prescrizione ha comportato quindi, in alcuni tratti, l'impossibilità di effettuare scavi meccanizzati per la realizzazione delle gallerie di linea. Di contro, è stato realizzato uno degli scavi urbani più rilevanti degli ultimi anni, per la complessità della stratigrafia esplorata e per la ricchezza dei dati acquisiti. Un'occasione straordinaria per la conoscenza di un ampio settore del suburbio antico finora poco noto a causa della considerevole profondità dei livelli archeologici, coperti da coltri dell'età moderna e contemporanea e raggiungibili solo grazie alle paratie perimetrali della stazione. Effettuati a più riprese tra il 2010 e il 2013, gli scavi hanno permesso di esplorare integralmente un sito complesso e pluristratificato, su una superficie di quasi 3.000 metri quadrati. I risultati dello scavo mettono in primo piano l'importanza delle risorse idriche naturali nelle dinamiche insediative di questo sito, posto in un'area di fondovalle attraversata da un'importante affluente del Tevere chiamato nell'antichità Aqua Crabra, proveniente dall'area tuscolana. Per tutti questi motivi, seguendo le direttive della Soprintendenza e la volontà della stazione appaltante (Roma Metropolitane) si è deciso di trasformare la nuova stazione in un vero e proprio museo. La redazione del progetto è stata affidata al Dipartimento di Architettura e Progetto dell'Università di Roma "La Sapienza", nella persona del prof. Lambertucci e del prof. Grimaldi. Restituire attraverso il trattamento delle superfici di finitura interne la storia di questi luoghi, il succedersi delle attività vitali, con le tracce che immancabilmente esse hanno lasciato, è sembrato il modo più efficace per raggiungere l'obiettivo. Strumenti operativi per la costruzione fisica di questo racconto sono state tutte le superfici liminari: pareti, pavimenti e soffitti con le prime due che hanno assunto il ruolo di dispositivi comunicativi principali, ospitando stratigrafi, immagini, testi scritti e molti reperti archeologici. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

Foto: Al lavoro I tecnici all'interno del sito durante gli scavi archeologici effettuati tra il 2011 e il 2013 In basso parte dell'atrio della stazione con i reperti in mostra nelle teche

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