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MA NEI CANTIERI SERVE ‘BUON’ LAVORO

14/03/2018

La Repubblica - Fabio Marante*

Commento
Ad ogni tornata elettorale vengono riproposti proclami sull'utilità delle grandi opere: infrastrutture materiali e immateriali, tra smart city e recupero delle periferie dai mille piani regolatori. L'argomento impatta fortemente un territorio straordinario come il nostro, composto di bellezze culturali e paesaggistiche, fragilità idrogeologica e sismica, centralità logistica.
Sono temi sensibili sui quali le scelte politiche sulle connessioni infrastrutturali determinano i livelli di coesione sociale, la competitività economica per i nostri porti e lo sviluppo del Paese. Tali decisioni dovrebbero esser in grado di raccordare non solo idealmente il lavoro, inteso nella sua complessità e varietà, ma anche il cittadino di oggi e di domani, fruitore della rete, in un patto tra generazioni con attenzione alla qualità della vita. A differenza di quanto accade in Europa, il nostro Paese è stato caratterizzato per un uso politico dell'opera, rispondendo talvolta più al mero interesse particolare che a quello generale. Un esempio su tutti la Legge Obiettivo, brodo di coltura dove il valzer del malcostume e del malaffare, dei commissariamenti, ha proliferato producendo oltre 600 opere incompiute in cui si alternano opere strategiche ad opere senza alcuna evidente finalità; brodo nel quale si sono alimentati progetti esecutivi mai eseguiti, imprese di costruzioni con più avvocati che carpentieri.
Non tutto è stato così, ovvio. Ma ciò ha rappresentato un grave danno in termini di tempi, costi, credibilità e perdita di opportunità per il mondo del lavoro.
Ecco perché in questo quadro la nuova stagione di politica infrastrutturale di obiettivi e strategie cui corrispondono investimenti pubblici può rappresentare una occasione su cui misurare la coerenza tra pratica e teoria, in cui il pubblico è regolatore e garante delle regole su ambiente, lavoro, sicurezza, salute. Ne è prova il Nuovo Codice degli Appalti, che ha cancellato il massimo ribasso nelle gare sotto i 2 milioni di euro, con l'obbligo dell'utilizzo della condizione economica maggiormente vantaggiosa a favore di lavoratori e imprese su formazione, specializzazione ed esperienza, contenimento del ricorso al sub appalto ecc.
La Liguria è terra di importanti investimenti pubblici, non solo in difesa dal rischio idrogeologico, ma anche, appunto, di interventi infrastrutturali tra cui il Terzo Valico dei Giovi e sgombriamo subito il campo dalle facili equazioni: le opere si fanno perché sono utili alla comunità e non solo perché creano lavoro. Carpentieri, escavatoristi, jumbisti, assistenti e manovali accanto a nuove figure coesistono nei cantieri dell'opera. Personale tecnico, giovani e non, frutto della digitalizzazione di impresa, dell'eccellenza in ricerca e sviluppo, che ha modificato modo di pensare, progettare e monitorare l'opera anche con nuovi materiali sostenibili.
Pensiamo all'impatto positivo sull'intera filiera dell'obbligatorietà del Building Information Modeling (BIM), modello per ottimizzare le varie fasi con certezza dei costi e monitoraggio del ciclo della vita dell'opera; del Sistema informativo nazionale federato delle infrastrutture (SINFI), per facilitare l'installazione di reti di comunicazione elettronica ad alta velocità, e stabilire le regole tecniche per la raccolta, l'inserimento e la consultazione dei dati; delle prove non distruttive (PND) per ispezionare le opere e rilevare i potenziali danni prima che rappresentino una concreta minaccia alle persone e cose. Pensiamo ancora a come sia cambiato il lavoro in galleria, passando dallo scavo tradizionale allo scavo con la fresa (tunnel boring machine).
È chiaro: c'è bisogno di lavoro, ma di buon lavoro, il solo in grado di essere protagonista della crescita economica, della redistribuzione della ricchezza e della coesione sociale. Nei cantieri del Terzo Valico, tra diretti e indotto operano oltre 3 mila tra lavoratrici e lavoratori. Ecco perché questo è un terreno in cui collocare non un lavoro qualsiasi, ma un lavoro regolato dalla contrattazione collettiva nazionale e territoriale, anche al fine di contrastare la concorrenza sleale tra imprese. È un lavoro di qualità e svolto in sicurezza, anche grazie ai protocolli siglati su situazioni difficili, come quelle in cui si riscontra presenza di amianto. Il diritto alla salute è centrale e quindi appare non praticabile la proposta di maggiore autonomia avanzata da talune Regioni in materia di trasporti e mobilità, se non a costo di renderlo difforme tra un territorio ed un altro.
E sempre di "buon" lavoro si parla quando, a seguito delle intese con Istituzioni e Aziende è possibile per i lavoratori edili, in virtù dell'applicazione della clausola sociale prevista nel Nuovo Codice degli Appalti, mantenere il posto di lavoro nel momento del cambio dell'appalto; oppure quando, a seguito della crescente richiesta di personale specializzato, attraverso i percorsi di riqualificazione, si da una opportunità a chi il lavoro lo ha perso.
È il lavoro che costruisce presente e futuro del nostro Paese. Vitruvio, architetto romano, già 2 mila anni fa sosteneva che le opere debbono essere solide, belle ed utili. Quelle parole oggi si traducono in sostenibilità economica, sociale ed ambientale per il trasporto di merci e persone.
Segretario Generale Fillea Cgil Genova e Liguria A differenza di quanto accade in Europa, il nostro Paese è stato caratterizzato per un uso politico delle grandi opere Sul Terzo Valico, tra diretti e indotto operano oltre 3 mila addetti, è il terreno ideale per misurare la coerenza tra pratica e teoria

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