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26/08/2018

Lo Stato e il bene comune

La Liberta

IL DIBATTITO
Andrea Gabbiani Dopo quanto accaduto al ponte Morandi di Genova mi sono posto due domande riguardo alla gestione della cosa pubblica. Funziona tutto bene? C'è qualcosa che possiamo migliorare o forse è meglio fermarsi e rivedere quanto fatto sino ad ora? Che ci sia qualcosa da rivedere oramai è palese e riguarda diversi aspetti del complesso tema delle concessioni per la gestione della cosa pubblica. Ci sono perplessità che riguardano anche l'organo di controllo statale che dovrebbe controllare le società concessionarie, in mano alla Direzione Generale del Ministero delle Infrastrutture, per verificare se sia in grado di assolvere il proprio compito oppure se conviene riportare la funzione di controllo in mano ad ANAS (come accadeva fino al 2012). Mi chiedo se vada rivista la legge sugli appalti inserendo, ad esempio, durante la pubblicazione del bando, la valutazione del costo per la manutenzione ordinaria del bene per i prossimi vent'anni. Un aspetto che però pare evidente, e lo vediamo anche noi cittadini, è la mancanza di culto della manutenzione delle opere pubbliche che deve essere oggetto di un'attenta analisi da parte dello Stato. Un appunto voglio farlo anche sul "linguaggio" che queste grandi società di capitale utilizzano quando accadono eventi del genere. Linguaggio che rispecchia totalmente il mercato borsistico, freddo e diretto, volutamente cinico. Dialogare con società di questo genere è complesso per il governo, figuriamoci per un semplice cittadino. Sono contento che l'attuale governo abbia messo in discussione la concessione per la gestione di una parte delle autostrade nazionali, che ricordo essere di noi cittadini. Da quanto racconta l'ANSA "Solo in Italia i beni pubblici sono gestiti (in malo modo) dai privati". In molti altri Paesi europei, per esempio, le autostrade costruite con i soldi dei cittadini sono in mano allo Stato che risponde alla collettività e non a interessi di bottega. La nazionalizzazione di alcuni beni statali, ora in concessione a privati, non è impossibile anzi, deve essere valutata la riorganizzazione del rapporto tra pubblico e privato, per quanto riguarda le infrastrutture ma non solo. Condizione sine qu non è avere uno Stato in grado di funzionare correttamente, con figure professionali di grande competenza e investimenti corretti. Rimettere al centro della discussione politica la viabilità e la mobilità (con relativa sicurezza) sono una visione strutturale importante in un paese dove le riforme si fanno attendere da anni. Faccio l'esempio citando proprio il porto di Genova, oggetto di un ampliamento commerciale di notevole importanza e che interessa, neanche tanto indirettamente, anche l'economia della nostra provincia. La valutazione per ampliare l'attività commerciale del porto deve essere stata soggetta a diversi pareri, tra cui quello viabilistico. Avranno inserito certamente le attuali infrastrutture esistenti ma dubito fortemente che quanto accaduto, ovvero il crollo del ponte, sia stato preso in esame. Ecco che la mobilità e la viabilità ritornano di forza nel dibattito politico/progettuale e ritornano gli stessi problemi di vent'anni fa, senza che questi siano stati risolti. Rivedere la mobilità delle persone e delle merci non è semplice ma deve essere oggetto di un piano a medio termine, con relativi investimenti. Non è detto che pubblico sia bello, non è detto che privato sia brutto, ma lo Stato deve tornare ad interessarsi del bene comune e dare indirizzi per una economia più sostenibile, mantenendo sempre una sovranità popolare senza lasciarsi soffocare dalle multinazionali. Una società che trasforma i beni pubblici in profitto per i privati mette a rischio la coesione sociale, l'idea stessa di comunità. Ecco perché questa battaglia è utile al Paese e serve per riannodare quei fili dopo i disastri che una certa classe politica ha creato. Ora possiamo dire che la storia insegna.

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