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07/01/2019

L’architetto Toson: «Vanno selezionati i privati e gli enti per evitare le speculazioni finalizzate agli aiuti»

Messaggero Veneto

uno dei promotori
Udine. «La Regione dovrebbe modificare la legge 2/2002, chiedere ai Comuni che intendono adottare il modello albergo diffuso di predisporre un master plan e una variante urbanistica pena la non assegnazione dei contributi. La Regione dovrebbe incentivare lo sviluppo di una rete di alberghi diffusi omogenei nella qualità e originali a seconda delle specifiche vocazioni delle località, definire un programma di formazione, creare uno strumento di marketing e mettere a punto fondi specifici per il progetto di accesso al credito». Certo che il modello definito nel 1978 a Comeglians dai professori del Politecnico di Zurigo Flora Ruchat Roncati e Dolf Shnebli chiamati da Leonardo Zanier è ancora valido, l'architetto Carlo Toson che con Zanier ha vissuto tutte le stagioni dell'albergo diffuso, propone alcune linee di intervento per evitare «speculazioni atte a ottenere semplicemente i contributi per poi uscire dal programma».Toson è convinto che, alla luce dell'esperienza maturata sul campo, «è facile per la Regione correggere il tiro e perfezionare il modello». Ecco perché suggerisce di «impostare il progetto destinato alle comunità dall'alto» visto ce i Comuni «non hanno né le capacità né la forza di impostare programmi di questo tipo. Va tracciato un percorso e creato un supporto». Come? «Prima dei bandi che spesso utilizzano fondi europei vanno predisposti varianti urbanistiche ad hoc, regolamenti edilizi che definiscano qualità e quantità degli interventi con particolare riguardo al recupero e restauro del patrimonio architettonico e ambientale». Altrettanta attenzione va riservata al marketing, non è possibile - sono sempre le parole di Toson - che i russi conoscano Rimini senza avere neppure idea di dove si trovi il Friuli.Toson entra nel merito anche dei bandi regionali che «hanno comunque attirato investimenti privati che altrimenti sarebbero finiti in altri luoghi. I bandi più recenti erano 50/50 e costituivano un buono stimolo per la partecipazione dei piccoli proprietari». L'architetto ritiene si possa fare di più «attivando strumenti finanziari che consentano alle cooperative o alle società private costituite dai proprietari di investire direttamente sul territorio per crescere. Gli investimenti - aggiunge Toson - devono riguardare piccole attività imprenditoriali ma anche acquisizioni di parte del patrimonio edilizio altrimenti destinato a perdersi e a uscire dal sistema». In questo contesto non possono venir meno gli investimenti tecnologici e neppure l'assunzione del progetto da parte dei Comuni come vero scopo della loro funzione. Toson cita l'esempio di Sauris che dopo aver recuperato borgo San Lorenzo risulta ancora proprietario della metà degli alloggi del suo albergo diffuso.Altrettanta sensibilità deve essere richiesta ai privati che, sempre secondo Toson, «vanno selezionati senza ambiguità tra persone convinte del progetto. Vanno create regole chiare al fine di evitare speculazioni atte a ottenere i contributi per poi uscire dal programma. Va evitata l'uscita volta a creare immobili non utilizzati come spesso accade per le seconde case». -- BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI

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