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24/09/2018

L’aerospaziale nel Sud Italia ha i piedi per terra

Il Sole 24 Ore Dossier

H N E W SPACE M E D / È la nuova iniziativa per la Space Economy, promossa da Sam - Società Aerospaziale Mediterranea, nata nel 1998 e composta da 14 imprese
Oltre 20 miliardi di euro di investimenti per rendere competitive le imprese, selezionate in base alla effettiva ricaduta sul territorio
Nello spazio extraterrestre le aziende si aggregano, fanno rete e creano ricadute di mercato importanti sul territorio, soprattutto nel Sud del Paese, in una sorta di circolo virtuoso. A dircelo è la Sam, Società Aerospaziale Mediterranea che, fondata nel 1998, rappresenta la prima aggregazione di Pmi nel settore aerospaziale. Ne fanno parte attualmente quattordici imprese che operano nei settori dell'aeronautica, delle tecnologie per l'astrofisica, del monitoraggio ambientale e dello spazio. A dare manforte al settore è nata l'iniziativa New Space Med che dovrà raccogliere la sfida di rendere il Mezzogiorno protagonista di un importante sviluppo produttivo utilizzando anche investimenti nazionali ed europei. Gli investimenti pubblici e privati previsti dovranno, cioè, essere patrimonializzati dalle Pmi che potranno prepararsi ad affrontare un mercato globale, che non registra un particolare protagonismo della grande impresa come driver nazionale. Un'aggregazione che potrà dunque rappresentare un interlocutore qualificato nei confronti delle grandi imprese europee e mondiali, che resteranno comunque protagoniste di un mercato che si muove sulle frontiere tecnologiche più avanzate. "Si tratta di una sfida difficile e affascinante - dice il presidente di New Space Med, Luigi Iavarone - ma non impossibile". Nel meridione nonostante la presenza di centri di ricerca di eccellenza quali Federico II, Inaf, Cnr-Irea e Cira, non c'è stata, fino ad ora, una ricaduta industriale significativa. Ma oggi, grazie anche alla messa in rete delle diverse competenze, lo spazio può costituire un interessante mercato di sbocco per molte aziende, soprattutto campane, speciaUzzate nel settore spaziale, ma anche per quelle appartenenti al mercato aeronautico e dell'Ict. Secondo Luigi lavarone, che è anche presidente di Sam, "In un contesto strategicamente incerto in cui si è collocata l'impresa spaziale italiana negli ultimi anni, con l'unica eccezione del lanciatore Avio-Vega, è apparsa quanto mai opportuna l'iniziativa del Mise sulla Space Economy che prevede investimenti per circa 4,7 miliardi di euro nei prossimi anni cui vanno ad aggiungersi i previsti fondi dell'Ue nel prossimo bilancio 2021-2027 per circa 16 miliardi di euro". Secondo lavarone "le risorse allocate a livello nazionale ed europeo, cui vanno sommati gli investimenti dei privali, riguardano attività di R&S che consentiranno di aumentare un mercato che, secondo le stime più recenti di studi internazionali, ammonterà a 1.000 miliardi di dollari nel 2040". Crescerà, dunque, tra il 2020 e il 2040 di circa 650 miliardi di dollari rispetto ai 350 attuali. Per quello che riguarda il Sud, le singole Regioni concorreranno con proprie risorse al programma nazionale ma, dice il presidente di New Space Med, "è necessario che siano attentamente valutate le ricadute sul nostro tessuto produttivo, individuando e premiando le soluzioni che effettivamente offrono una prospettiva di mercato, anche con operazioni di sollecitazione della domanda pubblica e privata". Ad esempio attraverso l'applicabilità delle tecnologie spaziali al settore delle infrastrutture terrestri (strade, ponti, edifici), a quello della protezione civile da calamità naturali (incendi, frane, alluvioni, inquinamento) e all'ambito del controllo della navigazione marittima e portuale. "Altrimenti - continua lavarone - le imprese (che hanno in carico una quota almeno del 50% di cofinanziamento) non saranno interessate a investire", lavarone sottolinea inoltre che le tecnologie adottate per la Space Economy non sono solo duali (applicabili cioè in campo civile e della difesa) ma costituiscono anche un'importante opportunità per le imprese italiane di accrescere la presenza nel ricco mercato dei Big Science Projects, relativamente, ad esempio, al settore dell'astrofisica, con i grandi telescopi terrestri e quelli spaziali, e al settore della fisica nucleare, per esempio Cern e Iter. Alcune aziende aderenti a New Space Med sono, infatti, coinvolte in uno dei più grandi big science projects, il progetto Ska, nel quale Sam è membro del Dish Consortium, responsabile dello sviluppo delle antenne radio di media e alta frequenza. Il valore della prima fase di Ska è di circa 800 milioni di euro: il team di progetto del Dish Consortium che si occuperà delle prime 133 antenne "Dish", con un budget di circa 150 milioni di euro, è costituito oltre che dall'Italia, dalla Cina, dalla Germania e dal Sudafrica. Attualmente Sam ha investito sul progetto 2,5 milioni di euro e ci si attende una ricaduta economica di 8-10 milioni, pari a circa il 6% del budget. I grandi progetti scientifici rappresentano, dunque, oltre che un'opportunità di sviluppo per il Paese, la frontiera tecnologica più avanzata su cui ci si possono incontrare scienza e industria. "A tal fine - conclude lavarone - è necessaria una più efficace collaborazione tra Enti di ricerca e imprese, con un maggiore coinvolgimento del Mise e delle Regioni. Le procedure nazionali in corso devono essere conformi al Codice degli appalti: per queEe future è auspicabile utilizzare lo strumento del partenariato per l'innovazione e andrebbero integrate le azioni dell'Inaf con la strategia per la Space Economy varata dal Governo. Inoltre, come fatto per l'Agenzia Spaziale Italiana, andrebbe attribuito, anche a questi progetti, trattandosi di investimenti strategici per il Paese, un ruolo diretto alla Presidenza del Consiglio, per evitare una polverizzazione degli interventi e garantire una più efficace presenza nei contesti internazionali".

Foto: Immagine satellitare del Vesuvio


Foto: Luigi lavarone, presidente di New Space Med e di Sam

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