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24/01/2019

LA STARTUP Diletta Capissi Emergono da contesti di…

Il Mattino

LA STARTUP
Diletta Capissi
Emergono da contesti difficili storie di imprese di giovani ricercatori napoletani, ingegneri e architetti under 35, all'avanguardia nell'applicazione di modelli digitali nel settore delle costruzioni. Una di queste esperienze è Fed, Future Environmmental Design, una start up innovativa, spin-off della Federico II, nata nel 2015, con una sede operativa ad Afragola ed un'altra nel polo ipertecnologico universitario di San Giovanni a Teduccio. Un team di 15 esperti, tra cui quattro soci fondatori: Antonio Salzano (Ceo), Antonio Ianniello (Cto), Domenico Asprone, Costantino Menna, che lavorano nel campo della digitalizzazione di progetti in 3D di opere civili, edifici e grandi infrastrutture attraverso l'applicazione di metodologie di Building Information Modeling (Bim).
IL METODO
Di che si tratta? Antonio Salzano 32 anni, laureato, come gli altri soci, in ingegneria civile alla Federico II, lo spiega in modo accurato: «Si tratta di un processo che riesce a rendere efficiente ed efficace, sia nei tempi che nei costi, la progettazione nella gestione di una commessa. Si riducono gli errori - continua - ma soprattutto si tende a ridurre le varianti in corso d'opera e dunque il costo della commessa in termini di spesa pubblica. A regime la metodologia produrrà una serie di benefici». Ne è convinto Salzano che ha conseguito il dottorato di ricerca in Ingegneria strutturale, dove ha approfondito tutti gli aspetti della progettazione integrata e della digitalizzazione nel campo delle costruzioni. «Non progettiamo in maniera tradizionale. Lavoriamo con un sistema in 3D. L'intero processo della costruzione è continuamente sotto controllo, monitoriamo tutto il quadro di insieme in unico modello tridimensionale. Sfruttando le potenzialità della realtà aumentata, è possibile accedere in ogni momento e in tempo reale a una serie di dati di conoscenza del manufatto, dalle caratteristiche prestazionali all'impiego dei materiali fino al dettaglio dei costi».
Era impensabile la digitalizzazione delle opere civili per chi ha lavorato 30-40 anni con metodologie tradizionali. «Siamo tutti giovani, stiamo costruendo le nostre skills su questo progetto sottolinea Salzano - Il fatturato è in crescita in relazione anche all'incremento della domanda». Alla Fed arrivano principalmente commesse estere. «Questo metodo di progettazione non l'abbiamo inventato noi, lo abbiamo però importato in Italia. All'estero è un metodo obbligatorio, così la nostra avventura è iniziata su lavori internazionali, principalmente in Qatar, dove siamo attualmente impegnati». Ma presto il sistema 3D si estenderà in Italia. «Da alcuni anni questa metodologia si sta diffondendo anche da noi. Oltretutto dal primo gennaio è obbligatorio avere una certa tipologia di appalti, da 100milioni in su». Grandi innovazioni in un settore che deve essere al passo dei tempi. «Cambia completamente il protocollo di progettazione e cambia così il modus operandi». Scompare definitivamente il tavolo da disegno tradizionale? Antonio sorride: «Beh, c'è sicuramente un trauma iniziale. Prima si disegnava a mano, poi dal tavolo da disegno siamo passati al computer. Adesso è invece in atto un cambiamento anche di ragionamento: come organizzare un progetto di una opera civile. E non è solo una questione di strumenti».
Proviamo a stuzzicare. La digitalizzazione di una opera civile può riuscire a prevenire disastri e morti, come è successo per il ponte di Genova, oppure si riduce tutto ad una specializzazione procedurale? Antonio sta volentieri al gioco: «Tenere sotto controllo i dati di ogni singolo componente del manufatto facilita le operazioni di monitoraggio e di valutazione del ponte. Diventano importanti il piano di conoscenza, le caratteristiche meccaniche ed altro. Se devo andare a scovare i dati tra le 20mila carte è un conto, se invece ho una opera digitalizzata posso reperire una informazione in maniera tempestiva. Inoltre questo processo fa tenere sotto controllo le opere e minimizzare la manutenzione. Le applicazioni di sensori che scambiano dati e si interfacciano con il nostro metodo contribuiscono a monitorare ed aggiornare il dato di soglia. È un vero punto di svolta».
TESORI D'ARTE
Senza contare che è un metodo utilizzabile per il nostro patrimonio architettonico: «È un problema molto sentito in Italia dove la stragrande maggioranza degli edifici ha un certo valore storico artistico. La pubblica amministrazione avverte la necessità di digitalizzare il patrimonio esistente, i primi bandi riguardano proprio il restauro. Noi abbiamo lavorato con una impresa napoletana per il Sacrario Militare di Redipuglia, dove abbiamo effettuato una digitalizzazione di questo manufatto storico, archiviando tutti i restauri effettuati. Oggi la stazione appaltante ha a disposizione un modello con tutta la storia del manufatto, compresi i materiali utilizzati. C'è una virtualizzazione dell'opera, con schede tecniche, progetti, relazioni, fotografie».
Avere una sede ad Afragola invece comporta vantaggi. «Sicuramente. Magari lo capissero in tanti... La stazione dell'alta velocità ci permette di ridurre i tempi negli spostamenti con Roma o Milano. Si fanno riunioni e si ritorna in ufficio in pochissimo tempo. Anche se oggi gli spostamenti in altri città si riducono all'osso». Eppure proprio dal lato delle infrastrutture e del lavoro il Sud non decolla. «A me, a noi, ha dato tante opportunità. Girando Paesi e imprese ritrovo i meridionali nei posti chiave. Le risorse umane e la formazione sono di elevato valore ma si deve creare un sistema dove tutti lavorino con un pacchetto di obbiettivi comuni. Istruzione, istituzioni e imprese insieme per perseguire il benessere comune».
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