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05/07/2019

La rivolta dei professionisti: “Non siamo tutti evasori”

Il Fatto Quotidiano - LUCIANO CERASA

IL DOSSIER / NUMERI STORIE
Dopo l ' inchiesta del Fatto Avvocati e commercialisti ci scrivono infuriati. Nessuna accusa generalizzata, ma i dati mostrano che l ' e va s i o n e si annida tra gli autonomi Le criticità I dipendenti non possono evadere " Ma chi esercita la libera professione ha meno tutele e zero welfare "
Non siamo evasori fiscali! Abbiamo chiesto sburoc r a ti z z a z io n e , semplificazione, diminuzione del cuneo fiscale, proprio perché desideriamo trasparenza " . E ancora: " Esercito la professione da quasi 40 anni, dichiaro i redditi che produco (superiori alle medie, come è giusto che sia) e ringrazio tutti i giorni non so ancora bene chi, perché godo di una salute accettabile che mi consente di lavorare e dare lavoro, senza dover ricorrere a quegli istituti di welfare che per i professionisti sono piuttosto ' s ca rni '" . Sono alcune delle reazioni che sono giunte al Fatto do pola nostra inchiesta per individuare le categorie dove si concentra l ' evasione fiscale. IL PIÙ esposto è risultato il mondo delle professioni. Ma avvocati e commercialisti, quelli che le tasse le pagano tutte e re gol arm ent e, non ci stanno a essere etichettati come evasori al pari dei " c ol leghi " che si arricchiscono a danno dell ' Erario. Dalle loro precisazioni emerge uno spaccato delle tante realtà lavorative e le grandi disparità di trattamento che tracciano un solco profondo tra lo status economico, lavorativo e fiscale di un grande studio del nord e di un giovane professionista del sud. " Abbiamo denunciato che le istituzioni fanno troppo poco per i giovani, segnalato distorsioni e contraddizioni delle ultime riforme che di certo non guardano al futuro delle nuove generazioni di professionisti, con le quali sembra non si voglia aprire alcun dialogo. Respiriamo aria cattiva, ci sentiamo sotto assedio " , ci scrivono l ' Unione giovani dottori commercialisti (Ungdcec) e l ' asso ciazione italiana giovani avvocati (Aiga). " Vediamo che non viene più mostrato rispetto per merito e competenze, mentre potremmo dare un notevole contributo ai piani strategici a cui le istituzioni dovrebbero mirare, piuttosto che concentrarsi nella disintermediazione delle professioni ordinistiche " attaccano le due associazioni, che si chiedono invece perché " nes suna autorità si faccia viva quando le pubbliche amministrazioni propongono indegni incarichi con onorari in violazione della norma sull ' equo compenso o quando la Corte di Giustizia è portata a dover ribadire che non esistono appalti di servizi legali (o professionali) che debbano sottostare alle stringenti regole del codice appalti, vista la natura fiduciaria d el l ' i n ca ri c o " . Ciò però che è più ingiusto e fuorviante nel nostro articolo, ci scrive l ' av v ocato Claudio Massa di Cuneo, " è che nella roboante presentazione e nel testo si omette di precisare che la resa economica nell ' esercizio delle professioni intellettuali è ancorata a tutta una serie di fattori, indipendenti dalla maggiore o minore ' fedeltà ' fiscale " . Massa segnala che " vi sono notevoli differenze di reddito tra avvocati che esercitano al Nord e al Sud, tra uomini e donne e tra giovani e meno giovani, differenze che sono riscontrabili anche nelle altre professioni intellettuali ordinistiche " . L ' avvocato cita uno studio del Censis da cui si evince che " un avvocato maschio ultra-60enne nel 2015 ha prodotto un reddito medio di 83.377 euro mentre un ' av vocatessa sotto i 30 anni dichiara nel medesimo periodo un reddito medio di 9.399 euro " . Per il professionista cuneese è " un effetto naturale " . Per la giovane professionista del meridione " l ' equo compenso " è un miraggio. L ' avvo cato Massa si indigna perché articoli come il nostro inducono " all ' invidia sociale " e alla " indifferenziata criminalizzazione di interi gruppi di operatori economici " . M O LTO più modestamente la nostra inchiesta ha cercato di accertare se vi era una base statistica alle numerose denunce che pervengono dai cittadini da anni, stanchi di vedersi proporre il solito scambio " niente fattura per uno sconto " pa ri all ' ammontare dell ' Iva da versare allo Stato. La logica aritmetica ci dice che se noi sottraiamo dall ' universo dei potenziali contribuenti lavoratori dipendenti e pensionati, tecnicamente obbligati a denunciare e pagare per intero imposte e contributi con la ritenuta alla fonte (al neto dei lavoratori in nero) si deve concludere che i 107 miliardi di evasione annuale (dati del Tesoro) arrivigno in gran parte dal lavoro autonomo, dalle imprese e dai titolari di redditi da capitale. Anche le statistiche dell ' Agenzia delle Entrate e della Guardia di Finanza ci dicono che i pochi controlli effettuati, quando si concentrano su alcune categorie di professionisti hanno un riscontro positivo vicino al 100%. I redditi denunciati dai lavoratori autonomi ai fini degli studi di settore sono spesso al di sotto della media riscontrabile nel lavoro dipendente, anche se provenienti da categorie economicamente agiate. Questo vuol dire che tutti i lavoratori autonomi e i professionisti sono evasori? Ovviamente no, ma adesso sappiamo dove il legislatore e l ' am ministrazione finanziaria devono mettere mano per recuperare in pochi anni almeno la metà dell ' evasione fiscale che si accumula ogni anno sulle spalle di chi le tasse le paga, volente o nolente, fino all ' ultimo centesimo. © RIPRODUZIONE RISERVATA LA P OL E M IC A La nostra indagine Domenica 23 giugno il Fatto ha pubblicato un ' analisi dei dati delle dichiarazioni fiscali sollevando il tema che gran parte dell ' evasione si annidi nel lavoro autonomo, tra le imprese e i titolari di redditi da capitale. Molti professionisti ci hanno scritto protestando, raccontandoci le loro difficoltà