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28/11/2018

LA METAMORFOSI DEL PORTO DI PALERMO: DA NON-LUOGO A SCALO-CHIAVE DEL MEDITERRANEO

Economy - Maddalena Bonaccorso

Il piano dell'Autorità presieduta da Pasqualino Monti restituisce alla città un fronte costiero che offre nuove modalità di vita quotidiana a pochi chilometri da uno dei centri storici più belli del mondo
Era un gigante imprigionato, il porto di Palermo. Tra contenziosi e beghe legali, negava il mare alla città e rappresentava una ferita stretta tra quello che secondo Goethe è il "promontorio più bello del mondo", il monte Pellegrino, e una città che da decenni cerca di uscire dalla crisi. Ed è paradossalmente da una distruzione, che è cominciata la rinascita del porto: con la demolizione dei silos granari è iniziato il disegno del nuovo skyline di questa infrastruttura strategica, che con 172 navi attraccate e 580.000 crocieristi nel 2018 (+120.000 rispetto all'anno precedente) e un traffico ro-ro cresciuto (assieme a Termini Imerese) del 5,9% , è uno dei maggiori scali strategici dell'intero Mediterraneo. Alla "guida" del porto di Palermo, e di tutta l'Autorità di sistema portuale del Mare di Sicilia occidentale (che racchiude anche Termini Imerese, Trapani e Porto Empedocle) dal 28 giugno 2017 c'è Pasqualino Monti: 44 anni, lunga esperienza anche - al vertice di Assoporti e dell'autorità portuale di Civitavecchia, ha le idee molto chiare, da manager che vuole cambiare il mondo. Quantomeno, il suo mondo, quello di un'infrastruttura che già registra grandi risultati: «Io sono un manager sul campo» spiega Monti «mi metto gli scarponi e vado a seguire i cantieri, perché il porto per me è la "mia" impresa, deve creare lavoro e dare risultati. In questi mesi alla guida dell'Autorità ho fatto una volta e mezzo i ricavi del 2017, e l'impresa è cresciuta come occ u p a z i o n e in maniera s t r a o r d i n a Bisogna uscire dall'ottica a s s i s t e n zialistica e passare a quella produttiva, questo è il mio obiettivo». Un obiettivo che Monti sta perseguendo senza risparmiarsi, e con un piano molto chiaro, che prevede innanzitutto la totale riqualificazione del porto e la sua "restituzione" alla città di Palermo attraverso una serie di investimenti e di lavori che mirano a un totale cambio di rotta sia dell'aspetto che del funzionamento dell'infrastruttura: «Uno degli obiettivi principali dell'Autorità che guido è quello di offrire ai cittadini nuovi spazi e nuove modalità di vita, per rendere il fronte costiero un luogo della quotidianità» spiega Monti, che ha "lanciato" anche un concorso di idee internazionale per i nuovi terminal crociere, passeggeri e ro-ro e delle relative aree di interfaccia città-porto. «Nell'immaginario collettivo, i porti sono strutture costituzionalmente fatiscenti: dei non-luoghi che accolgono merci e persone, non-luoghi talmente di passaggio che non meritano nemmeno una cura e una riqualificazione, che non hanno una loro dignità. Questo può valere per i porti del Nord Europa, costruiti sugli estuari dei fiumi, lontani dalle città. Ma qui parliamo di una struttura che insiste a pochi km da uno dei centri storici più belli del mondo». Ma ovviamente lo scopo di un porto è anche quello di attrarre traffico e, in questo senso, è molto importante il nuovo piano operativo su cui Monti e la sua squadra lavorano da tempo: il porto di Palermo, nei piani della nuova governance, godrà di un diverso punto di vista, non avrà più nessuna commistione tra crociere e merci - i camion saranno concentrati nell'area nord, mentre il lato sud sarà dedicato ai passeggeri - e verrà globalmente ripensato dal punto di vista architettonico proprio grazie al concorso di idee lanciato lo scorso anno, e vinto dallo studio Valle 3.0 di Roma. «E finalmente dopo sette anni di scontri e contenziosi amministrativi tra l'Autorità di Sistema portuale del Mare di Sicilia occidentale e l'impresa appaltatrice» spiega ancora Monti «si è sbloccata anche la vicenda che ha tenuto la stazione marittima del porto di Palermo sotto sequestro, interdetta ai passeggeri e chiusa ai necessari lavori, in un totale immobilismo. Oggi, una volta appianate le dispute, ripartiamo con un investimento di 30 milioni di euro e appena la ditta consegnerà il progetto esecutivo inizieranno i lavori, che dureranno due anni». E proprio sui passeggeri e sulla blue economy, per la Sicilia potrebbe davvero arrivare il tempo della svolta: con una sapiente riqualificazione strutturale, l'incoming turistico decollerebbe ulteriormente: «Qui a Palermo a fine del 2018 arriveremo quasi a 600mila crocieristi, e Termini Imerese per la prima volta nella sua storia ha accolto anche navi da crociera. È ovvio che gli armatori che portano qui le navi chiedono e cercano un'alta qualità dei servizi a terra. E noi stiamo lavorando proprio su questo, costruendo come già detto i nuovi terminal e smantellando le strutture fatiscenti e i corpi bassi che insistevano su via Crispi, strutture inutili sostituite da altre che creeranno le condizioni per un incremento del Pil portuale e, quindi, dell'occupazione». Ma c'è un altro argomento sul quale Monti si accalora, e che ovviamente influisce in maniera notevole sulla funzionalità e l'ammodernamento del porto, e cioè la possibilità di realizzare investimenti in tempi rapidi: «Purtroppo questo è un tasto veramente dolente. È impensabile che in Italia, per realizzare qualunque infrastruttura, e quindi per passare da una fase di progetto a una fase esecutiva, passino tre anni a causa del meccanismo di autorizzazioni eccessivamente lungo e frastagliato. Poi, paradossalmente, una volta che si riesce a passare alla fase successiva, cioè alla realizzazione, arriva il primo "Pierino" di turno e ti fa un ricorso al Tar: a quel punto tutto si ferma». E sul meccanismo perverso che blocca gli investimenti, Monti va giù molto duro: «Si entra in un loop idiota per cui si dà per scontato che il manager, sia privato o pubblico, per forza di cose debba essere un ladro. Io dico no: scegliete le persone giuste, date loro obiettivi, e pagatele misurando gli obiettivi raggiunti. Ma date loro la deroga rispetto a un codice degli appalti che è veramente indegno di un paese civile. È un codice del Rinascimento, scritto da chi ha paura di sé stesso e si muove nella logica del "non fare". La Sicilia non ha bisogno di questo, ma di un grande e organizzato piano Marshall delle infrastrutture. Noi vogliamo partire da qui». Il porto di Palermo sta mostrando la strada: seguirla potrebbe dare respiro a un'isola che ha tutte le carte in regola per diventare la piattaforma logistica più importante del Mediterraneo, e il centro vitale dell'intera blue economy del Paese. CON LA DEMOLIZIONE DEI SILOS GRANARI È INIZIATO IL DISEGNO DEL NUOVO SKYLINE. E UN CONCORSO DI IDEE REINVENTERÀ I NUOVI TERMINAL
DOPO SETTE ANNI DI CONTENZIOSI SI È SBLOCCATA ANCHE LA VICENDA CHE HA TENUTO LA STAZIONE MARITTIMA SOTTO SEQUESTRO

BISOGNA USCIRE DALL'OTTICA ASSISTENZIALISTICA E PASSARE FINALMENTE AQUELLA PRODUTTIVA

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