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08/07/2019

Iveneti credono sempre nel mattone « Ma la burocrazia soffoca il comparto delle opere pubbliche»

Corriere Imprese Nordest - Gianni Favero

Nel suo rapporto 2019, l'Associazione nazionale dei costruttori edili (Ance) del Veneto conferma «il dinamismo del mercato privato sia residenziale che non residenziale» ma delinea, relativamente alle opere pubbliche, uno «scenario completamente diverso, che chiama in causa le amministrazioni pubbliche e la loro scarsa capacità di trasformare in cantieri gli investimenti e le disponibilità finanziarie collegate a programmi e interventi». È la sintesi proposta dal presidente di Ance Veneto, Giovanni Salmistrari, del documento elaborato dall'ufficio studi della sua organizzazione e pubblicato pochi giorni fa relativamente al 2018. Gli imprenditori, dunque, non si sono risparmiati nel realizzare strutture immobiliari funzionali alla propria attività e nemmeno i privati hanno mancato di approfittare degli incentivi fiscali, soprattutto per la ristrutturazione e l'ingrandimento delle abitazioni. Il «non residenziale», per venire ai numeri, ha fatto registrare una crescita degli investimenti del 4,5% rispetto all'anno prima, sostenuta da un'accelerazione delle erogazioni dei finanziamenti del 23,7%, stimati in termini assoluti in 1,2 miliardi. Rispetto alle case di abitazione, gli interventi di riqualificazione, supportati anche da agevolazioni fiscali comprese fra il 55% e il 65%, hanno indotto un ulteriore aumento dell'1,3% per operazioni di manutenzione straordinaria, giungendo a rappresentare circa il 39% del valore degli investimenti. Cioè più che negli anni precedenti alla crisi, in cui la quota per questo capitolo si aggirava sul 25%. Va riconosciuta, sotto questo profilo, l'efficacia del Piano Casa della Regione Veneto che, dal 2014 al 2017, ha autorizzato più di 16 mila interventi di ampliamento (4.136 nel 2017, il 21,5% dei quali nella sola provincia di Treviso). Il segmento «freddo» delle costruzioni venete, invece, è quello delle opere pubbliche. Nel 2018, rileva ancora il rapporto Ance, gli investimenti hanno accusato una nuova flessione di 2,3 punti, nonostante si attenda per l'anno in corso un'inversione di tendenza all'incirca della stessa portata, al netto di quanto potrà avvenire a livello macroeconomico generale. Negli ultimi anni, ricorda ancora Salmistrari, il comparto regionale delle costruzioni ha già perso circa 13 mila imprese e 81.200 occupati. Più che un problema di finanziamenti, l'Ance punta l'indice sui tempi della burocrazia delle stazioni appaltanti, i quali «sono in alcuni casi più lunghi di quelli della realizzazione dell'opera». «Le infrastrutture sono un fattore strategico di competitività per un intero sistema economico, ma incidono anche in modo importante sulla qualità della vita dei cittadini. Per questo - prosegue il presidente regionale Ance - lo Sbloccacantieri e la sospensione del Codice appalti rischiano di restare interventi sterili, se non si mettono le amministrazioni locali nella possibilità di spendere, liberando gli amministratori dalla paura del danno erariale, il vero e proprio incubo che frena ogni decisione». Per avere un'idea di come il meccanismo di utilizzo delle risorse pubbliche sia invischiato è sufficiente, fa notare l'Ance, gettare uno sguardo sull'avanzamento della spesa dei Fondi strutturali europei (Fse). Al 31 dicembre 2018, limitando l'analisi al Veneto, la nostra regione aveva speso appena 301 milioni degli 1,4 miliardi, fra Fse e Fondi europei di sviluppo regionale (Fesr), previsti dal programma 2014-2020, cioè poco più del 22%, contro il 25,3% rilevato nell'insieme delle regioni del Centro-Nord. A generare i principali ritardi sono soprattutto Anas e Ferrovie dello Stato, a causa dell'allungamento dei tempi per l'approvazione dei Contratti di programma. L'Anas, in particolare, starebbe per posticipare al 2020-2021 quasi 200 opere sul territorio nazionale, di cui una dozzina in Veneto, per un valore di 250 milioni, messi in stand-by dalle lentezze dell'iter progettuale e autorizzativo. In Italia, le opere in ritardo censite dall'Ance sono circa 630 per importi superiori ai 54 miliardi, e di queste 22 sono in Veneto, con in testa il sistema di tangenziali venete «Sitave», per 2,2 miliardi, e la Superstrada Valsugana Valbrenta-Bassano, da 760 milioni. Ancora, del Piano stralcio da 161 milioni contro le alluvioni nelle città metropolitane, approvato nel 2015, solo due dei quattro interventi previsti (per 62 milioni) risultano a oggi avviati. Il comparto delle costruzioni in Veneto è formato da meno di 50 mila imprese, in cui lavorano mediamente 2,5 addetti, uno scenario in cui gli operatori si caratterizzano per volumi d'affari piuttosto ridotti. Nove aziende su dieci, infatti, dichiarano un fatturato inferiore ai 500 mila euro benché siano queste ad assorbire il 56% della forza lavoro complessiva. Le società che superano un business annuo di 5 milioni sono meno del'1% del totale. La dinamica del comparto edilizio regionale può essere analizzata anche attraverso l'andamento delle compravendite, esaminato dal Centro studi del Notariato rispetto all'andamento dei due semestri dello scorso anno. In Italia, il Veneto è la terza regione per scambi di immobili (44.170 nella seconda parte dell'anno, il 6,6% in più rispetto al primo semestre), dopo la Lombardia (91.500) e il Piemonte (44.300), il che significa che ogni 100 mila abitanti, da luglio a settembre del 2018 ci sono state 1.745 transazioni, l'80% delle quali ha riguardato dei fabbricati. Andando ad osservare l'andamento dei mutui, anche in questo caso per il 96% destinati all'acquisto di abitazioni, nel 2018 il Veneto è addirittura la seconda regione con più di 44 mila contratti, cioè la metà di quelli registrati in Lombardia. Nell'anno, dunque, osservando l'incidenza, 830 veneti ogni 100 mila abitanti si sono indebitati per affrontare l'acquisto di un immobile, molto spesso un'abitazione e quasi sempre una prima casa, e con un aumento del 7,8% fra il primo ed il secondo semestre. Un riscontro proviene anche dall'analisi delle tabelle regionali sul ricorso alle agevolazioni fiscali previste per la prima abitazione. Nella graduatoria appare che lo scorso anno i veneti che ne hanno usufruito sono stati quasi 36 mila, superati solo dai 68 mila cittadini della Lombardia e dai 42.500 laziali. © RIPRODUZIONE RISERVATA La forza del settore Sono attive poco meno di 50 mila imprese di costruzioni, con una media di 2,5 addetti 4,5% Le costruzioni non residenziali hanno registrato nel 2018 un +4,5% 2,3% Gli investimenti in opere pubbliche, al contrario, sono ancora diminuiti del 2,3% Salmistrari L'incubodel dannoerariale bloccagli amministratori

Foto: I numeri dell'edilizia Nove aziende di costruzioni su 10 dichiarano un fatturato inferiore ai 500 mila euro. Quelle che superano i 5 milioni sono meno dell'1%