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02/03/2019

«Il nostro è un Paese di riforme a metà Ripartiamo dal Codice degli appalti»

QN - Il Resto del Carlino

L'ANALISI LINDA LANZILLOTTA, EX MINISTRO PER GLI AFFARI REGIONALI
PIÙ che irriformabile l'Italia è il Paese delle 'riforme a metà'. Ne è convinta - ed è anche il titolo del suo ultimo libro Il Paese delle mezze riforme (Passigli editore) Linda Lanzillotta, ex ministro per gli Affari regionali ed ex vice presidente del Senato. Perché l'Italia è «il Paese delle mezze riforme»? «Il primo limite di ogni riforma è sempre stata la mancanza di stabilità e di continuità dell'azione riformatrice. Il secondo limite è stato pensare che si potessero fare riforme a costo zero ovvero senza investimenti su formazione, tecnologia, modelli organizzativi. Lo Stato scrive una legge e pensa che possa cambiare tutto il giorno dopo, ma ci sono dei processi culturali che hanno bisogno di tempo e di essere accompagnati». Quindi non si arriva mai in fondo? Linda Lanzillotta (ImagoEconomica) ognuno annunci la sua riforma cambiando di continuo la direzione di marcia, ma l'amministrazione è un grande corpo e se si cambia sempre la direzione alla fine finisce per restare tutto fermo, va sotto stress e rifiuta il cambiamento. Poi ci sono resistenze sia culturali sia di potere che si oppongono a ogni cambiamento». Il governo Lega-M5S accusa lobby e poteri forti di voler impedire il cambiamento, ha ragione? «Questo governo accusa a sproposito le burocrazie e le attacca perché sostiene che non applichino le politiche decise dall'esecutivo, sono polemiche becere che mettono a rischio soggetti e autorità indipendenti. La burocrazia ha un ruolo positivo, di tutela di alcuni valori fondanti della democrazia. Se un indirizzo politico è in contrasto con gli interessi generali la burocrazia ha un ruolo importante di segnalazione e di tenuta del sistema costituzionale». Perché? «I risultati di un'opera riformatrice si vedono nel medio-lungo periodo mentre la politica ha bisogno di un consenso a breve e questo è stato uno dei punti deboli anche delle riforme promosse dal centrosinistra: non sono state accompagnate con misure di compensazione che aiutassero chi si sentiva danneggiato e questo ha determinato un'ulteriore resistenza. I beneficiari delle riforme non hanno voce. Prendiamo le liberalizzazioni: c'è stata una grande resistenza perché colpivano alcuni monopoli e solo oggi, dopo dieci o quindici anni, tutti ne riconoscono i vantaggi». la riforma costituzionale bocciata dal referendum di due anni fa? In che cosa ha sbagliato Renzi? «Ha sbagliato le priorità. La priorità era la riforma costituzionale che stabilizzasse il governo e gli desse una solidità politica e istituzionale. Ma lui, pur non avendo una maggioranza solida, ha voluto introdurre una serie di riforme, in parte obbligate perché il Paese non cresceva, ma in parte caratterizzate dall'idea della cosiddetta rottamazione. Quando si è arrivati al referendum costituzionale tutti i 'rottamati' si sono uniti e in modo più che strumentale hanno bloccato una riforma che avrebbe fatto fare passi avanti al Paese. Adesso tutti si lamentano del bicameralismo perfetto...» . Lei da quale riforma partirebbe oggi? «Dalla quella dei Codice degli appalti: servono regole chiare e semplici, non si può bloccare la crescita per paura della corruzione. Veronica Passeri

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