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12/06/2019

I 17 obiettivi dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile/ 2

MF

leva premiale in tutti gli appalti pubblici in cui il servizio digitale viene inserito nella progettualità di infrastrutturazione, cogliendo in tutti i settori le potenzialità derivanti dall'emergente tecnologia della comunicazione di rete Internet of Things (IoT). L'indicatore composito elaborato dall'ASviS per l'Obiettivo 9 indica un significativo miglioramento della situazione italiana (seppure con un lieve peggioramento tra il 2013 e il 2014), perché passa dall'81,7 del 2004 al 109,42 del 2016. Migliorano significativamente gli indicatori relativi alla diffusione di banda larga tra le famiglie, l'uso di internet e l'incidenza dei lavoratori della conoscenza sulla occupazione. Inoltre, aumenta il valore aggiunto dell'industria manifatturiera, ma in presenza di una più alta intensità di emissioni di CO: per unità di valore aggiunto e di bassi livelli di produttività. Ricordiamo che l'indicatore composito ci informa sul trend, ma non sulla distanza che separa l'Italia dai Target fissati dall'Agenda 2030. L'indicatore composito relativo all'Obiettivo 9 è stato costruito sulla base dei seguenti indicatori: • Valore aggiunto dell'industria manifatturiera per abitante • Valore aggiunto dell'industria manifatturiera rispetto al totale economia • Intensità di emissione di CO2 del valore aggiunto • Intensità di ricerca • Tasso di innovazione del sistema produttivo • Incidenza dei lavoratori della conoscenza sull'occupazione • Famiglie con connessione a banda larga • Uso di Internet bell'ultimo decennio le famiglie povere sono «piasi raddoppiate Il Rapporto ASviS 2018 registra un significativo peggioramento nel Goal 10, anche a livello regionale. Rispetto ai valori nel 2010, in particolare, la Valle D'Aosta si assesta nel 2016 ad un livello inferiore rispetto alla media nazionale, mentre la Lombardia, pur peggiorando, rimane al di sopra della media. Le regioni che hanno registrato un netto miglioramento rispetto al 2010 sono l'Abruzzo e la Basilicata. Continua a crescere non solo il divario di ricchezza tra la popolazione ad alto reddito e quella a basso reddito, ma soprattutto la quota delle famiglie che vivono in condizioni di povertà assoluta, a causa della grave recessione che ha colpito il Paese e sopratutto il Mezzogiorno, tanto che il numero di famiglie al di sotto della soglia di povertà assoluta è quasi raddoppiato negli ultimi dieci anni e ora coinvolge molti più giovani e anche persone lavoratrici. Anche se dal dicembre 2017, con il Reddito di inclusione (Rei) sono stati introdotti nuovi strumenti di contrasto alla povertà e attuate misure per la riduzione delle disuguaglianze nell'accesso ai servizi fondamentali, di fronte all'accentuazione così estesa delle diseguaglianze è grave l'assenza di convergenza di politiche volte a una loro riduzione. II Rapporto ASviS 2018 segnala l'urgenza di estendere e rafforzare gli interventi specifici di sostegno al reddito per lo sradicamento della povertà assoluta e avanza proposte soprattutto per garantire l'uguaglianza di accesso ai servizi di base, rendere il sistema fiscale più equo, ridurre i divari di reddito all'interno dello stesso luogo di lavoro e tutelare la natura universalistica e pubblica dei sistemi di welfare. Le proposte dell'ASviS Profonde e crescenti disuguaglianze presenti nel Paese e il rafforzamento della loro concentrazione territoriale rappresentano una minaccia per lo sviluppo e per i diritti di cittadinanza. L'ASviS propone: • che ogni intervento volto a modificare le aliquote fiscali abbia come obiettivo dichiarato l'aumento della progressività effettiva delle imposte, come indicato dall'art. 53 della Costituzione. Fra il 2008 e il 2014, le 5mila persone più ricche del nostro Paese hanno visto crescere la loro quota di ricchezza privata nazionale dal 2% al 10%, non sarebbe quindi tollerato dai cittadini italiani che il contributo di tali soggetti alle finanze pubbliche venisse ridotto; • una più efficace azione di accertamento della ricchezza sommersa, evitando ogni forma, anche implicita, di condono fiscale, e una progressiva riduzione del regime fiscale di favore concesso alle rendite finanziarie, tenendo conto dell'invito dell'Ocse a valutare l'opportunità di un riequilibrio tra tassazione dei redditi e dei patrimoni; • che l'azione di redistribuzione dello Stato sia accompagnata da interventi preredistributivi in grado di incidere sull'effettiva parità di accesso alle opportunità e sulla formazione dei redditi primari. Secondo l'indirizzo dell'articolo 3 della Costituzione, la redistribuzione deve accompagnarsi a misure che accrescano le capacità delle persone, andando a segnare profondamente la fase di formazione della ricchezza e dei redditi primari e quella dell'accesso ai servizi essenziali. Per fare questo occorrerà un radicale cambiamento delle politiche, nazionali ed europee, ma anche un forte investimento nella pubblica amministrazione, sulla qualità delle risorse umane e sulla trasparenza delle politiche e dei processi amministrativi, per assicurare ai cittadini e alle organizzazioni di cittadinanza attiva un monitoraggio effettivo in itinere; • di rafforzare nell'accesso ai servizi basilari la responsabilità nazionale nel conseguimento dei livelli essenziali delle prestazioni, a cominciare da istruzione e salute, dove assai forte rimane l'influenza delle condizioni familiari e territoriali sulla capacità di accedere a servizi di qualità. Nel contempo, è necessario far ricorso ad approcci che tengano maggiormente conto dei fabbisogni e dei vincoli strutturali di ciascun territorio, anche sulla base di forme operative di partecipazione dei cittadini; • di rafforzare, nell'ambito di una politica di rilancio degli investimenti pubblici, la valutazione del loro impatto sociale nei singoli territori e della domanda pubblica di beni collettivi, promuovendo politiche di ricerca e innovazione che assicurino migliori e più sicure condizioni di lavoro o arricchiscano la qualità dei prodotti e servizi godibili da tutti. • di tutelare l'uguaglianza di opportunità in ambito lavorativo, attraverso dimensioni quali l'accesso di persone con competenze imprenditoriali al governo delle imprese e ai risultati della ricerca, e la partecipazione e il contributo autonomo dei lavoratori alle imprese. Vanno incoraggiate politiche che diano al lavoro un maggiore peso nel governo societario, anche valorizzando le esperienze di "manifattura collaborativa". Vanno inoltre rafforzati gli strumenti di sostegno pubblico a favore di quei lavoratori o dirigenti che intendono rilevare la propria azienda in crisi, affrontare il ricambio generazionale di un'impresa familiare o rilanciare un'azienda sottratta alla criminalità organizzata. • di ridare impulso alle politiche per la crescita e per l'inclusione sociale a livello europeo con l'avvio del negoziato sul Quadro finanziario pluriennale 2021-2027, il cui indebolimento ha allontanato decine di milioni di cittadini europei dalla fiducia nell'Unione. La politica di coesione, quale politica di investimento volta a favorire la convergenza delle diverse regioni verso traguardi di crescita inclusiva e sostenibile, con un focus su obiettivi, processi e risultati delle azioni pubbliche, può rappresentare il principale strumento di attuazione a livello comunitario dell'Agenda 2030, ma solo se in essa avrà spazio centrale un approccio nuovo "rivolto alle persone nei luoghi" (place-based approach). belle città restano critici trasporti pubblici e abusivismo Il Rapporto ASviS 2018 evidenzia che, nonostante il peggioramento costante dal 2010, un leggero miglioramento è visibile a partire dal 2016. Migliorano infatti le condizioni delle abitazioni e la quota dei rifiuti urbani conferiti in discarica, mentre rimangono ancora critiche le questioni legate all'abusivismo e ai trasporti pubblici. L'attività legislativa italiana dell'ultimo anno è stata caratterizzata da alcuni passi avanti costituiti dall'approvazione della relazione conclusiva della Commissione d'inchiesta della Camera dei Deputati sulle condizioni di degrado e di sicurezza delle città e delle loro periferie, dall'approvazione della Legge n.2 del 2018 sulla promozione dell'uso della bicicletta come mezzo di trasporto e, per superare l'emergenza smog, dalla sottoscrizione di un nuovo accordo di programma tra il ministero dell'Ambiente e le regioni del bacino padano. Tuttavia, i provvedimenti adottati sono ancora insufficienti per rispondere alle diverse esigenze delle città. Il Rapporto ASviS propone, partendo dall'analisi contenuta nell'Agenda urbana per lo sviluppo sostenibile, di migliorare le condizioni delle scuole e delle università, avviare un Piano nazionale per le reti di distribuzione idrica, favorire la nascita di startup e luoghi di economia creativa, adottare un Piano d'azione nazionale che fortifichi la rete di trasporti pubblici, definire un Piano tra Stato e Regioni per ridurre il consumo di suolo, incrementare i controlli sulla qualità dell'aria e proteggere le aree verdi. Le proposte dell'ASviS Le città possono svolgere un ruolo cruciale per accelerare il percorso verso la sostenibilità. Circa il 66% delle città europee ha già un piano di mitigazione dell'impatto dei cambiamenti climatici, il 26% un piano di adattamento, il 17% piani di adattamento e mitigazione congiunti, mentre il 30% non ha alcuna forma di iniziativa. Il Patto dei sindaci europei sta incoraggiando le città più piccole a impegnarsi seriamente sul tema del cambiamento climatico. In Italia sono quasi 3.200 i comuni aderenti e, su un campione di 76 città con popolazione superiore a 50mila abitanti, 58 si sono dotate di un piano autonomo di contenimento delle emissioni e 56 di un piano clima-energia, mentre solo 15 si sono impegnate in azioni pianificate di adattamento. Infine, sono cinque le città italiane che hanno aderito al «Compact of Mayors» lanciato dall'Onu con C40 e Icleu per costituire una rete mondiale di iniziative per clima ed energia. Partendo dall'analisi contenuta nell'Agenda urbana per lo sviluppo sostenibile, si avanzano le seguenti proposte: • istruzione di qualità: ridurre l'abbandono scolastico, con interventi precoci e percorsi personalizzati più flessibili per i giovani che abbandonano gli studi. Fare delle università e dei centri di ricerca i volani fondamentali per lo sviluppo delle aree urbane, aumentando gli investimenti in campus con servizi per studenti, docenti e ricercatori, anche al fine di qualificare la rete degli atenei in ogni parte del Paese, riducendo il divario tra Sud e Centro-Nord; • acqua pulita e servizi igienico-sanitari: avviare un «Piano nazionale di ammodernamento delle reti di distribuzione idrica» per ridurre lo spreco delle risorse, con la sollecita approvazione del Ddl sull'acqua come bene pubblico e l'adeguamento dei sistemi di depurazione alla direttiva 91/271/CE, al fine di migliorare la qualità dei corpi idrici ricettori; • lavoro dignitoso e crescita economica: adottare nuovi strumenti finanziari e incubatori d'impresa per favorire la nascita di start-up e la creazione di luoghi per l'economia creativa e della conoscenza (FabLab, living lab. makerspace, ecc.) utilizzando le aree industriali dismesse; • mobilità urbana: adottare un Piano d'azione nazionale per sostenere le città nel perseguimento dei principali obiettivi europei, cioè una forte riduzione dell'uso delle auto alimentate con carburanti tradizionali e delle vittime della strada, la realizzazione di sistemi di logistica urbana a zero emissioni di carbonio, l'incremento significativo degli investimenti per recuperare il ritardo nella dotazione di infrastrutture di trasporto pubblico nelle città e la realizzazione del sistema di monitoraggio sulla sicurezza stradale previsto dall'Unione europea; • consumo di suolo: definire un Piano d'azione concordato tra Stato e Regioni per individuare obiettivi di riduzione del consumo di suolo e controllarne l'attuazione, approvare una legge nazionale di principi sul governo del territorio e creare una banca dati del patrimonio edilizio pubblico e privato inutilizzato e disponibile per il recupero e il riuso; • qualità dell'aria: individuare urgentemente un pacchetto nazionale di misure che riguardino i trasporti e gli impianti di riscaldamento e dell'industria; rafforzare i sistemi di monitoraggio locale e di informazione ai cittadini sui rischi per la salute, valorizzando esperienze di concertazione ai diversi livelli istituzionali, come il Tavolo sulla qualità dell'aria istituito presso il Mattm tra le Regioni e il Governo per la Pianura Padana; • verde urbano: riconoscere tale elemento nella sua totalità come produttore di servizi ecosistemici e serbatoio di biodiversità, con l'istituzione di una nuova categoria di aree verdi nella pianificazione urbanistica adatte a fronteggiare i cambiamenti climatici in atto, con l'introduzione di incentivi per favorire il mantenimento e lo sviluppo delle reti ecologiche, delle infrastrutture verdi e delle aree agricole periurbane. Bisogna rimettere al eentro il rapporto tra uomo e impresa Il Rapporto ASviS 2018 rileva un complessivo miglioramento nel Goal 12 in Italia. Per quanto riguarda la dimensione ambientale, la crescente attenzione e sensibilità della società italiana verso il tema della produzione e del consumo responsabile sta portando all'aumento del riciclo e della raccolta differenziata, oltre che a una riduzione del consumo di energia e materia, anche se in parte dovuta alla crisi economica. Analoga sensibilità va sviluppata con riferimento alla dimensione sociale. La normativa italiana dell'ultimo anno su finanza, produzione e consumo responsabili ha fatto passi in avanti, concentrandosi sulla sostenibilità e sulla tracciabilità dei prodotti alimentari, sulle dichiarazioni di carattere non finanziario e sulla qualità dei servizi offerti dal settore pubblico. Secondo l'Alleanza, per realizzare a pieno i Target del Goal 12 non si può prescindere dalla nozione di finanza responsabile. I cittadini, infatti, sono tanto consumatori quanto risparmiatori, quindi produzione e consumo vanno pensati anche in riferimento ai servizi finanziari. Da qui per il Goal 12 si propone di valutare l'impatto degli investimenti sulle diverse dimensioni del benessere e di ampliare il campo di applicazione del decreto che recepisce la direttiva Ue sulla rendicontazione non finanziaria. Ma anche: rafforzare la transizione verso l'economia circolare evitando la sovrapposizione tra settori, favorire partnership tra imprese e associazioni di consumatori, completare il percorso verso una legge nazionale sul commercio equo e solidale e portare a termine la riforma del Terzo Settore. Tutte le proposte sono raccolte nel Position paper elaborato dalle organizzazioni aderenti al Gruppo di lavoro ASviS sul Goal 12. Le proposte dell'ASviS Per fornire un quadro di riferimento condiviso su finanza, produzione e consumo responsabili, il Gruppo di lavoro ASviS sul Goal 12 ha elaborato un Position paper che, partendo da una sintesi di normative ed esperienze, formula proposte operative per il contesto italiano. Una selezione di queste proposte è contenuta nel Rapporto ASviS 2018. Nel complesso, se gli ultimi anni hanno visto una crescente sensibilità ambientale sui temi della produzione e del consumo responsabile, bisogna lavorare di più sulla dimensione sociale del Goal 12. Più attenzione va data al rapporto tra uomo e impresa, mettendo al centro la dignità della persona. In questo contesto, un utile strumento di sensibilizzazione per le aziende può essere la pressione dal basso esercitata dai consumatori. In particolare, per indirizzare la produzione verso la realizzazione di prodotti e servizi secondo modalità sostenibili dal punto di vista economico, ambientale e sociale lungo l'intero ciclo di vita, si dovrebbe: • ampliare il campo di applicazione del d.lgs. 30 dicembre 2016, n.254 che recepisce la Direttiva Ue sulla rendicontazione non finanziaria. includendo aziende dei settori della distribuzione e delle utility, società partecipate dallo Stato, imprese di medie dimensioni e quelle attive in settori ad alto impatto ambientale, incoraggiando la compilazione di un bilancio integrato, che illustri la comunicazione finanziaria e non finanziaria in un unico documento; • potenziare la transizione verso un'economia circolare attraverso la collaborazione tra aziende di differenti settori e il coinvolgimento degli stakeholder a tutti i livelli. La revisione del sistema economico deve coinvolgere tutti i suoi ambiti: utilizzare energia e materie rinnovabili, valorizzare le risorse mediante upcycling, riuso, riciclo e mediante il mercato delle materie prime seconde, estendere la vita utile di prodotti e asset mediante una progettazione e una manutenzione ad hoc, progettare prodotti sulla base dei principi dell'ecodesign e nel rispetto di elevati standard di qualità; • accelerare l'implementazione della Strategia Nazionale per le aree interne, allineandola, in particolare nelle aree di montagna, ai principi e allo spirito dell'economia circolare; • completare la riforma del Terzo Settore con l'emanazione dei decreti delegati e avviarne la realizzazione, favorendo lo sviluppo delle imprese sociali; • rafforzare la normativa di promozione e sostegno delle start-up innovative e sostenibili, con programmi dedicati all'innovazione a vocazione sociale. Per orientare i consumi verso scelte a favore dello sviluppo sostenibile si suggerisce di: • promuovere la partnership tra imprese e associazioni di consumatori per raggiungere obiettivi di "sostenibilità consumeristica", realizzando congiuntamente progetti, campagne informative e attività di lobby, anche a livello territoriale; • completare il percorso verso una legge nazionale sul commercio equo e solidale, riprendendo il progetto avviato nella precedente legislatura; • promuovere la conoscenza e la pratica dell'investimento sostenibile tra i risparmiatori/consumatori privati e gli operatori finanziari; • sviluppare sistemi puntuali di monitoraggio per rafforzare il "Green and Social Public Procurement" (Gspp) nei bandi pubblici e così elevare progressivamente i Criteri ambientali minimi (Cam) e i Criteri sociali minimi (Csm), in modo da orientare il mercato verso modelli di produzione sostenibili; • valorizzare le iniziative dal basso delle organizzazioni di cittadinanza attiva che, attraverso scelte consapevoli di acquisto e di risparmio, spostano quote di mercato verso le imprese responsabili; • emanare il decreto attuativo della norma presente nella Legge di Bilancio 2017 che modifica il Testo Unico Bancario, riconoscendo il ruolo della finanza etica e sostenibile, stabilendone i principi e le finalità e prevedendo forme specifiche di agevolazione e sostegno agli operatori bancari che ne rispettino i criteri. Nonostante le numerose iniziative internazionali sulla finanza sostenibile, in Italia sembra mancare un approccio in grado di rendere il tema centrale nell'azione degli intermediari finanziari. Per accelerare la riconversione della finanza verso lo sviluppo sostenibile si dovrebbe: • disincentivare comportamenti orientati al brevissimo termine, come suggerito anche dal Rapporto finale sulla finanza sostenibile della Commissione europea del febbraio 2018, promuovendo a livello europeo la tassazione delle transazioni finanziarie (Tobin Tax), con l'effetto anche di creare nuove e ingenti entrate fiscali, da orientare a investimenti nell'economia circolare; • combattere l'elusione fiscale, anche attraverso una normativa comune europea, e rafforzare la lotta ai paradisi fiscali, ad esempio escludendo dagli appalti pubblici le imprese che fanno parte di gruppi che vi hanno sede; • favorire la "diversità bancaria", attraverso normative che tengano conto delle diverse dimensioni e funzioni degli istituti di credito, separando le banche d'affari da quelle commerciali; • favorire l'integrazione dei criteri ambientali, sociali e di governance (Esg) nei prodotti e nei processi finanziari; • adottare, nella valutazione degli investimenti, il modello del Generative wellbeing participatory bond (Gwpb), che prende in considerazione il ritorno dell'investimento in termini di miglioramento del benessere multidimensionale; • inserire e applicare la formula comply or explain nella normativa sugli operatori previdenziali (cfr: d. lgs. 252/2005, art. 6, comma 13, lettera c); • canalizzare verso le piccole e medie imprese i risparmi dei Piani individuali di risparmio (Pir). valutando le caratteristiche sociali e ambientali delle aziende. Calano le emissioni ma occorre scinderle dalla crescita «Tendenza al disaccoppiamento» tra sviluppo economico ed emissioni di gas serra. Questa è la parola chiave contenuta nel Rapporto ASviS 2018 nella sezione riguardante il Goal 13, nonché l'obiettivo da raggiungere per il nostro Paese. La situazione in Italia, infatti, è migliorata negli ultimi anni: l'indicatore composito (gas serra totali secondo i conti delle emissioni atmosferiche) mostra che «fino al 2014 c'è stato un miglioramento in gran parte a causa della riduzione delle emissioni, indotta dalla crisi economica, per poi peggiorare nuovamente nell'ultimo biennio, in corrispondenza della ripresa del Pil». Data la varietà di fattori presenti all'interno del Goal 13 e la sua connaturata inter-territorialità, non è stato possibile sintetizzare gli indicatori compositi con una specificità regionale. Il quadro legislativo rispetto al Goal 13 delinea una situazione che necessita di azioni concrete per raggiungere i traguardi dell'Agenda 2030. Va ricordato che in Italia tra il 1995 e il 2015 si è registrata una diminuzione di 20 punti percentuali delle emissioni di gas serra, ponendo il nostro Paese addirittura al di sotto della media di emissioni europea. Tuttavia, questo notevole risultato è attribuibile per il 75% alle attività produttive (e quindi alla caduta delle stesse a causa della crisi economica) e non a iniziative sostenibili. Inoltre, in Italia, dal 2010 a oggi, i fenomeni "naturali" hanno colpito con impatti rilevanti (disagi, danni a infrastrutture, vittime) 198 comuni, che hanno subito ben 340 fenomeni metereologici estremi. E da notare, però, che nel 2017, secondo le stime elaborate dall'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra), le emissioni di gas serra sono diminuite dello 0,3% a fronte di un incremento del Pil dell'I,5%, segno di un'efficace tendenza al disaccoppiamento. L'impegno sul Goal 13, anche a livello internazionale, è ingente. Oltre 20 Stati, Regioni e autorità locali si sono impegnati a ridurre, entro il 2050, le loro emissioni di gas serra di almeno l'80% rispetto al 1990. In questo contesto, il Governo dovrebbe assumere l'impegno esplicito che non arretrerà dall'Accordo di Parigi e che contribuirà all'obiettivo di far sì che le emissioni globali di CO2 raggiungano il picco nel 2020 e che si consegua la "carbon neutrality" (con emissioni sufficientemente basse da essere assorbite in modo sicuro da foreste, suoli e altri sistemi naturali) entro la metà del secolo. Inoltre l'ASviS presenta come necessità imprescindibile la conclusione dell'iter di approvazione del Piano d'azione nazionale per l'adattamento ai cambiamenti climatici (Pnacc). L'Alleanza chiede anche il rafforzamento della ricerca scientifica in aree non contemplate dalla Strategia energetica nazionale (Sen), oltre a un coinvolgimento maggiore dei territori, accrescendo l'autonomia dei sindaci nella gestione in materia di adattamento climatico, rigenerazione urbana, mobilità sostenibile e riduzione dell'inquinamento. Le proposte dell'ASviS Con l'Accordo di Parigi sul clima la comunità internazionale ha concordato di limitare l'aumento della temperatura media globale a 2 °C - e possibilmente a 1,5 °C - sopra i livelli pre-industriali. La transizione energetica impone cambiamenti tecnologici epocali a livello di produzione, ma non potrà realizzarsi senza un cambiamento altrettanto sostanziale dei modelli di consumo. Ciò richiede una nuova forma di multilateralismo inclusivo, ma nessuno degli attori coinvolti si sta muovendo in questa direzione con la velocità necessaria, cosicché i gas serra nell'atmosfera si stanno ancora accumulando a un ritmo che presto ci porterà ben al di sopra della soglia dell'I,5 °C, oltre il quale alcuni dei peggiori effetti dei cambiamenti climatici non potranno essere scongiurati. Nonostante ritardi ed esitazioni, va riconosciuto che è in corso uno slancio globale senza precedenti per costruire un futuro a basse emissioni di carbonio e sicuro per il clima, caratterizzato da una green economy dinamica, una società prospera e un ambiente sano. Oltre 20 Stati, Regioni e autorità locali si sono impegnati a ridurre, entro il 2050, le loro emissioni di gas serra di almeno l'80% rispetto al 1990. Oltre 700 aziende, con una capitalizzazione di mercato totale di oltre lómila miliardi di dollari, hanno assunto impegni climatici di vasta portata, mentre 289 investitori, con un portafoglio di quasi 30mila miliardi di dollari, hanno sottoscritto il "Climate 100+", un'iniziativa quinquennale per coinvolgere i maggiori emettitori di gas serra a livello mondiale, per migliorare la governance sui cambiamenti climatici, ridurre le emissioni e rafforzare la finanza per il clima, il che dovrebbe far sì che, quest'anno, l'emissione globale di green bond raggiunga i 300 miliardi di dollari. In questo contesto, il Governo dovrebbe assumere l'impegno esplicito che non arretrerà dall'Accordo di Parigi, che contribuirà all'obiettivo di far sì che le emissioni globali di CO2 raggiungano il picco nel 2020 e che si consegua la "carbon neutrality" entro la metà del secolo. Finora, quasi 50 Paesi hanno raggiunto o potrebbero aver raggiunto i loro picchi di emissioni, ma l'Italia non è tra di essi. E urgente concludere l'iter di approvazione del Piano d'azione nazionale per l'adattamento ai cambiamenti climatici (Pnacc), presentato a luglio 2017, adottando misure normative che rendano cogente e inderogabile la sua messa in pratica, considerato il fondamentale ruolo che l'adattamento ai cambiamenti climatici riveste per la pianificazione territoriale sostenibile. Va rafforzata la ricerca scientifica in aree fondamentali non contemplate all'interno della Sen, come lo sviluppo di tecnologie Bio-energy with carbon capture and Storage (Beccs), che assorbono CO2 dall'atmosfera (emissioni negative), tenendo presente che la geo-ingegneria, che progetta di schermare le radiazioni solari, potrebbe viceversa causare gli effetti collaterali tipici di ogni soluzione che interviene solo sui sintomi e non sulle cause della malattia. Va perseguito con forza il coinvolgimento dei territori che contribuiscono maggiormente alla soluzione del problema energetico-climatico, cioè le città. Reti di metropoli a livello globale sono state già create (come il "Patto dei sindaci" e il C40), ma si rendono sempre più necessari fondi e autonomia per i sindaci, in modo da metterli in condizione di prendere impegni seri su temi come l'adattamento agli effetti del cambiamento climatico, la rigenerazione urbana, la difesa della biodiversità, la generazione elettrica solare distribuita, la mobilità sostenibile e tutti quegli obiettivi dell'Agenda 2030 che solo le città possono realizzare con cognizione di causa. Nessun miglioramento (lai 2010 e il traguardo è molto lontano Il Rapporto ASviS 2018 non registra un particolare cambiamento nel Goal 14 rispetto ai livelli del 2010 che sono rimasti pressoché invariati. Non sono intervenute nell'ultimo anno novità normative sul tema del mare. Di fatto, l'assetto normativo italiano, che deriva dalla Direttiva quadro 2008/56/CE sulla strategia per l'ambiente marino, imponendo il raggiungimento nel 2020 del Buono stato ecologico (Bse), già risponderebbe in buona parte al raggiungimento di diversi Target del Goal 14, ma mancano strumenti gestionali adeguati per la sua messa in pratica. Sulla base di queste lacune, l'Alleanza chiede al Governo di adottare tutte le misure previste dalla Direttiva, garantendo che le risorse umane e materiali impegnate a tal fine siano adeguate e commisurate all'interesse ambientale, economico e sociale che l'ecosistema marino riveste per il nostro Paese. Le proposte dell'ASviS Per gli ecosistemi marini, il Rapporto ASviS chiede che il Governo adotti tutte le misure previste dalla Direttiva europea sulla Strategia marina, garantendo che le risorse umane e materiali impegnate a tal fine siano adeguate e commisurate all'interesse ambientale, economico e sociale che l'ambiente marino riveste per il nostro Paese. Va assicurata l'immediata implementazione del programma di monitoraggio previsto dalla Direttiva (e la cui scadenza era già prevista al 2014). in linea con quanto prevedono anche i Target dell'Obiettivo 14. Va ratificato il Protocollo offshore per la protezione del Mediterraneo contro l'inquinamento derivante dall'esplorazione e dallo sfruttamento della piattaforma continentale, dei fondali e del relativo sottosuolo, adottato nel 1994 nell'ambito della Convenzione di Barcellona. Infine, va ratificato il protocollo di Nagoya (firmato il 23 giugno 2011) relativo all'accesso alle risorse genetiche e alla giusta ed equa ripartizione dei benefici derivanti dal loro utilizzo (richiamato dai Target 2.5 e 15.6 dell'Agenda 2030) e, nel rispetto della Convenzione di Aarhus sull'accesso alle informazioni, va favorita la partecipazione attiva dei cittadini e della società civile ai processi decisionali e l'accesso alla giustizia in materia ambientale. In Italia il consumo di suolo è molto alto c mette a rischio la biodiversità Il Rapporto ASviS 2018 evidenzia un peggioramento per quanto riguarda il Goal 15 "Vita sulla Terra" dovuto soprattutto all'elevato consumo di suolo e alla frammentazione del territorio. A livello territoriale le regioni che registrano i livelli più alti sono la Lombardia e il Veneto. Per cercare di arginare questa tendenza nell'ultimo anno era stato avviato l'iter d'approvazione della Legge sul consumo di suolo (cfr. XVII Legislatura As n. 2383), che però non è stato concluso. Il tentativo di questa legge era quello di introdurre il principio che il consumo di suolo è consentito esclusivamente nei casi in cui non esistono alternative consistenti nel riuso delle aree già urbanizzate e nella rigenerazione delle stesse e favoriva, nei suoi effetti diretti, l'arresto della perdita di biodiversità. Per far fronte a queste difficoltà, l'ASviS chiede un'azione di Governo sulle risorse naturali efficace e concreta che operi integrando le politiche sociali ed economiche con quelle ambientali e si doti a tal fine di adeguati strumenti di valutazione ex-ante ed ex-post sugli effetti delle diverse politiche sull'ambiente, nella considerazione che ogni atto che riduce la disponibilità di capitale naturale (Cn) produce danno alla collettività e alle generazioni future. Le proposte dell'ASviS L'ASviS con il Rapporto 2018 chiede un'azione di Governo sulle risorse naturali efficace e concreta che operi integrando le politiche sociali ed economiche con quelle ambientali e si doti a tal fine di adeguati strumenti di valutazione ex-ante ed ex-post sugli effetti delle diverse politiche sull'ambiente, nella considerazione che ogni atto che riduce la disponibilità di capitale naturale (Cn) produce danno alla collettività e alle generazioni future. Il sistema fiscale va ridisegnato per ridurre progressivamente le pressioni sul Cn e i servizi ecosistemici delle attività economiche, definendo quanto prima un piano per il progressivo azzeramento degli incentivi dannosi per l'ambiente e includendo nella definizione degli aiuti alle imprese del settore agricolo anche la valutazione delle esternalità positive e negative associate alla gestione agronomica. Va immediatamente riavviato il processo parlamentare per giungere all'approvazione di una legge nazionale con l'obiettivo di azzerare la crescita del consumo di suolo e del degrado del territorio. A tale proposito si può ripartire dai contenuti del Ddl As 2383 e definire il "Piano specifico per la neutralità al degrado del suolo", come richiesto dalla Convenzione per la lotta alla desertificazione citato nel Target 15.3. In sede di pianificazione territoriale e di valutazioni di piani, programmi e progetti, vanno privilegiate le opzioni "in armonia con la natura" rispetto a quelle infrastrutturali tradizionali e bisogna proseguire nel consolidamento del sistema delle aree protette nazionali e regionali e della Rete Natura 2000 a terra e a mare. Analogo coordinamento va realizzato nei vari territori, anche nell'ambito della pianificazione per l'adattamento ai cambiamenti climatici, delle azioni volte alla prevenzione del rischio idrogeologico, della siccità e degli incendi per la tutela delle foreste. Con il coinvolgimento delle Regioni e degli enti locali, va rafforzato l'impegno per il raggiungimento degli obiettivi comunitari e nazionali di recupero e ripristino degli ecosistemi degradati, di miglioramento della connettività ecologica e di riduzione dell'artificializzazione e impermeabilizzazione del suolo, con particolare riferimento agli ambiti dei sistemi fluviali e delle zone umide. Procedimenti civili troppo lunghi, rafforzare la cultura «Iella legalità Il Rapporto ASviS 2018 registra per il Goal 16 in Italia una situazione fondamentalmente statica nel 2016 rispetto al 2010. Infatti, dopo un'iniziale peggioramento, dal 2014 si registra un significativo miglioramento grazie alla riduzione della durata media dei procedimenti civili, che nel 2016 in Valle D'Aosta raggiunge il valore più basso. Tuttavia, nonostante questo miglioramento riscontrato negli ultimi anni, rimane comunque molto elevata la durata media per l'espletamento dei procedimenti civili dei tribunali ordinari (445 giorni di media nel 2017). A livello normativo sono stati fatti alcuni passi avanti in materia di giustizia. In particolare, alcuni decreti attuativi della legge 23 giugno 2017 n. 103 (nota come "riforma Orlando") intervengono sul sistema della giustizia con l'obiettivo di migliorare l'efficienza del sistema penale. Per la lotta alla corruzione si segnala la legge sul whistleblowing (Legge 30 novembre 2017, n.179), la quale tutela i lavoratori che segnalano e denunciano condotte illecite. Per rafforzare la cultura della legalità, l'ASviS propone di educare ad essa e alla lotta alla mafia fin dall'età scolare, stilare un codice comune di condotta a livello politico e amministrativo per prevenire l'insorgere di fenomeni corruttivi e di favoreggiamento alle mafie, nonché ampliare l'utilizzo del rating di legalità (in attuazione dei principi del nuovo Codice degli Appalti), rivedendone in parte il sistema di funzionamento, in modo che possa effettivamente diventare uno strumento utile per prevenire l'insorgere e la diffusione della corruzione in occasione di bandi e gare relative a opere pubbliche e infrastrutturali. Le proposte dell'ASviS Il capitale sociale, indispensabile per trasformare il sistema socio-economico verso lo sviluppo sostenibile, dipende anche dalla qualità delle istituzioni, in grado di generare quei "servizi sociosistemici" che alimentano e sostengono il benessere sociale. In questo ambito, la cultura della legalità è fondamentale per assicurare tali servizi, mentre la corruzione ha un impatto negativo su molti aspetti fondamentali della vita collettiva e individuale. Occorre, quindi: • continuare a sensibilizzare ed educare alla legalità e alla lotta alla mafia, fornendo gli strumenti cognitivi più adatti per conoscere e interpretare la complessità del fenomeno già in età scolare; • creare gruppi di lavoro trasversali e informali tra amministrazioni e organizzazioni della società civile per facilitare lo scambio di informazioni e la consapevolezza di un principio di responsabilità diffusa alla legalità, divulgando, analizzando e attuando le diverse normative anticorruzione sia di rango primario che secondario; • diffondere e promuovere buone prassi di responsabilità sociale e di impegno civico per contrastare antivalori quali l'omertà, la collusione e l'opacità; • stilare un codice comune di condotta a livello politico e amministrativo, in grado di prevenire l'insorgere di fenomeni corruttivi e di favoreggiamento alle mafie, presidiando le campagne elettorali; • in attuazione dei principi del nuovo Codice degli Appalti, ampliare l'utilizzo del rating di legalità, rivedendone in parte il sistema di funzionamento, in modo che possa effettivamente diventare uno strumento utile per prevenire l'insorgere e la diffusione della corruzione, anche tra privati, in occasione di bandi e gare relative a opere pubbliche e infrastrutturali; • attuare con decisione la Legge 199/2016 sul contrasto al caporalato (fenomeno criminale che lede giustizia sociale, dignità e diritti) sia a livello preventivo, tramite specifiche premialità, sia rendendo operativa ed efficiente la cabina di regia tra le diverse commissioni territoriali. Bisogna migliorare la coerenza «Ielle politiche per lo sviluppo sostenibile L'attività legislativa italiana dell'ultimo anno è stata caratterizzata da alcuni passi avanti con la completa attuazione di tutte le disposizioni che la Legge 125 del 2014 «Disciplina generale per la cooperazione internazionale allo sviluppo» aveva introdotto, da una spesa di cinque milioni di euro nell'Aps (pari allo 0,29% del reddito nazionale lordo, Rnl) alla modifica effettuata dall'Agenzia Italiana per la cooperazione allo sviluppo (Aics) delle linee guida per l'iscrizione delle Organizzazioni di società civile nell'elenco dei soggetti ammessi al finanziamento pubblico delle iniziative di cooperazione, ma anche all'interruzione dell'iter della legge nazionale sul commercio equo, importante per definire e riconoscere il settore, e garantire migliori opportunità ai produttori svantaggiati dei Paesi in via di sviluppo. 11 Rapporto ASviS propone di aumentare gli sforzi per allocare e gestire fondi Aps avvicinando la percentuale allo 0,7% del Rnl (soglia stabilita a livello internazionale), migliorare la programmazione della cooperazione italiana attraverso un documento che tenga conto non solo della dimensione estera ma anche di diversi obiettivi che riguardano la cooperazione internazionale, introdurre l'accesso universale all'acqua tra le priorità della cooperazione italiana per il "target ambiente", rilanciare l'iter per l'approvazione della legge nazionale sul commercio equo e accelerare la revisione, in atto da più di un anno a cura del ministero dell'Ambiente, dei Criteri ambientali minimi (Cam). Le proposte dell 'ASviS Per migliorare la coerenza delle politiche per lo sviluppo sostenibile riteniamo necessario: • introdurre l'accesso universale all'acqua tra le priorità della cooperazione italiana per il "target ambiente" (in particolare, interventi per garantire l'accesso all'acqua per uso umano e per la sicurezza alimentare nei Paesi africani colpiti dai cambiamenti climatici) e approvare i disegni di legge che introducono il riconoscimento e la quantificazione del diritto umano all'acqua; • rilanciare l'iter per l'approvazione della legge nazionale sul commercio equo, integrandola con il percorso di riforma del Terzo settore e la Legge 125/2014 riguardante la cooperazione internazionale; • accelerare la revisione, in atto da più di un anno a cura del Mattm, dei Criteri ambientali minimi (Cam) previsti dal Piano di azione nazionale per il Green public procurement. Il criterio "commercio equo" era già stato individuato dai precedenti Cam della ristorazione collettiva come criterio premiante, ma la nuova sfida è quella di considerare tale criterio come obbligatorio. Parallelamente, è fondamentale che i Cam vengano diffusi e applicati dalla maggioranza delle stazioni appaltanti, così come gli strumenti che definiscono gli standard ecologici e sociali degli acquisti pubblici; • investire in digitai trasformation, innovazione in ambito finanziario e impact granting per la trasformazione finanziaria; • che la Direzione generale della cooperazione allo sviluppo e l'Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo aggiornino le Linee guida e i Principi guida settoriali a supporto degli obiettivi della Strategia nazionale per lo sviluppo sostenibile identificati come prioritari per la cooperazione italiana; In termini di azioni da attuare in sede internazionale sul tema del diritto all'acqua, proponiamo che il Governo italiano: • si faccia promotore, presso il Consiglio dei diritti umani, di una proposta per l'avvio di un processo negoziale finalizzato all'adozione di strumenti giuridici per il diritto umano all'acqua e ai servizi igienici di base (ad esempio, un secondo protocollo opzionale al patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali delle Nazioni Unite - Pidesc); • chieda alla Commissione europea di: a) inserire nella Carta Europea dei diritti umani il riconoscimento del diritto umano all'acqua come un diritto universale di tutti cittadini europei; b) sostenere il riconoscimento esplicito del diritto umano all'acqua, e non solo l'accesso all'acqua, nella Direttiva quadro drinking water in fase di approvazione, riconoscendo ai Paesi membri la facoltà di garantire il diritto umano all'acqua in termini di accesso garantito al livello di minimo vitale con la possibilità di presa in carico del relativo costo attraverso la fiscalità generale. Inoltre, bisognerebbe sollecitare gli enti locali ad adottare la "Carta delle città per il diritto umano all'acqua" come strumento per la realizzazione di progetti sull'accesso all'acqua come diritto umano nelle città. Parallelamente, l'approvazione dei nuovi Cam per la ristorazione collettiva, mirati a ridurre l'impatto sociale dell'acquisto di prodotti definiti esotici (banane, ananas, cacao, zucchero di canna, caffè), porterebbe la pubblica amministrazione italiana ad allinearsi agli altri Paesi europei in termini di supporto ai produttori svantaggiati nei Paesi in via di sviluppo.