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12/06/2019

I 17 obiettivi dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile/ 1

MF

L'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, approvata dalle Nazioni Unite nel settembre 2015, rappresenta con i suoi 17 Goals una grande sfida per i Paesi di tutto il mondo nei prossimi anni. L'Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile (ASviS), che oggi riunisce oltre 200 tra le più importanti istituzioni e reti della società civile, è nata nel 2016, su iniziativa della Fondazione Unipolis e dell'Università di Roma Tor Vergata, proprio per far crescere nella società italiana, nei soggetti economici e nelle istituzioni la consapevolezza dell'importanza di questo programma. Ecco quali sono le proposte dell'ASviS per favorire la realizzazione dei 17 Sustainable Development Goals. Servono politiche pei* tutte le dimensioni della povertà Secondo il Rapporto ASviS 2018, nonostante le condizioni delle abitazioni e dell'accesso alle cure per i giovani mostrino segni di miglioramento, in Italia peggiora la povertà relativa e assoluta nella maggior parte delle regioni. Infatti, anche se diminuiscono le persone che vivono in abitazioni con problemi, quelle che non hanno accesso ad alcune cure mediche e le famiglie che non possono permettersi un riscaldamento adeguato, peggiora la povertà assoluta e relativa così come il numero di individui in famiglie a bassa intensità lavorativa. A livello regionale, la situazione è particolarmente negativa per Sicilia e Campania, mentre si riscontra un miglioramento in Basilicata e in Veneto grazie alla diminuzione dell'indice di difficoltà economica delle famiglie. L'attività legislativa italiana dell'ultimo anno è stata caratterizzata da alcuni passi avanti costituiti dall'introduzione del Reddito di inclusione (Rei), ma i provvedimenti adottati sono ancora insufficienti per rispondere alle diverse esigenze di un fenomeno multidimensionale come quello della povertà. Gli interventi finora programmati non sono quindi adeguati per coprire diversi Target dell'Obiettivo 1, specialmente i Target 1.2 (ridurre almeno della metà la percentuale di povertà in tutte le sue dimensioni), 1.3 (adeguati servizi di base di protezione sociale) e 1.4 (reddito, accesso al credito e alle risorse economiche). L'ASviS propone di proseguire sulla strada intrapresa con il Rei, rendendo il futuro reddito di cittadinanza una misura effettivamente universale e adeguata, e di inserire nella Legge di Bilancio impegni precisi che garantiscano nel medio e lungo termine un'efficace lotta contro la povertà, soprattutto a favore delle famiglie giovani e numerose. Le proposte dell'ASviS Sconfiggere la povertà è uno degli Obiettivi più sfidanti e prioritari per l'Italia che negli ultimi dieci anni ha visto aumentare la povertà assoluta e le disuguaglianze. All'aumento della povertà assoluta, che incide maggiormente sui giovani e i minori, si affianca quello del rischio di esclusione sociale, fenomeno multidimensionale che, così come misurato in Europa, permette di tenere anche conto della grave deprivazione materiale e della bassa intensità di lavoro all'interno della famiglia. Una prima risposta di contrasto al fenomeno multidimensionale della povertà è stata data con l'introduzione del Reddito di Inclusione (Rei). L'Alleanza ritiene indispensabile proseguire sulla strada intrapresa per rendere tale strumento (o il futuro "reddito di cittadinanza") una misura effettivamente universale - ossia che intercetti la totalità dei poveri assoluti - e adeguata negli interventi offerti, sia in termini di risorse sia di qualità dei servizi di accompagnamento per l'avviamento al lavoro, la formazione, l'educazione di qualità e la tutela della salute. Particolare attenzione va posta nei confronti dei minori, per i quali va anche data continuità alle misure adottate per combattere la povertà educativa e realizzare percorsi di inclusione che vedano un coinvolgimento attivo dei minori stessi. L'ASviS ribadisce che proseguire sul cammino dell'attuazione della riforma del Rei non esclude l'adozione di ulteriori misure da orientare primariamente a favore delle famiglie giovani e numerose, essendo queste maggiormente esposte a rischio di esclusione sociale. Pertanto, si ritiene fondamentale che nella prossima Legge di Bilancio vengano assunti impegni precisi per garantire nel medio e lungo termine un'efficace lotta contro la povertà, come indicato nel "Piano per gli interventi e i servizi sociali di contrasto alla Povertà 2018-2020". Più impegno per ini sistema alimentare attento al sociale Il sistema agricolo e nutrizionale italiano migliora, ma deve diventare circolare, contrastare la povertà alimentare e rafforzare la collaborazione del mondo della ricerca con gli operatori locali. Il Rapporto ASviS 2018 registra progressi nel Goal 2 in Italia. Aumenta, infatti, la superficie agricola dedicata alle coltivazioni biologiche e migliorano la produttività e la redditività delle piccole aziende agricole. A livello regionale, il quadro è particolarmente positivo nel Lazio, mentre si riscontrano peggioramenti in Molise e Puglia a causa della diminuzione dell'indice di buona alimentazione. L'attività legislativa italiana dell'ultimo anno ha adottato alcuni provvedimenti che potranno incidere favorevolmente sulle quattro dimensioni che caratterizzano i target dell'Obiettivo 2: il superamento della povertà alimentare (definita come la difficoltà di accesso a una dieta di sostentamento adeguata), l'impatto del sistema alimentare sulla salute, la sostenibilità dell'agricoltura e il suo ruolo nella strategia italiana di cooperazione allo sviluppo. Ma c'è ancora molto da fare: l'ASviS propone di incentivare la responsabilità degli attori del sistema agroalimentare, investire in processi di innovazione sociale così da accrescere il contrasto alla povertà alimentare, indirizzare l'agroindustria al modello di economia circolare, condurre campagne di educazione alimentare e favorire la collaborazione tra il mondo universitario e della ricerca e gli operatori locali per sviluppare innovazioni. Le proposte dell'ASviS Nel contrasto alla povertà alimentare è opportuno un maggiore impegno delle istituzioni per: • definire piani alimentari "adeguati", basati sulla combinazione di diete appropriate, ecologicamente sostenibili ed economicamente accessibili; • condurre campagne di sensibilizzazione ed educazione alimentare e nutrizionale come conoscenza di base per migliorare il benessere personale; • accrescere la performance del "Sistema di contrasto alla povertà alimentare" (Banco alimentare, mense poveri, ecc), investendo in processi di innovazione sociale fondati su una sinergia tra gli stakeholder del territorio, come previsto dalla Legge sugli sprechi del 2016. Va poi modificato il sistema attualmente utilizzato per monitorare la malnutrizione infantile (in particolare, i dati relativi a wasting, stunting e sovrappeso sotto i 5 anni), non coerente con quello utilizzato a livello mondiale (es. Unicef), il che impedisce di effettuare comparazioni efficaci. Per migliorare le relazioni tra alimentazione e salute è opportuno diffondere l'adozione del "Principio di responsabilità" tra gli attori del sistema agroalimentare e stimolare al massimo il ruolo che i prodotti "responsabili" possono assumere sul mercato. Per favorire la performance sostenibile del settore agroalimentare, è importante: • far progressivamente transitare il sistema food al modello di economia circolare, migliorando le conoscenze dei suoi principi presso gli imprenditori, definendo un piano di incentivi a sostegno del cambio di paradigma, favorendo la diffusione delle best practice per un'Agricoltura 4.0, difendendo la competitività dei prodotti "sostenibili", potenziando la percezione presso i consumatori dei valori ambientali e sociali in essi espressi, riducendo sprechi e perdite alimentari dal campo alla tavola, valorizzando il ruolo delle donne come agenti del cambiamento. • operare a livello nazionale ed europeo per ridurre gli squilibri nella distribuzione dei pagamenti diretti dell'attuale Politica Agricola Comune (Pac) europea e far sì che la nuova Pac favorisca la filiera corta del cibo, integrando la dimensione urbana a quella peri-urbana e rurale e offrendo maggiori agevolazioni fiscali agli imprenditori (soprattutto giovani) che vogliono produrre cibo in modo equo e sostenibile. • favorire la collaborazione del mondo universitario e della ricerca (eventualmente attraverso l'azione della Rete delle Università per lo Sviluppo sostenibile - Rus) con gli operatori locali per definire le priorità e sviluppare innovazioni e soluzioni tecnologiche, organizzative e sociali in grado di affrontare le sfide ambientali e nutrizionali, così da promuovere la sostenibilità della filiera agroindustriale e contribuire alla creazione di nuovi posti di lavoro, come raccomandato nel "Milan Urban Food Policy Pact" e dalla "Carta di Milano". I talloni d'Achille sono prevenzione, «Usabilità, e sprechi II Rapporto ASviS 2018 registra miglioramenti nel Goal 3 in Italia, soprattutto grazie alla riduzione dei tassi di mortalità, degli incidenti stradali e della percentuale di parti cesarei. A livello territoriale, l'unica regione che peggiora rispetto ai livelli del 2010 è la Valle D'Aosta. 11 focus dell'attività legislativa italiana dell'ultimo anno è stato su prevenzione, govemance sanitaria e disabilità. L'attenzione dell'opinione pubblica è stata attratta dalla questione della copertura vaccinale per i bambini in età scolare. L'atto governativo recente più importante rispetto all'attuazione degli SDGs riguarda l'insediamento nel gennaio 2018, presso il Ministero della Salute, di una task force nazionale per il supporto alle politiche ambientali. Secondo l'Alleanza, per migliorare ulteriormente la salute in Italia bisogna passare dalla prevenzione tradizionalmente intesa alla "promozione della salute" promossa dalla Carta di Ottawa, di cui le componenti ambientali e sociali rappresentano i pilastri fondamentali. Per promuovere una visione olistica del benessere e della salute, l'ASviS propone un "Decalogo sulla salute", che è basato su indicatori di valutazione dei risultati raggiunti e che contiene proposte disegnate su misura sull'Italia, dove le criticità più importanti in ambito sanitario riguardano le disuguaglianze, la prevenzione nel senso appena indicato, l'integrazione dei servizi sanitari e socio-sanitari sul territorio, la cura a lungo termine per i cronici e i disabili, la lotta agli sprechi e lo sviluppo di una cultura della salute diffusa e consapevole. Le proposte dell'ASviS Per migliorare lo stato della salute bisognerebbe passare da una prevenzione tradizionalmente intesa, su cui solitamente si concentra il dibattito pubblico, a quella visione di "promozione di salute" promossa dalla Carta di Ottawa, di cui le componenti ambientali e sociali rappresentano pilastri fondamentali. Ciò non significa di certo sminuire l'importanza della prevenzione, e in particolare di quella secondaria, di cui i programmi vaccinali sono una componente essenziale, visti i rischi che corre il nostro Paese, anche alla luce delle perplessità, diffuse in alcuni ambienti sociali, verso le tradizionali forme di vaccinazione. Evitare di "abbassare la guardia" nel campo della vaccinazione, specialmente nei confronti delle fasce economicamente e socialmente più deboli, è quindi la prima cosa da fare, anche rispetto a patologie che possono essere ridotte grazie a screening mirati e vaccini, come nel caso del cancro della cervice e del Papillomavirus. La stessa opera di prevenzione va fatta per contenere al massimo le malattie sessualmente trasmissibili. Per promuovere la visione olistica del benessere e della salute, in linea con l'Agenda 2030, nell'ambito del Festival 2018 dello Sviluppo Sostenibile l'ASviS ha presentato un Decalogo e un approccio, basato su indicatori di valutazione dei risultati raggiunti. Secondo il Decalogo ASviS sulla salute, bisognerebbe: 1. Attuare il principio "Salute in tutte le politiche" inserendo nella programmazione economica e politica precisi obiettivi, e in particolare riduzione dell'inquinamento, degli incidenti stradali e lavorativi, dello stress lavorativo e del traffico di autoveicoli inquinanti, e controllare i risultati. 2. Definire precisi obiettivi di attuazione dei Lea e misurarne il raggiungimento con specifici indicatori, in particolare per l'accesso e i tempi di attesa per le prestazioni innovative e i farmaci di nuova generazione, per il sostegno a disabilità e non autosufficienza, e per l'assistenza domiciliare, i vaccini, gli screening, la continuità assistenziale, la medicina di iniziativa e la presa in carico. 3. Intensificare l'impegno in prevenzione e misurare gli avanzamenti, in particolare per stili di vita (alimentazione, fumo, alcol, moto fisico) ed eventi naturali catastrofici. 4. Intensificare gli sforzi per la medicina della povertà e il supporto preventivo e assistenziale ai poveri, agli stranieri in difficoltà, agli anziani soli, ai carcerati, e misurare i relativi avanzamenti. 5. Combattere gli sprechi e ridurre gli abusi di farmaci e prestazioni inappropriate, in particolare antibiotici, medicina estetica e omeopatia; introdurre criteri stringenti di appropriatezza per le strutture pubbliche e la medicina di base, e misurare i risultati con specifici indicatori; formare i dirigenti a una gestione trasparente ed efficiente. 6. Intensificare la corretta informazione e educazione sanitaria e combattere le informazioni false e tendenziose attraverso la scuola, le strutture sportive, la comunicazione di massa. 7. Combattere le diseguaglianze, rendere equilibrata e qualitativamente omogenea l'offerta sanitaria in tutte le aree del Paese, incoraggiare le reti cliniche di qualità e misurare gli avanzamenti con specifici indicatori. 8. Incrementare gli investimenti in ricerca e innovazione, promuovere lo sviluppo della ricerca biomedica, delle scienze per la vita e della sanità digitale, e misurare gli incrementi con indicatori. 9. Concordare un Piano nazionale per l'assistenza socio-sanitaria territoriale integrata, la presa in carico delle persone e famiglie in difficoltà, la lotta alla solitudine e alla depressione, lo sviluppo di forme comunitarie di supporto territoriale alle fragilità, la migliore organizzazione della vita urbana. 10. Valorizzare il ruolo del privato sociale per la salute e la sanità, evitando duplicazioni e sovrapposizioni, promuovendo l'integrazione delle funzioni e dei servizi, concordando alcuni principi comunidi riferimento e sviluppando progetti sperimentali di partnership pubblico-privato. Nel Rapporto ASviS vengono indicati anche gli enti ai quali spettano le specifiche responsabilità sui vari punti. Il 26 luglio 2018 la Ministra della Salute, Giulia Grillo, ha presentato alle Commissioni Affari Sociali di Camera e Senato le linee programmatiche del suo Dicastero, alcune delle quali appaiono direttamente collegate alle raccomandazioni del Decalogo. In particolare, la Ministra ha sottolineato l'intenzionedi: a) accelerare i processi di governo e monitoraggio dell'offerta sanitaria nelle varie realtà, a partire dalla informatizzazione delle prenotazioni per le prestazioni ambulatoriali; b) rafforzare la collaborazionecon le Regioni; b) creare, con il supporto delle Regioni e degli altri stakeholder e rappresentanze dei cittadini, quelli che ha chiamato gli "Stati generali per il benessere equo sostenibile", i quali dovranno definire gli obiettivi generali e di lungo periodo richiamati dal concetto di sostenibilità, anche rispetto alla tempistica di attuazione da definire sulla base di un cronoprogramma. Meno ragazzi lasciano la scuola, ma non vanno all'università Il Rapporto ASviS 2018 registra miglioramenti nel Goal 4 in Italia soprattutto per quanto riguarda l'aumento della quota di persone di 30-34 anni con titolo universitario e la diminuzione del tasso di abbandono precoce del sistema di istruzione e formazione in tutte le regioni rispetto al 2010. Tra i fatti più rilevanti in ambito scolastico si segnalano la conclusione dei primi percorsi triennali di alternanza scuola-lavoro (Asl), iniziativa utile ma che presenta diverse criticità, e l'approvazione della Strategia italiana per l'educazione alla cittadinanza globale da parte del Consiglio Nazionale per la Cooperazione allo Sviluppo (Cncs), frutto di un lavoro di raccordo tra istituzioni, società civile e università, e già trasformata in indicazioni operative da alcune Regioni. Secondo l'Alleanza, gli standard europei nel campo dell'educazione e dell'istruzione potranno essere raggiunti dall'Italia se sarà effettuata una più opportuna allocazione delle risorse da destinare alla formazione e alla rimotivazione di molti docenti in servizio e, per quanto riguarda l'istruzione terziaria, se sarà favorito l'aumento delle risorse del Fondo integrativo statale per la concessione di borse di studio universitarie. Le proposte dell'ASviS Con riferimento all'istruzione e all'educazione allo sviluppo sostenibile, nei primi due Rapporti l'ASviS ha individuato cinque priorità: (a) qualità degli apprendimenti, con attenzione specifica alle competenze per l'occupabilità e per la vita; (b) contenimento della dispersione, anche attraverso una concentrazione di risorse verso le aree e le situazioni più a rischio; (c) precedenza all'inclusione. consolidando la tradizione italiana di una scuola accogliente e aperta a tutti; (d) apprendimento permanente, anche in risposta all'evoluzione demografica che vede la popolazione italiana sempre più addensarsi nelle fasce di età adulta e matura; (e) diffusione dell'educazione alla sostenibilità e alla cittadinanza globale, nella convinzione che essa costituisca una condizione imprescindibile per il conseguimento di tutti i diversi Obiettivi indicati nell'Agenda 2030. Queste cinque priorità vanno lette in una prospettiva decennale. Quantità e qualità dell'offerta di istruzione continuano a essere segnate da forti divari geografici. Di fronte alla loro profondità e persistenza si impone una riflessione sulle politiche dell'istruzione in grado di ridurli, a partire da una più opportuna allocazione delle risorse da destinare alla formazione e alla rimotivazione di molti docenti in servizio, alla diffusione di esperienze di didattica innovativa, nonché alle opportunità formative di mobilità internazionale per docenti e studenti. Per rendere strutturale l'intervento di contrasto alla povertà educativa minorile, si raccomanda di proseguire lungo la strada avviata dalla Legge di Bilancio 2018 che ha previsto, al fine di realizzare specifici interventi sul territorio, che l'Istat definisca parametri e indicatori della povertà educativa per individuare le zone di intervento prioritario, basandosi su rilevazioni periodiche e sull'utilizzo integrato di fonti amministrative. Per quanto concerne l'istruzione terziaria, si registra un positivo aumento delle risorse del Fondo integrativo statale per la concessione di borse di studio universitarie, ma si sottolinea la necessità di potenziare tutti gli strumenti per il diritto allo studio (non solo borse di studio, ma anche prestiti d'onore e servizi logistici per gli studenti fuori sede). Progressi nella normativa, ina troppi ritardi nell'attuazione Il Rapporto ASviS 2018 registra miglioramenti nel Goal 5 in Italia. Nonostante la recente flessione dell'indicatore sintetico, nel complesso aumenta la partecipazione delle donne nei luoghi decisionali economici e politici, anche se la presenza resta bassa. A livello territoriale, cresce la presenza femminile nella maggior parte dei Consigli regionali. Nell'ultimo anno, la normativa italiana sull'uguaglianza di genere ha fatto consistenti passi in avanti, concentrandosi sul soccorso e l'assistenza alle donne vittime di violenza, la medicina di genere, le misure di conciliazione lavoro-famiglia e il congedo di paternità. Secondo l'Alleanza è sul piano dell'attuazione che si osservano gravi ritardi e carenze. Servono più sforzi per superare gli stereotipi di genere, migliorare la salute sessuale e garantire il pieno rispetto dei diritti riproduttivi. Anche se sono aumentate le tutele contro la violenza sulle donne, occorre potenziare i centri antiviolenza e le case rifugio e introdurre, nella Legge sui crimini d'odio e la discriminazione, i reati legati al sessismo. Le proposte dell'ASviS Se la normativa sull'uguaglianza di genere, ancorché incompleta, ha fatto passi consistenti, è sul piano dell'attuazione che si osservano ritardi e carenze inaccettabili. La parità di genere è stata completamente trascurata nel cosiddetto "Contratto di governo" e nella formazione dello stesso esecutivo, con la presenza di solo 11 donne su 64 componenti. Anche nelle prime nomine da parte del Parlamento il bilanciamento dei generi non è stato considerato, come nel caso dell'elezione di 20 uomini negli organi di autogoverno della magistratura. A tale proposito si ricordano le numerose proposte contenute nel Rapporto 2017, riguardanti: • il superamento degli stereotipi di genere, con campagne di sensibilizzazione, la revisione dei libri di testo e dei programmi scolastici, il coinvolgimento di esperti del mondo dei media e della pubblicità; • la lotta alla violenza contro le donne e al traffico di esseri umani, specialmente a fini di prostituzione: modifica della Legge 25 giugno 1993 n. 205, introducendo oltre ai reati legati all'omofobia anche quelli collegati al sessismo; potenziamento dei centri antiviolenza e delle case rifugio; pieno coordinamento delle misure cautelari, pre-cautelari e degli obblighi di protezione adottabili in sede civile e penale; adozione di un nuovo Piano d'azione contro la violenza e di una legislazione anti-tratta, con il rafforzamento della lotta contro la tratta di minori, ragazze e donne, e una rapida identificazione e smistamento delle vittime di tratta in strutture adeguate e risorse adeguate per la protezione di vittime, in particolare donne migranti, rifugiate e richiedenti asilo; • la prevenzione di pratiche nocive per la salute mentale e fisica delle donne, come il matrimonio delle bambine e le mutilazioni genitali femminili: conduzione di indagini conoscitive sul fenomeno e pieno coordinamento tra il Dipartimento Pari opportunità e le Regioni, non solo per raccogliere dati, informazioni e buone pratiche, ma anche per garantire la trasparenza di utilizzo dei fondi; • il miglioramento della salute sessuale e riproduttiva e il rispetto dei diritti riproduttivi, con la piena applicazione della Legge n. 194/78 su tutto il territorio dello Stato attraverso l'individuazione degli ostacoli esistenti e l'adozione di una procedura comune nazionale, affinché l'esercizio dell'obiezione di coscienza da parte del personale sanitario non costituisca un ostacolo per le donne che devono interrompere una gravidanza. Per favorire l'empowerment delle donne sul mercato del lavoro e aumentare l'occupazione femminile, inoltre, occorre: • realizzare servizi di cura in tutto il territorio nazionale, soprattutto nel Sud dove sono insufficienti gli asili nido e i consultori familiari; • prevedere una maggiore flessibilità degli orari di apertura dei servizi pubblici e lanciare campagne per la condivisione in famiglia dei compiti di cura, anche per non tramandare alle giovani generazioni tradizioni e stereotipi che condizionano negativamente; • rafforzare gli strumenti normativi a favore della conciliazione dei tempi di vita, costruendo sulla positiva esperienza del cosiddetto "lavoro agile"; • potenziare i programmi di formazione all'imprenditoria femminile e sui temi legati al credito e all'accesso agli strumenti finanziari dedicati alle imprese, ripristinando misure come quelle previste dalla Legge 215/92 "Azioni positive per l'imprenditoria femminile". Scarsa efficienza delle reti «li distribuzione di acqna potabile Il Rapporto ASviS 2018 registra miglioramenti nel Goal 6 in Italia fino al 2014, cui segue un biennio di netta riduzione determinata dalla diminuzione dell'efficienza delle reti di distribuzione dell'acqua potabile. L'esigenza di una legge sulla gestione pubblica delle acque è stata condivisa dal Presidente della Camera dei Deputati Roberto Fico nell'incontro avuto il 30 luglio del 2018 con il Forum dei movimenti per l'acqua, durante il quale ha ribadito il suo impegno sul tema e ha affermato che l'applicazione dell'esito referendario del 2011 passa esclusivamente attraverso forme di gestione quali gli Enti di diritto pubblico, aziende speciali e aziende speciali consortili. E necessario introdurre il riconoscimento e la quantificazione del diritto umano all'acqua con un livello di minimo vitale gratuito per tutti sottratto alle regole del mercato, prevedendo l'attivazione di un Fondo internazionale di solidarietà per progetti di cooperazione internazionale volti a garantire l'accesso all'acqua nei Paesi più poveri, favorendo l'impegno degli enti locali e le forme partecipative a tutela di questa risorsa come espresse dalla proposta della "Carta delle Città per il Diritto all'Acqua". Le proposte dell'ASviS Vanno sostenute politiche innovative di gestione delle risorse idriche, anche attraverso l'uso di sistemi di elaborazione dei dati sempre più dettagliati. Per arginare le perdite di rete e l'inadeguata depurazione è indispensabile realizzare interventi straordinari, assicurando il coordinamento territoriale delle Autorità di Bacino, delle Regioni e degli Ambiti territoriali ottimali (Ato) e definendo piani industriali che obblighino i gestori dei servizi ad assicurare standard adeguati ed effettuare investimenti correlati agli utili. Con il coinvolgimento delle Regioni e degli Enti Locali, va rafforzato l'impegno per il raggiungimento degli obiettivi comunitari e nazionali di recupero e ripristino degli ecosistemi degradati, di miglioramento della connettività ecologica e di riduzione dell'artificializzazione e impermeabilizzazione del suolo, con particolare riferimento agli ambiti dei sistemi fluviali e delle zone umide. È urgente riproporre i contenuti del DdlAs n.2343 (eventualmente integrato con i nuovi Ddl depositati sul Diritto all'acqua), introducendo il riconoscimento e la quantificazione del diritto umano all'acqua con un livello di minimo vitale gratuito per tutti sottratto alle regole del mercato, riconoscendo l'acqua come un bene comune pubblico, prevedendo l'attivazione di un Fondo internazionale di solidarietà per progetti di cooperazione internazionale volti a garantire l'accesso all'acqua nei Paesi più poveri, favorendo l'impegno degli enti locali e le forme partecipative a tutela di questa risorsa come espresse dalla proposta della «Carta delle Città per il Diritto all'Acqua». Transizione energetica lenta, accelerare sulla carbon tax Il Rapporto ASviS 2018 registra per il Goal 7 in Italia una situazione fondamentalmente statica tra il 2010 e il 2016. Il nostro Paese, infatti, dopo un iniziale miglioramento dell'efficienza energetica fino al 2012, è tornato ad attestarsi sui livelli del 2010. Le ragioni? Molteplici. Prima di tutto, un incremento nel consumo di energia (+1,3%), accompagnato da un calo del contributo delle rinnovabili (-4,3%). In secondo luogo, la mancanza di una riforma della Strategia energetica nazionale, basata ancora sul carbone come "combustibile di transizione". In terzo luogo, la mancata presenza della questione energetica all'interno del dibattito politico nazionale. Un netto miglioramento, nonostante gli sviluppi disomogenei, si riscontra in alcune regioni, dove l'uso di energie alternative passa dal 22% (2010) al 33% (2017). Bene Valle d'Aosta, Basilicata e Sardegna, risultati insoddisfacenti per Marche e Calabria. Il Rapporto ASviS propone quindi di modificare e attuare la Strategia energetica nazionale, introdurre con efficacia la Carbon Tax (capace di trovare posto nel ridisegno complessivo del sistema fiscale annunciato dal Governo), raggiungere la grid parity (punto in cui l'energia elettrica prodotta per mezzo di impianti alimentati da fonti energetiche rinnovabili ha lo stesso prezzo dell'energia prodotta tramite fonti energetiche convenzionali) e coinvolgere in modo più ampio città e regioni, terreni fertili per la diffusione delle rinnovabili. Le proposte dell'ASviS L'energia rinnovabile ha rappresentato il 70% delle aggiunte nette alla capacità di generazione di energia elettrica nel 2017. Ma questo non basta. L'ASviS pone come necessità primaria e imprescindibile l'attuazione della Strategia energetica nazionale (Sen), rilanciandone i contenuti, compresa l'eliminazione della generazione elettrica a carbone, anche al di là dei recenti miglioramenti della strategia europea sostenuti dal Governo italiano. Di grande importanza è anche la definizione entro dicembre del "Piano energia e clima", obbligatorio per tutti i Paesi Ue, come previsto dal «Clean Energy Package 2016» della Commissione europea. Il Piano deve prefigurare un percorso avanzato e coraggioso, capace di modernizzare il nostro sistema economico, di offrire nuove chance all'esportazione e di rafforzare la cooperazione allo sviluppo, specialmente in Africa. Dev'essere rapidamente completata la riforma del sistema degli incentivi per le rinnovabili, ora che è vicina la grid parity. Ciò consentirebbe di far riprendere le nuove installazioni e assicurare il raggiungimento dei target concordati in Europa. La carbon tax deve trovare posto nel ridisegno complessivo del sistema fiscale annunciato dal Governo. In particolare, le accise sui carburanti vanno definite per promuovere le soluzioni low carbon, eliminando gli incentivi esistenti sui combustibili fossili. Va rafforzato il sistema Eu-Ets di scambio dei permessi di emissione per industria, energia e trasporto aereo, proseguendo nella correzione di rotta riguardo all'emissione e all'assegnazione di permessi, che ha già contribuito a elevarne il prezzo da 5 euro/tCCh a oltre 20 euro/tC02, con l'obiettivo di raddoppiarlo ulteriormente. Va perseguito con forza il coinvolgimento dei territori che contribuiscono maggiormente alla soluzione del problema energetico-climatico, cioè le città. Reti di metropoli a livello globale sono state già create (come il "Patto dei sindaci" e il C40), ma serve accrescere risorse e autonomia dei sindaci per prendere impegni su temi come l'adattamento agli effetti del cambiamento climatico, la rigenerazione urbana, la difesa della biodiversità, la generazione elettrica solare distribuita, la mobilità sostenibile, la circolarità dei rifiuti, la riduzione dell'inquinamento, l'azzeramento del consumo di suolo, la manutenzione del patrimonio e delle infrastrutture, gli sprechi alimentari, pagine dell'Agenda 2030 che solo le città possono realizzare con cognizione di causa. Serve un'azione pluriennale per l'occupazione giovanile Il Rapporto ASviS 2018 rileva un complessivo peggioramento nel Goal 8 in Italia. Se è vero che negli ultimi anni è aumentata l'occupazione, il tasso di disoccupazione è ancora quasi doppio rispetto ai livelli pre-crisi e una parte della nuova occupazione ha caratteristiche di frammentarietà e precarietà; in particolare sono molto aumentati il numero e la quota di contratti part-time per ragioni economiche (non per scelta del lavoratore). A livello territoriale, peggiora il tasso di disoccupazione e della quota di persone tra i 15 e i 29 anni che non lavorano e non studiano (Neet). Nell'ultimo anno, la normativa italiana sul lavoro e la crescita economica hanno fatto passi in avanti, concentrandosi sulle misure per incentivare la produttività, promuovere l'imprenditorialità, superare gli squilibri territoriali e migliorare la condizione giovanile nel mercato del lavoro. Secondo l'Alleanza, è urgente la definizione di un piano pluriennale che metta a fattor comune tutte le azioni volte a sostenere l'occupazione giovanile. È necessario anche potenziare l'efficienza del sistema produttivo nel combinare i fattori capitale e lavoro. Infine, si propone di riallocare le risorse degli attuali sussidi dannosi per l'ambiente per incentivare l'economia sociale e solidale. Le proposte dell'ASviS I dati più recenti inducono a richiedere l'immediata definizione di un "patto per l'occupazione giovanile", in linea con il documento dell'Ilo dal titolo "Superare la crisi: un patto globale per l'occupazione", approvato nel 2009. Alla luce dei mutamenti industriali in atto e dell'affermarsi di economie di rete e legate alla digitalizzazione, un'iniziativa di questo tipo è più che mai necessaria e urgente (il Target 8.b invita i Paesi a realizzarla entro il 2020). Essa dovrebbe coinvolgere il Governo, le parti economiche e sociali e le autonomie locali, giungendo a definire un piano pluriennale che metta a fattor comune tutte le azioni volte a sostenere l'occupazione giovanile, dagli interventi per migliorare la transizione dalla scuola al lavoro a quelli per aumentare i fondi dedicati alla ricerca e allo sviluppo, soprattutto nelle imprese, dalla formazione professionalizzante all'orientamento al sostegno all'impiego e all'autoimpiego anche attraverso il taglio del cuneo fiscale e contributivo, dal potenziamento delle politiche attive del lavoro ai servizi a supporto dei nuovi nuclei familiari. D'altra parte, sono indispensabili azioni volte ad aumentare la produttività, in particolare quella "multifattoriale", cioè l'efficienza del sistema produttivo nel combinare i diversi fattori (capitale e lavoro). Ancora una volta si sottolinea la necessità di investire di più nelle risorse umane, così da far acquisire le competenze richieste dai comparti più dinamici e proiettati verso il futuro, che assicurano non solo un alto valore aggiunto, ma anche retribuzioni elevate, senza dimenticare, oltre ai servizi rilevanti per la qualità della vita e l'accesso al credito, quelli in campo sanitario, culturale, educativo e turistico-agricolo-ambientale. L'economia sociale e solidale, così come forme innovative di promozione turistica sostenibile e responsabile e di valorizzazione del patrimonio naturale e culturale, hanno maggiori possibilità di successo se adeguatamente supportate da una regia nazionale, da adeguate infrastrutturazioni e incentivi che potrebbero essere finanziati, a parità di gettito, attraverso la riallocazione degli attuali sussidi dannosi per l'ambiente (16 miliardi di euro all'anno). Innovazione e infrastrutture: i progressi e le nuove proposte (li intervento Nel Rapporto 2017 sugli Obiettivi di sviluppo sostenibile, presentato alla Camera il 28 settembre, si esamina la situazione dell'Italia in relazione all'Obiettivo 9 ("Costruire una infrastruttura resiliente e promuovere l'innovazione ed una industrializzazione equa, responsabile e sostenibile") dell'Agenda 2030. I Target dell'Obiettivo 9 includono diversi impegni significativi sottoscritti dall'Italia, tra i quali: • Target 9.1 - "Sviluppare infrastrutture di qualità, affidabili, sostenibili e resilienti, comprese le infrastrutture regionali e transfrontaliere, per sostenere lo sviluppo economico e il benessere umano, con particolare attenzione alla possibilità di accesso equo per tutti". • Target 9.4 - "Entro il 2030, aggiornare le infrastrutture e ammodernare le industrie per renderle sostenibili, con maggiore efficienza delle risorse da utilizzare e una maggiore adozione di tecnologie pulite e rispettose dell'ambiente e dei processi industriali. in modo che tutti i paesi intraprendano azioni in accordo con le loro rispettive capacità". Un ulteriore impegno Onu sottoscritto dall'Italia è quello di aumentare significativamente, entro il 2020, "l'accesso alle tecnologie dell'informazione e della comunicazione e sforzarsi di fornire un accesso universale e a basso costo a Internet nei Paesi meno sviluppati" (Target 9.c). Nel corso dell'ultimo anno è cresciuta nella società e nell'imprenditoria italiana la consapevolezza che per rimettere in moto uno sviluppo economico di dimensioni adeguate è necessario innovare guardando simultaneamente alla dimensione tecnologica, all'aumento di prò duttività e alla riduzione del consumo di risorse naturali. Di conseguenze, le attuali tendenze che si registrano sono: un'innovazione basata sulle tecnologie digitali, il passaggio all'economia circolare e lo sviluppo di una nuova generazione di infrastrutture adeguate al 21esimo secolo. Con il nuovo Codice degli Appalti (D. Lgs. 50/2016) e con i 1 Def 2017, che contiene l'Allegato che individua i fabbisogni infrastrutturali al 2030, si è ufficialmente entrati in una nuova stagione di politiche infrastrutturali. Tra gli aspetti innovativi del documento si segnalano la centralità della pianificazione strategica, cioè l'individuazione delle reti di infrastrutture necessarie, come quelle ferroviarie, stradali, portuali, aeroportuali, per la connessione del Paese, nonché la valutazione ex-ante delle opere, cioè la considerazione dei costi e dei benefici delle singole infrastrutture. Tra le priorità in termini di infrastrutture fisiche che richiedono investimenti significativi si segnala l'ammodernamento della rete stradale, sostanzialmente fermo da anni, che necessita di uno specifico piano nazionale e della trasformazione digitale di tali infrastrutture. Relativamente al settore delle comunicazioni e delle tecnologie dell'informazione, l'anno trascorso ha visto importanti passi in avanti. Dal punto di vista della copertura, infatti, la disponibilità dei servizi di accesso a reti fisse a velocità compresa tra i 2 e i 20 Mbit/s ha ormai raggiunto il 97% delle abitazioni, mentre a fine 2016 le linee di rete fissa a banda larga con velocità pari o superiore ai 10 Mbit/s hanno superato per la prima volta il 50% del totale. Per sostenere l'innovazione e la ricerca e sviluppo (R&S), tema portante per il nostro Paese che vede nel tessuto produttivo (prevalentemente formato da piccole e medie imprese) una struttura potenzialmente ricettiva di istanze innovative e di avanzamento tecnologico, il Governo ha istituito la fattispecie delle "Startup innovative" e promosso uno "Small Business Act" ed uno "Startup Act" in linea con le politiche europee dirette a finanziare un'aumentata capacità di innovare e applicare tecnologie intelligenti. Per progredire rispetto al Goal 9 si avanzano diverse proposte, tra cui: rafforzare ulteriormente i piani relativi ad Industria 4.0 e all'Agenda Digitale, individuando più efficaci forme di collaborazione tra centri di ricerca e imprese, non solo quelle medio-grandi; disegnare interventi dedicati ad accrescere le dimensioni del sistema industriale del Mezzogiorno e a potenziare le sue connessioni con le imprese fornitrici di servizi ad alta intensità di tecnologie e innovazione, anche per bilanciare le ricadute fortemente eterogenee e a netto favore delle regioni del Nord che avrà l'attuale Piano Industria 4.0; promuovere e incentivare maggiormente l'open-innovation come modalità di R&S delle imprese, che in questo modo si aprirebbero a collaborazioni con piccole e medie imprese, università e centri di ricerca, generando una complessiva crescita del livello di competenze; nuove e importanti opere aeroportuali e ferroviarie che utilizzino al meglio gli investimenti già fatti e le infrastrutture esistenti, puntando all'integrazione delle diverse modalità di trasporto, alla modernizzazione dei servizi e a più stretti ed armonici rapporti con il territorio; prevedere una