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23/10/2018

FONDI EUROPEI LA REGIONE RISCHIA DI PERDERE 348 MILIONI

La Repubblica - Alessio Gemma

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La clessidra è ancora troppo piena. E il tempo scorre. Inesorabile. La spesa dei fondi europei 2014/2020 è ferma a 301 milioni di euro. È questo il dato certificato a ottobre. pagina IV La clessidra è ancora troppo piena. E il tempo scorre. Inesorabile. La spesa dei fondi europei 2014/2020 è ferma a 301 milioni di euro. È questo il dato certificato a ottobre dalla Regione. Ma l'obiettivo fissato dall'Europa per la Campania, entro fine anno, è 649 milioni di euro.
Vuol dire che entro il 31 dicembre bisogna dimostrare a Bruxelles di essere riusciti a spendere i restanti 348 milioni di euro. Pena, la perdita di quei fondi. È la dura legge dei numeri. Dopo tre anni, data di inizio del programma di finanziamenti, Palazzo Santa Lucia è arrivata a metà dell'opera. E ora in soli 80 giorni dovrebbe completare l'altra metà. Una corsa contro il tempo. Il dossier "fondi europei" è in cima alle preoccupazioni del governatore Vincenzo De Luca. È febbrile in queste ore il lavoro di dirigenti e tecnici per raggiungere quello che in gergo si chiama "il target" richiesto dall'Europa. Vietato sbagliare quando ormai il governatore è già lanciato verso la ricandidatura per le Regionali del 2020. E la spesa delle risorse europee sarà uno dei cavalli di battaglia della campagna elettorale. Basti pensare alle bordate che l'ex sindaco di Salerno lanciava all'indirizzo del governatore uscente Stefano Caldoro accusandolo nel 2015, alla vigilia del voto, di «aver buttato a mare i fondi europei in un regione nella quale ci sono sei giovani disoccupati su dieci e non si riescono a spendere quei fondi che produrrebbero lavoro». Era il programma 2017/2013. Con la nuova amministrazione targata De Luca è andato a regime il nuovo ciclo 2014/2020: 4,1 miliardi di euro suddivisi su 10 assi di investimenti. Il primo step è andato in porto: la Regione ha quasi programmato l'intera dotazione di risorse, dopo aver accumulato i primi ritardi dovuti alla chiusura complicata del vecchio ciclo di finanziamenti 2007/2013. Ora si appresta a superare il primo, fondamentale, esame che coincide con una innovazione introdotta dalla Comunità europea. Una regola nuova, ferrea, che impone ai Paesi membri di rigare dritto nell'utilizzo dei finanziamenti.
Entro il 31 dicembre 2018, che corrisponde al completamento dei primi tre anni del ciclo di risorse 2014-2020, è tassativo rispettare gli obiettivi di spesa prefissati: altrimenti la commissione Ue si prende i soldi. Bruxelles ha posto quindi un paletto intermedio, per evitare di dover prendere atto a fine programma, quando ormai è troppo tardi, che i soldi non si sono spesi. Inserendo pure la penalità. Tecnicamente si chiama: "disimpegno dei fondi". Due parole che girano come un incubo in questi giorni negli uffici di via Santa Lucia, alle prese con la "certificazione" di quanto speso finora. Una procedura complessa che mira a verificare la "compatibilità" delle risorse utilizzate nei primi tre anni con "i criteri e le normative Ue". Le prime elaborazione dei dati mostrano le criticità sui singoli assi. Da quello che trapela da via Santa Lucia le principali sofferenze sono legate ai progetti per "lo sviluppo urbano", alla "ricerca e innovazione", alla "competitività del sistema produttivo". Confermano buoni trend di spesa i "trasporti" e "l'inclusione sociale". E destano meno preoccupazione "la prevenzione rischi naturali e antropici", la "tutela e valorizzazione del patrimonio naturale e culturale". A Palazzo Santa Lucia non nascondono le difficoltà legate all'attuazione dei progetti che frenano la spesa. Colpa anche del nuovo codice degli appalti: molti degli interventi approvati infatti non si sono tramutati in "cantieri effettivi". Gare a rilento. Il dado non è ancora tratto e si lavora per raggiungere entro fine anno il target di 649 milioni.
Si studia, in parallelo, nelle pieghe dei regolamenti Ue: alcuni appalti sono stati bloccati da contenziosi che hanno fermato l'erogazione delle risorse e allora si potrebbe chiedere all'Europa di congelare per il momento quei fondi. Non farli rientrare nella tagliola di fine anno. Anche altre regioni italiane al momento si mostrano impreparate all'appuntamento di dicembre per la certificazione della spesa. Tant'è che il ministro Barbara Lezzi nei giorni scorsi ha definito «un delitto tenere le risorse ferme», anticipando la richiesta ai presidenti delle regioni di un cronoprogramma sullo stato di avanzamento. A maggio era stato l'allora ministro Claudio De Vincenti a scrivere di persona al governatore De Luca lanciando «l'allarme sulla spesa» ancora troppa lenta in vista della scadenza di dicembre. A maggio la certificazione era a 109 milioni di euro. Ora siamo a 301 milioni. Tradotto: in cinque mesi si è avanzato di 200 milioni. E ora in soli due mesi bisognerebbe completarne altri 348 milioni. Plausibile? C'è da dire che sul nuovo ciclo 2014/2020 pesano i risultati della vecchia programmazione 2007/2013: molti dei progetti precedenti non completati sono stati rifinanziati con le nuove risorse. Una zavorra. Su cui a luglio si è pronunciata la sezione di controllo della Corte dei conti evidenziando le "evidenti patologie" sulla gestione dei fondi e "ritardi nella realizzazione delle opere, con progetti non chiusi entro i tempi previsti". Il vecchio programma si è concluso con un volume di quasi 9 mila progetti finanziati, con un valore medio di 448 mila euro.
Spiccioli se si vogliono utilizzare realmente le risorse europee per dare sviluppo al territorio. Nel rapporto finale di esecuzione si ammette che "la crescita del numero delle iniziative programmate e poi attuate e il mancato completamento dei grandi progetti hanno in parte allontanato l'impiego delle risorse da un'impostazione effettivamente centrata sulla realizzazione e sull'entrata in esercizio di grandi infrastrutture, incidendo sull'efficacia degli investimenti finanziati.
Ciò difficilmente potrà fare in modo che il programma 2007/2013 contribuisca, direttamente e significativamente, ad aumentare la crescita, la diffusione di servizi e di attrezzature pubbliche di qualità, nonché la competitività dei settori imprenditoriali e dei territori che ne beneficiano"
Di che cosa stiamo parlando La spesa dei fondi europei 2014/2020 è ferma a 301 milioni di euro.
È il dato certificato a ottobre dalla Regione. Ma l'obiettivo fissato dall'Europa per la Campania, entro fine anno, è 649 milioni. Vuol dire che entro il 31 dicembre bisogna dimostrare a Bruxelles di essere riusciti a spendere i restanti 348 milioni di euro. Pena, la perdita di quei fondi.

I punti

L'importo complessivo delle risorse comunitarie

1La spesa effettuata Le risorse dell'Unione Europea utilizzate dalla Regione Campania per il periodo 2014/2020 ammontano a 301 milioni di euro. È il dato certificato fino all'ottobre scorso.
2I soldi da impiegare L'obiettivo che l'Unione Europea ha stabilito per la nostra Regione entro la fine di quest'anno è di 649 milioni da spendere. Quindi mancano all'appello altri 348 milioni.
3Il periodo Entro il 31 dicembre bisogna dimostrare a Bruxelles di essere riusciti a spendere la restante parte dei fondi comunitari. Altrimenti le risorse ci verranno tolte. Restano quindi poco più di due mesi per completare il piano.

Foto: Il palazzo della Regione in via Santa Lucia, dove hanno sede gli uffici della giunta guidata da Vincenzo De Luca.
È allarme sulla spesa dei fondi Ue

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