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17/12/2018

Edison, lo spreco diventa risorsa «La sfida a costi e inquinamento di medie imprese e Comuni»

QN - Il Giorno

PAOLO QUAINI
Luca Balzarotti MILANO I L PRIMO STEP è il check-up energetico. Si analizzano gli sprechi e si cercano le soluzioni per eliminarli. «Come? Se mi chiede un catalogo di prodotti o servizi le rispondo che non c'è - dichiara Paolo Quaini, direttore della Divisione Servizi Energetici e Ambientali di Edison (attiva nei mercati della piccola e media impresa, della grande industria, degli edifici e della pubblica amministrazione) -. Ogni impresa, anche a parità di settore e dimensioni, ha necessità diverse anche in relazione al territorio in cui è inserita. E lo stesso vale per il pubblico». Edison, il colosso dell'energia che si è impegnato a produrre il 40% di elettricità da fonti rinnovabili entro il 2030 dall'attuale circa 20%, ha sviluppato una divisione specializzata nel miglioramento energetico di aziende ed enti locali. Quali sono i servizi di efficientamento e risparmio delle risorse legati a sostenibilità e innovazione per le imprese? «Occorre una premessa: in questo settore esistono due possibili approcci. Ci sono soprattutto le realtà più piccole che vendono prodotti e servizi e aziende, come la nostra, che provano a guardare all'energia utilizzata da chi fa industria con una visione a 360 gradi. La differenza è innanzitutto culturale: significa non limitarsi a sostituire una caldaia con un'altra ma capire come è possibile rivedere in un'ottica complessiva il consumo di energia partendo dalla valutazione degli sprechi». Qual è la priorità delle aziende oltre ad abbattere i costi? «Il risparmio nella bolletta è indubbiamente una molla importante. Ma da qui si parte per una revisione complessiva che, in alcuni casi, riguarda anche gli edifici, una delle voci dove si concentrano la maggior parte degli sprechi energetici, e dell'intero sito industriale». In Lombardia, ci sono delle province più attente alla sostenibilità? «Non c'è una geografia delle aziende più attente, esistono degli interlocutori più sensibili e altri meno in modo trasversale rispetto ai territori. Complessivamente, la Lombardia ha un tessuto produttivo vivace ed è più facile confrontarsi con le imprese, mettendo a disposizione per prima cosa le nostre competenze finalizzate a sfruttare meglio l'energia in due modi: evitando gli sprechi e rimettendo nella rete dell'azienda la produzione in eccesso». Cosa chiedono invece le pubbliche amministrazioni? «Come per le imprese, ci sono Comuni interessati a progetti di riqualificazione energetica con soluzioni di partenariato pubblico-privato e altri che si limitano alla sostituzione di una caldaia tramite una gara». È una questione economica? «È prima di tutto culturale: per questo promuoviamo anche percorsi di formazione sull'efficienza energetica a 360 gradi. In provincia di Milano, ad esempio, siamo impegnati in alcune proposte di partenariato pubblico-privato attraverso progetti di rigenerazione urbana: a fronte della richiesta di ridurre i consumi elevati di un edificio pubblico, rilevata l'obsolescenza e inadeguatezza della struttura a dare il servizio nel tempo, abbiamo proposto di demolirlo e costruire un nuovo plesso a zero emissioni. Se il Comune valuterà positivamente questa nostra proposta, come previsto dal codice degli appalti il progetto andrà a gara». Esiste un censimento degli edifici sulla base dei consumi? «Sono pochi in Italia. Eppure la tecnologia ha fatto passi importanti. Il Bim ( Building Information Modeling) è ancora poco diffuso: noi lo utilizzano per conoscere quanto e come consuma un edificio e per progettarne il miglioramento in maniera intelligente, con certezza di tempi, costi e risparmi».© RIPRODUZIONE RISERVATA SCHEDA

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