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20/10/2018

Beppe Fragasso “Abbiamo sostenuto un imprenditore ma lui poi si è ritirato”

La Repubblica - ch.sp.

Intervista
Chi viene minacciato ha paura, serve più coraggio ma necessari maggiori strumenti di protezione
«Lo Stato deve proteggere chi denuncia la criminalità, perché dopo le denunce arrivano le minacce e non sempre gli imprenditori hanno la forza di andare avanti nei processi. È accaduto di recente che l'Ance si sia costituita parte civile, accanto a un imprenditore che aveva subito estorsioni e che, dopo le pressioni ricevute, si è tirato indietro dal processo». Non si fa molte illusioni Beppe Fragasso, presidente Ance Bari e Bat, sulla esistenza di un clima collaborativo da parte degli imprenditori vittime di usura e estorsioni. Presidente, l'operazione Ragnatela ha portato alla luce un consistente giro di usura ma anche una scarsa collaborazione da parte delle vittime.
«Purtroppo la cosa non mi stupisce molto. Chi viene minacciato ha paura, serve più coraggio ma anche strumenti di protezione maggiori da parte dello Stato.
Il caso dell'imprenditore che si è ritirato dal processo è emblematico.
«Si, perché mostra i metodi subdoli della criminalità. In quella circostanza il titolare dell'azienda e il figlio denunciarono e per molti mesi la moglie e la figlia furono minacciate, finché ritirò la costituzione di parte civile».
Cosa serve per superare la paura? «Vorrei poter dire che serve il consenso sociale ma temo sia un'utopia, specie nei quartieri in cui il connubio tra la criminalità e la gente comune è strettissimo.
Quando vivi sullo stesso pianerottolo è difficile».
Facciamo un passo indietro.
L'inchiesta della Dda ha mostrato l'esistenza di fenomeni usurai consistenti, che percezione ha Confindustria? «Le imprese grandi e strutturate ne sono tendenzialmente immuni, il vero problema sono le piccole, che hanno difficoltà nell'accesso al credito e spesso si indebitano per poter continuare a pagare i dipendenti e i fornitori». Che ruolo hanno le banche in questo meccanismo? «Inesistente. Nel senso che non aiutano i piccoli e anche per noi imprese con nome e solidità sta diventando difficile avere accesso al credito: a volte ci chiedono soldi a garanzia dei soldi». E le pubbliche amministrazioni? Pagano ancora in tempi biblici? «Decisamente, per questo chi non ha una forza aziendale autonoma, crolla. Ma c'è anche un'altro problema se permette».
Prego «Oggi, dopo le novità introdotte dal Codice degli appalti e le decine di delibere dell'Anac, i dirigenti pubblici sono responsabili dal punto di vista patrimoniale di eventuali danni, ancor prima di essere chiamati in giudizio, quindi evitano il più possibile di firmare. Non si trovano più dirigenti disposti a firmare gli impegni di spesa e questo è un problema. Ne ho parlato di recente anche con il governatore Michele Emiliano: ci sono fondi per le infrastrutture, bisogna fare i bandi, bisogna che i dirigenti si impegnino. E poi si deve trovare un modo per snellire la burocrazia». Torniamo all'usura e alle estorsioni, l'Ance cosa fa per aiutare gli imprenditori? «Innanzitutto apriamo le porte a chiunque, anche ai non iscritti.
Poi abbiamo rapporti diretti con le forze dell'ordine, spesso tengono dei mini-corsi in associazione, ci insegnano come capire i segnali della criminalità, come reagire».
Che consiglio può dare a coloro che sono vittime di usurai o destinatari di richieste di pizzo? «Devono trovare la strada per rivolgersi alle forze dell'ordine.
Noi li aiuteremo, sia nell'assistenza legale che umana.
Oppure devono rivolgersi alle associazioni che operano sul territorio e sanno come affrontare il problema». -

Foto: Architetto Beppe Fragasso è il presidente dell'Associazione nazionale costruttori edili (Ance) del distretto


Foto: Bari-Bat. Architetto, autore di numero di progetti di risanamento conservativo, resterà in carica sino al 2019. L'associazione punta molto sul codice etico

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