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01/09/2018

Appalti: regole semplici, meno burocrazia

La Prealpina

L ' OPINIONE
di NINO CAIANIELLO La tragedia del crollo del ponte Morandi ha messo in luce alcuni temi importanti su cui riflettere per evitare che simili disastri possano ripetersi: il Codice degli appalti, la semplificazione burocratica, l ' attività progettuale, la manutenzione e gestione delle infrastrutture. Il nuovo Codice degli appalti (d.lgs. n. 50 del 18/04/2016 e seguenti) con il testo oggi applicabile è ben lontano dal rappresentare quel disegno riformatore e semplificativo prospettato. Ci sono tante (troppe) norme, sono tutte necessarie? Sicuramente no. Dobbiamo alleggerire e ridurre il peso delle diverse normative. Non è possibile che per realizzare una strada servano tre anni di carte per sei mesi di lavori. Tutele ambientali, sicurezza, devono rappresentare aspetti importanti ma il quadro normativo, nei suoi aspetti formalistici e procedimentali, deve essere necessariamente semplificato. L ' esigenza è quella di intervenire sul Codice degli appalti e ridurre le normative che oggi rendono difficile procedere con la realizzazione di una qualsiasi opera pubblica. Per quanto riguarda il Codice degli appalti alcuni spunti relativi alla revisione riguardano: • risolvere l ' aspetto critico dei numerosi rinvii alla regolamentazione secondaria (Decreti Mit Decreti Mibac) e in particolare alle Linee guida da emettersi da parte dell ' Anac; • rivedere l ' impostazione del nuovo Codice degli appalti dove il ruolo dell ' Anac non è quello di ente regolatore, ma assume una forza a tratti para-normativa, a tratti para-giuris dizionale, pur non avendo Anac potere legislativo e giurisdizionale, generando, con le interpretazioni, difficoltà in chi gestisce. • da rivedere è il limite alla facoltà di subappalto come contemplato dalle Direttive comunitarie aumentando i controlli degli Enti superando il limite massimo del 30 per cento dell ' importo di contratto, evitando di dover indicare tre nominativi di possibili subappaltatori al momento dell ' offerta, che spesso introducono difficoltà durante l ' esecuzione dei lavori . • disciplinare in modo analitico e tassativo la casistica delle varianti in corso d ' opera; • in fase di gara sostenere la territorialità del sistema delle imprese, quanto meno per una quota del 50 per cento a tutela delle piccole medie imprese locali. Favorire le piccole e medie imprese locali Dobbiamo saper favorire le piccole e medie imprese locali con interventi mirati di riqualificazione edilizia nei settori chiave: rete stradale, scuole, ospedali, riqualificazione di infrastrutture esistenti. Individuare e promuovere forme di collaborazione pubblico-privato che consentano di dare risposta alle esigenze delle comunità locali e costituiscano occasioni di investimento remunerativo per chi le attiva, Nei settori strategici dobbiamo incentivare gli investimenti con normative di favore sia per la fiscalità che per la certezza della realizzazione degli investimenti anche in un ' ottica di attrazione di capitali internazionali. Snellire i processi di approvazione Lo Stato deve snellire i processi approvativi, semplificare le norme, valorizzare (in ottica collaborativa) il ruolo di organismi indipendenti che coinvolgano tutti gli attori coinvolti (imprese, istituzioni, utenti) e supportino con competenze qualificate le nuove iniziative (sul modello delle agenzie territoriali per la mobilità), fornendo una consulenza e supporto integrato, garantire tempi certi di approvazione degli iter autorizzativi, fissare le linee guida in accordi di programma che lascino spazio a iniziative private ed incentivino l ' efficienza. Dobbiamo tornare a sviluppare una progettazione seria, affidabile e responsabile, che consenta di elaborare un approfondito e dettagliato capitolato speciale di appalto, nonché un elenco prezzi veritiero e completo, un progetto affidato a progettisti che seguano il criterio di professionalità, accuratezza e responsabilità utilizzato in altri paesi, eventualmente sfruttando e creando anche una scuola per progettisti " pubblici " . Si deve ipotizzare un coinvolgimento a pieno titolo dei progettisti nelle responsabilità esecutiva. Sarebbe poi utile ipotizzare un tipo di gara d ' appalto realizzato con una offerta prezzi sulla base di un elenco prezzi così detto " muto " facendo in modo che l ' offerente inserisca dei veri prezzi, che non consentano varianti in corso d ' ope ra o continue riserve dettate dalle incertezze progettuali e diano un ' indicazio ne puntuale dell ' offerta stessa. Con riferimento, invece, alle infrastrutture pubbliche già presenti del Paese, l ' immane tragedia di Genova impone un serio ripensamento sulla modalità di manutenzione e di gestione. A prescindere dagli aspetti connessi alla efficacia e validità delle attuali concessioni, volendo evitare speculazioni che non mi competono, e limitandomi, pertanto, agli aspetti meramente operativi e tecnici, non si può non segnalare che lo Stato ed in generale tutti gli Enti pubblici proprietari di infrastrutture (viabilistiche o meno) devono prevedere nei loro bilanci (ed anzi nelle loro priorità) l ' attua zione di un piano straordinario di ricognizione, che consenta, dopo anni di inerzia, di conoscere e verificare le reali condizioni di staticità ed efficienza dei manufatti esistenti dei rispettivi territori. Ricognizioni e manutenzioni A seguito della predetta iniziale ricognizione, i soggetti pubblici dovranno individuare gli interventi urgenti ed indifferibili di messa in sicurezza dei ma nufatti da realizzare immediatamente, ovvero programmare una seria e costante attività di presidio delle medesime opere che consenta un progressivo consolidamento delle stesse e che consenta, quindi, di evitare episodi drammatici causati dall ' inerzia dell ' uomo. L ' attività di ricognizione, presidio e di programmazione della manutenzione (ordinaria o straordinaria) del patrimonio infrastrutturale esistente deve diventare la priorità negli obiettivi pubblici, non potendo la parte pubblica, lasciamo perdere l ' individuazione di quelli che saranno i soggetti attuatori dei predetti interventi (gli attuali concessionari od altri operatori), in nessun caso abdicare le proprie prerogative di controllo diretto e di garanzia verso la collettività di riferimento. A tal fine, non solo sono necessarie le modifiche agli strumenti normativi applicabili (eventualmente ipotizzando procedure ad hoc, ipersemplificate, snelle e rapide) ma lo Stato e gli Enti dovrebbero in primo luogo costituire vere e proprie unità organizzative ed operative ristrette, dall ' alto valore tecnico e professionale, cui affidare in via esclusiva le predette funzioni, dotandole parimenti delle relative risorse e strumenti. Quanto accaduto ci mette drammaticamente davanti agli occhi una verità per troppo tempo sottovalutata e colpevolmente tralasciata: le opere, proprio come l ' uomo, non sono immortali, anch ' esse, sebbene realizzate secondo la migliore tecnica p rogettuale od esecutiva, subiscono l ' inesorabile ed inevitabile obsolescenza che, prima o poi, renderà necessaria od opportuna la loro distruzione o il loro rifacimento, decretandone nei fatti la morte. Bisogna di ciò prendere atto e con coraggio approntare idee, programmi, risorse e mezzi, cercando di essere pragmatici ma anche lungimiranti, secondo e nel rispetto delle migliori pratiche che la scienza e la tecnica metteranno tempo per tempo a disposizione. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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