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26/06/2019

Zogno, la variante s’inceppa di nuovo

Eco di Bergamo - giovanni ghisalbertipatrik pozzi

Viabilità Cantieri fermi da quasi 5 anni, la riapertura rallenta: mancano certificazioni dalle ditte subappaltatrici Infrastrutture Lombarde convoca un incontro: senza quei documenti non si può firmare. Il via era previsto in estate
La «corsa» per riavviare i lavori alla variante in galleria di Zogno - purtroppo - rallenta. Dopo l'aggiudicazione provvisoria del cantiere alla Collini di Trento (avvenuta a metà dello scorso aprile con un ribasso d'asta del 10,13%, che ha portato la spesa da 24,3 a 21,8 milioni di euro), l'iter è fermo in attesa di documentazione mancante. «Finché le imprese a cui la Collini di fatto ha subappaltato alcuni lavori non presenteranno la documentazione richiesta - spiega Giuliano Capetti, amministratore unico di Ilspa (Infrastrutture lombarde), la società della Regione che ha appaltato i lavori - non potremo firmare il contratto».

Per la ripresa della tanto attesa costruzione della variante di Zogno bisognerà, quindi, attendere la presentazione formale di documenti di cui alcuni riguardanti la compagine sociale di ogni singola azienda subappaltatrice della Collini. Questa impresa, con sede legale a Trento e direzione a Milano, si è aggiudicata, in via provvisoria, la gara d'appalto per il completamento della variante: la base d'asta era di 24,3 milioni di euro per i lavori (su 33,1 complessivi), messi a disposizione da Palazzo Lombardia. Cinque le imprese che, il gennaio scorso, avevano presentato un'offerta ed erano quindi in gara: la «Milesi geometra Sergio» di Gorlago, la Pessina Costruzioni di Roma, la Collini di Trento, il Consorzio Integra società cooperativa di Bologna e il Consorzio Innova società cooperativa anch'essa di Bologna. Dopo l'aggiudicazione provvisoria erano previsti circa due mesi per le verifiche sulla documentazione e per i controlli antimafia. Il cantiere, stando alle previsioni, avrebbe quindi dovuto riaprire quest'estate.

Ma vista la lentezza dell'iter burocratico, a questo punto, potrebbe slittare. «Il ritardo - spiega ancora Capetti - è dovuto a questa mancanza di documenti e la legge non indica un termine perentorio per la presentazione. Si tratta di certificazioni che attestano l'idoneità al lavoro delle ditte. Potremmo anche assegnare in maniera definitiva l'opera subito, ma la situazione non cambierebbe». La Regione sa, comunque, che l'attenzione sulla variante è alta e il semplice limitarsi da parte di Ilspa ad aspettare i documenti richiesti senza fare nulla non mancherebbe di suscitare qualche polemica da parte del territorio che sta già dimostrando un'infinita pazienza per i tempi lunghi (per usare un eufemismo) di questo progetto. Da qui la decisione del suo amministratore unico di convocare nei prossimi giorni una riunione per fare un approfondimento proprio su questa questione: «Ad una prima valutazione - spiega ancora Capetti - non ci sarebbe alcuna norma che obbligherebbe la Collini a presentare entro una determinata data la documentazione richiesta. Ma in merito con l'ufficio legale della Regione faremo delle verifiche e se ci sarà qualche possibilità di fissare un termine ne approfitteremo». Al momento, quindi, non si può ancora dire entro quando la costruzione della variante di Zogno potrà ripartire.

Iniziati nell'estate 2012, i lavori delle gallerie di Zogno (sono già stati spesi 43,6 milioni di euro) sono fermi da quasi cinque anni, dopo che l'impresa Itinera di Tortona (Alessandria), che aveva vinto l'appalto per fare tutta l'opera, aveva abbandonato il cantiere: i fondi a disposizione non sono stati sufficienti. La Regione aveva dovuto trovare altri 33,1 milioni di euro per il completamento (impianti, muri, rotatorie, protezioni). Ma ripartire non è stato facile e soprattutto veloce, considerando che si è fermi dalla fine del 2014. Per (ri)fare la progettazione si è impiegato quasi quattro anni per un lavoro che poi dovrà durare, salvo imprevisti, circa 14 mesi.

L'apertura al traffico era stata prevista entro l'autunno 2020 ma è chiaro che, viste le ultime difficoltà emerse, anche questo termine rischia di subire uno slittamento e di essere portato nel 2021.

Certo è che la variante di Zogno gode anche di una certa dose di sfortuna: «La norma che obbliga la presentazione di determinati documenti anche per le aziende subappaltatrici - conclude Capetti - era stata introdotta con il nuovo codice degli appalti per poi essere eliminata. Noi però dobbiamo rispettare le prescrizioni che erano in vigore quando è stato pubblicato il bando di gara per questo progetto».