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04/07/2020

Zingaretti e il premier siglano la tregua con un accordino

Libero - FAUSTO CARIOTI

TIRANO A CAMPARE
L'avvocato tratta con il Pd per coalizzarsi con M5S alle Regionali Crimi apre: «In alcuni casi si può fare». Ma sul dl Semplificazioni non c'è l'intesa. E i renziani attaccano la norma salva-Appendino
■ Non che ci volesse l'Autorità anticorruzione per capirlo, ma proprio quest'ultima, ieri, ha detto che il decreto sblocca-cantieri voluto un anno fa dai grillini è un fallimento, da esso «non si è avuto nessun beneficio concreto». Al resto ha provveduto il Covid, che nel 2020 ha bloccato appalti per 19 miliardi di euro. Insomma, il «decreto semplificazioni» col quale il governo vuole far ripartire i lavori pubblici sarebbe la prima cosa da fare, se solo fosse scritto bene. Pure su questo, però, litigano e perdono tempo. Il consiglio dei ministri che ieri avrebbe dovuto varare il decreto semplificazioni non si è tenuto. Il pomeriggio è stato usato da Giuseppe Conte e Nicola Zingaretti per incontrarsi e raggiungere l'ennesima tregua. Dal Pd parlano di «un positivo chiarimento dopo le incomprensioni». I dissidi su come semplificare la burocrazia delle grandi opere, però, restano tutti. Il decreto rimane bloccato perché manca l'accordo sulla riscrittura delle norme riguardanti l'abuso d'ufficio, sulle soglie entro le quali fare appalti in affidamento diretto, cioè senza bando di gara, e sull'adozione del "modello Genova" per la costruzione di altre opere (tutti i poteri in mano a un commissario, che ha il potere di accelerare i tempi derogando alle procedure ordinarie). In parole povere, il governo è in alto mare su ogni norma importante e l'unico modo per mettere d'accordo i partiti che lo sostengono, come da prassi, si prospetta essere l'ennesimo compromesso al ribasso. SINISTRA ALL'ATTACCO A frenare e a prestare ascolto al garante anticorruzione, contrario a replicare il "modello Genova", è soprattutto il Pd, d'intesa con Leu. «Occhio a cancellare le regole, il codice degli appalti non può essere abolito», ha detto Zingaretti a Conte, durante l'ora di colloquio che hanno avuto a palazzo Chigi. I renziani, al contrario, chiedono che sia stilato subito un elenco di opere pubbliche "strategiche", ognuna delle quali affidata a un commissario che le faccia correre, e vogliono pure togliere dal decreto la riforma del reato d'abuso d'ufficio, per la quale spingono invece i Cinque Stelle. Costoro ne parlano da anni, ma prima era per inasprire le normeIl decreto

I NODI La maggioranza è alle prese con il "decreto Semplificazioni" in materia di contratti pubblici ed edilizia, evocato soprattutto da Confindustria per favorire la ripresa. Nella maggioranza sono molti i nodi da sciogliere. ■ LO SCONTRO Dagli appalti, all'abuso d'ufficio, fino alla responsabilità del danno erariale. Sono questi i maggiori punti di frizione nell'esecutivo. I renziani di Italia Viva chiedono che gli ultimi due punti siano stralciati dal provvedimento. ■

Foto: Il segretario del Pd, Nicola Zingaretti, ieri ha incontrato il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, a Palazzo Chigi (LaPresse)