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03/10/2019

Zero collegamenti per i tir di Maersk ma è scontro sulle nuove strade

Il Secolo XIX

Le curve della viabilità
L'Authority vuole rinviare le opere a terra. No secco del sindaco di Vado Con il terminal a regime previsto il passaggio di 800 camion al giorno
Giovanni Vaccaro / VADO Dopo lo sfogo e l'appello al Governo, il sindaco Monica Giuliano ha alzato le barricate di fronte alla richiesta dell'Autorità di sistema portuale di modificare i termini dell'Accordo di programma legato al nuovo terminal portuale. In sostanza Palazzo San Giorgio ha avanzato la proposta di rivedere i tempi di realizzazione delle opere a terra collegate al terminal e delle infrastrutture verso autostrade e ferrovie. In particolare l'Autorità portale ha chiesto di rimettere mano alla convenzione urbanistico edilizia per la viabilità retroportuale e per i nuovi varchi doganali. Ma la Giuliano ha risposto ieri con una lettera il cui contenuto è in sostanza un "no" deciso. Non solo, il sindaco ha sottolineato gli «evidenti ritardi nell'adempimento degli obblighi a suo tempo assunti con l'Accordo di programma». Un documento che peraltro era stato aggiornato già nel settembre dello scorso anno. Ad aprile, inoltre, il Comune vadese aveva inviato una diffida. E ora Giuliano sbotta: «Occorre comprendere quali siano in concreto le nuove o diverse soluzioni progettuali, anticipateci solo in modo parziale e informale, le ragioni delle stesse, nonché le nuove tempistiche proposte in relazione alla loro realizzazione e le garanzie circa i tempi di realizzazione». Casello di Bossarino, collegamenti ferroviari e stradali, messa in sicurezza del torrente Segno e così via. Sono moltissimi gli interventi che erano stati concordati in modo che il progetto della piattaforma portuale potesse procedere riducendo il più possibile l'impatto sulla cittadina (si stimano 800 tir al giorno). Solo che Apm Terminals, come soggetto privato, è andato avanti con quanto di sua competenza, mentre gli interventi a terra, in buona parte a carico del pubblico, sono rimasti al palo. «I ritardi riguardano molti interventi - conferma Alessandro Berta, direttore dell'Unione industriali ma soprattutto rappresentante di Savona nel board dell'Autorità portuale - e le responsabilità sono ben precise anche se il tema parte da lontano. Diciamo le cose come stanno: pur avendo promesso interventi sulle infrastrutture, anche legati all'area di crisi, i governi non hanno mai messo un centesimo per il porto di Vado. All'origine c'era forse una "guerra" costante contro la piattaforma da parte del porto di Genova, quando era indipendente. Un'opposizione che arrivava anche a Graziano Del Rio. Quando l'allora ministro ha capito che la piattaforma serviva era troppo tardi, intanto la fusione dei porti ha comportato un blocco di due anni». La situazione si è sbloccata solo grazie all'intervento di Teresa Bellanova, allora viceministro dello Sviluppo economico e oggi ministro Pd dell'Agricoltura: «In quel momento Vado aveva anche la centrale Tirreno Power chiusa e 600 dipendenti a casa - ricorda Berta - un quadro non facile per il Savonese. Sulle infrastrutture sarebbe dovuto intervenire il Ministero dei Trasporti, ma non si è mai presentato. Allora l'Autorità portuale ha stanziato fondi propri, per esempio per finanziare la ristrutturazione della strada di scorrimento fra Vado e il casello di Savona». Ma anche Palazzo San Giorgio non è esente da responsabilità: «Il settore progettazione era palesemente inadeguato alle esigenze - aggiunge Berta -, ora il comitato di gestione sta implementando i tecnici che mancavano». Un altro nodo spinoso circa l'avvio delle infrastrutture necessarie a Vado, è quello delle concessioni autostradali. La realizzazione del casello di Bossarino è di competenza di Autofiori: «Finché le aziende autostradali non sanno come saranno gestite le concessioni - spiega Berta - non partono con interventi impegnativi. Tutti i governi tirano in ballo la questione da quattro anni, mi auguro che quello attuale decida, altrimenti il casello di Bossarino, come la Gronda di Genova, non sarà mai realizzato. In più abbiamo leggi sugli appalti che ingessano le procedure e fanno durare un anno solo la selezione delle imprese, e poi devi sperare che non falliscano, come accaduto con l'Aurelia Bis». Un allarme infrastrutture è arrivato ieri anche dal sindaco di Bergeggi, Arboscello, dopo un sopralluogo.

Foto: Il progetto del casello di Bossarino risale a quasi cinque anni fa